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Fantavending - News e gossip dal mondo della distribuzione automatica
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Martedì 30 giugno 2026 |
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Segafredo fa gola ai fondi, anche Blackstone guarda a Massimo Zanetti
Massimo Zanetti Beverage Group torna al centro del risiko internazionale del caffè. Secondo Il Sole 24 Ore, sarebbe in corso un processo esplorativo per valutare la possibile cessione della maggioranza del gruppo, proprietario di marchi storici come Segafredo. Il dossier sarebbe seguito dagli advisor Lazard e Intesa Sanpaolo e avrebbe già attirato l’attenzione di alcuni tra i più importanti fondi internazionali di private equity, da Pai Partners a Clayton, Dubilier & Rice, da Cinven ad Advent, fino a BC Partners e Blackstone.
Non stiamo parlando di una torrefazione qualunque. Massimo Zanetti Beverage Group è uno dei grandi operatori mondiali del caffè, con una presenza commerciale in oltre 100 Paesi, una rete industriale internazionale e un portafoglio di marchi che va ben oltre Segafredo. Il gruppo genera più del 90% del proprio fatturato fuori dall’Italia e proprio questa dimensione globale rende l’operazione particolarmente interessante per la finanza internazionale.
Il momento scelto non è casuale. Dopo anni complicati e dopo il riassetto con l’ingresso di QuattroR, annunciato a fine 2023 e completato nel 2024, Massimo Zanetti Beverage Group ha chiuso il 2025 con ricavi in forte crescita, un Ebitda di 86 milioni e il ritorno all’utile. Numeri che raccontano una società tornata più ordinata, più leggibile e quindi anche più appetibile per un investitore finanziario.
Il passaggio precedente era stato il delisting da Borsa Italiana, avvenuto nel 2021 dopo l’offerta pubblica di acquisto promossa dalla holding della famiglia Zanetti. Poi è arrivato QuattroR, con il 50% del capitale e la maggioranza dei diritti di voto, dentro un percorso di rafforzamento patrimoniale sostenuto anche dal sistema bancario. Oggi quel percorso potrebbe entrare in una nuova fase, con l’apertura del capitale a un grande fondo internazionale.
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L’Italia beve sempre più acqua minerale, e il vending lo sa bene
L’Italia continua a bere acqua minerale come pochi altri Paesi al mondo. Secondo i dati dell’Annuario Acquitalia di Beverfood, nel 2025 i consumi nazionali dovrebbero arrivare a 16,1 miliardi di litri, in crescita rispetto ai 15,55 miliardi del 2024. Il consumo pro capite sale così a 273 litri all’anno, un livello che conferma il primato europeo degli italiani e porta il giro d’affari dei produttori intorno ai 3,5 miliardi di euro.
Il dato non sorprende chi lavora ogni giorno nella distribuzione automatica. Basta una settimana di caldo intenso per vedere cosa succede davanti alle macchine: l’acqua è il primo prodotto che finisce, spesso molto prima delle bibite gassate, dei tè freddi o degli energy drink. Quando la temperatura sale davvero, il consumatore non cerca l’esperienza, cerca semplicemente idratazione. E la bottiglietta da mezzo litro resta il formato perfetto per il vending, per il bar e per tutto il consumo fuori casa.
Il mercato resta dominato dalla grande distribuzione, che secondo Beverfood veicola il 78% dei volumi attraverso ipermercati, supermercati, superette e discount. Il fuori casa rappresenta quindi una quota più piccola, ma per il vending è una quota strategica, perché intercetta il consumo d’impulso, il bisogno immediato e la pausa di lavoro. In questo canale non vince chi racconta meglio l’acqua, ma chi ce l’ha disponibile, fredda, caricata e nel formato giusto.
C’è poi un aspetto culturale che pesa moltissimo. Istat segnala che nel 2025 l’83,3% degli italiani dagli 11 anni in su consuma almeno mezzo litro di acqua minerale al giorno e che quasi tre famiglie su dieci dichiarano di non fidarsi dell’acqua del rubinetto. È un’abitudine profondissima, che resiste anche in un momento in cui sostenibilità, filtri e acqua di rete sono diventati temi centrali. Per il vending significa una cosa molto semplice: l’acqua non è un prodotto marginale dell’assortimento, ma uno dei veri pilastri del servizio.
Il punto, semmai, è operativo. Se il caldo aumenta, se gli uffici si svuotano a tratti, se i consumi diventano più irregolari e concentrati, l’acqua diventa anche un test sull’efficienza della gestione. Avere il prodotto giusto non basta più. Bisogna prevedere meglio i picchi, evitare rotture di stock e proteggere la marginalità su un articolo che muove volumi enormi ma lascia poco spazio agli errori. Perché nel vending l’acqua è uno di quei prodotti che il consumatore si aspetta di trovare sempre.
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Lunedì 29 giugno 2026 |
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IVS pubblica il Report di sostenibilità 2025: 18.305 distributori ricondizionati
IVS Group ha pubblicato il nuovo Report di sostenibilità 2025, un documento che fotografa in modo abbastanza dettagliato le principali azioni del gruppo su ambiente, persone, governance e territorio.
Tra i numeri più interessanti ci sono i 18.305 distributori automatici ricondizionati nel 2025, l’82% dei rifiuti recuperati, 18 impianti fotovoltaici installati e 301 tonnellate di fondi di caffè recuperati. Sono dati che raccontano bene come il tema della sostenibilità, nel vending, non passi solo dai bicchieri o dai materiali di consumo, ma anche dalla durata delle macchine, dal recupero degli scarti e dalla gestione industriale dei processi.
Il report dedica spazio anche alle persone. IVS indica 4.584 dipendenti, il 96,3% dei quali con contratto a tempo indeterminato, 2.999 persone formate e 27.178 ore di formazione erogate. Numeri importanti per un gruppo che, per dimensione e presenza territoriale, rappresenta ormai una parte rilevante del lavoro nel vending europeo.
Interessante anche il capitolo sui consumi più consapevoli: IVS segnala un aumento del 24% dei bicchieri Hybrid-Bio acquistati rispetto al 2024, un +9% dei prodotti bio venduti e un +11% delle bevande a zero o ridotto contenuto di zucchero. Sono tendenze che confermano come anche il distributore automatico stia lentamente cambiando pelle, spinto da nuove sensibilità dei clienti e da una pressione crescente su salute, ambiente e responsabilità sociale.
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Birra 0.0, il prodotto adulto che potrebbe entrare nel vending
La birra analcolica non è più soltanto l’alternativa di chi deve guidare o non può bere alcol. Sta diventando una scelta autonoma, riconoscibile e sempre più accettata anche dai giovani. Secondo una ricerca AstraRicerche per Heineken Italia, circa 2,4 milioni di giovani italiani considerano ormai la birra 0.0 una bevanda “cool”, capace di uscire dalla nicchia e di entrare nei nuovi momenti di consumo quotidiano.
Per il vending il tema è interessante, perché siamo davanti a un prodotto adulto, ma senza alcol. Una categoria che conserva il linguaggio dell’aperitivo, della socialità e della pausa premium, ma elimina una parte delle complicazioni che hanno sempre reso difficile l’ingresso della birra tradizionale nei canali automatici. Non significa che domani vedremo lattine 0.0 in ogni distributore, ma il segnale è chiaro: l’assortimento automatico può iniziare a guardare anche a prodotti più maturi, non solo alla solita sequenza...
I luoghi più interessanti non sono necessariamente i distributori tradizionali in azienda, ma i nuovi format: micromarket, smart fridge, spazi coworking, campus, palestre, aree break evolute e location h24 controllate. In questi contesti una birra analcolica può diventare una referenza credibile, soprattutto se il consumo resta legato a momenti di pausa, socialità leggera o fine giornata, senza entrare nel terreno molto più delicato della somministrazione di alcol.
Il vending sta cercando nuove occasioni di consumo e nuovi prodotti capaci di aumentare il valore medio della pausa. La birra 0.0 va osservata proprio per questo: non come una provocazione da distributore automatico, ma come uno dei segnali più concreti di un mercato beverage che sta cambiando linguaggio. E quando cambia il linguaggio dei consumi, prima o poi anche il vending è costretto ad ascoltare.
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Venerdì 26 giugno 2026 |
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Venditalia 2028 dal 3 al 6 maggio. Si ritorna al format di 4 giorni
Venditalia 2028 ha già le sue date ufficiali: la prossima edizione si svolgerà dal 3 al 6 maggio 2028 alla Fiera di Rimini. La community internazionale del vending tornerà quindi a ritrovarsi in Romagna, dopo l’edizione 2026 che ha segnato il passaggio nella nuova sede fieristica.
La notizia più interessante, però, non è solo il calendario. Venditalia torna infatti al format dei quattro giorni, recuperando il sabato e dando più respiro alla manifestazione. Una scelta tutt’altro che secondaria.
Dopo il risultato molto positivo dell’edizione 2026, Venditalia oltre alla conferma di Rimini, sembra andare nella direzione indicata da espositori e visitatori. Più tempo per incontrarsi, più spazio per vedere tecnologie e soluzioni, più possibilità di programmare appuntamenti e confronti senza comprimere tutto in tre giornate fin troppo intense.
Il ritorno del sabato può essere letto anche come un segnale verso i piccoli gestori. Una fiera internazionale deve infatti saper parlare ai big player europei, ma deve restare accessibile anche alla base operativa del settore.
Venditalia 2028 parte quindi con una scelta chiara: consolidare Rimini, rafforzare il format e dare alla filiera più tempo per fare quello che una fiera deve fare davvero, creare relazioni, trovare innovazioni, capire dove sta andando il mercato e trasformare qualche idea in business.
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Caffè sostenibile? A 0,41 euro al chilo è difficile
Il Coffee Barometer 2026 racconta una cosa molto semplice: tutti parlano di caffè sostenibile, ma il conto continua a non tornare per chi il caffè lo coltiva. Negli ultimi vent'anni sono aumentati impegni, certificazioni e iniziative volontarie, ma la distribuzione del valore lungo la filiera resta ancora molto sbilanciata.
Il dato più forte riguarda il caffè macinato venduto in Germania. Su un prezzo al dettaglio di 8,06 euro al chilo, al produttore restano 0,41 euro di reddito netto. E il calcolo è persino benevolo, perché considera gratuito il lavoro familiare che in molte aziende agricole permette alla produzione di andare avanti.
Il paradosso esplode con le capsule. Lo stesso caffè, trasformato in un formato premium, arriva a 35,98 euro al chilo. Al produttore vanno 2,33 euro, appena il 6% del prezzo finale. Il resto del valore si crea e si trattiene molto più a valle, dove contano marchio, confezionamento, distribuzione e potere commerciale.
Alla fine il punto è questo: non si può chiedere al caffè di essere buono, tracciabile, sostenibile, certificato e allo stesso tempo sempre economico. Qualcuno quel valore lo deve pagare. E se non lo paga il consumatore, non lo paga il retailer e non lo paga l’industria, finisce ancora una volta sulle spalle del produttore. Poi però non chiamiamola sostenibilità.
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Giovedì 25 giugno 2026 |
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Bamar Italia, quando una piccola vertenza racconta un problema grande
Nel vending anche una vertenza che riguarda 14 lavoratori può raccontare molto più del numero delle persone coinvolte. È il caso di Bamar Italia, gestione salernitana finita nuovamente al centro dell’attenzione sindacale dopo la mobilitazione promossa dalla Cisal Metalmeccanici davanti allo stabilimento aziendale.
Il nuovo fronte riguarda temi molto concreti: straordinari, indennità di cassa e ferie maturate. La tensione, del resto, non nasce oggi. A febbraio i lavoratori avevano già scioperato per otto ore, denunciando il mancato pagamento di retribuzioni arretrate e l’assenza di certezze sul futuro occupazionale. Quella fase aveva portato allo sblocco degli stipendi, ma evidentemente non ha chiuso la questione. A pochi mesi di distanza, la vertenza torna quindi a riaprirsi su altri aspetti del rapporto di lavoro.
Sul fondo resta anche una situazione aziendale delicata. Dagli atti del Tribunale di Salerno emerge che Bamar Italia è interessata da una procedura di concordato preventivo in continuità aziendale, aperta nel 2024 e omologata nel 2025. Un passaggio che spiega il contesto, ma non cancella la necessità di gestire con chiarezza il rapporto con i lavoratori, soprattutto in una fase in cui il settore fa già fatica a trattenere personale operativo preparato.
La richiesta del sindacato è ora quella di un confronto urgente con l’azienda. Al momento la ricostruzione pubblica arriva dal fronte sindacale e dalle cronache locali, mentre non risulta una presa di posizione aziendale sulla nuova fase della protesta. Il punto, però, resta evidente: nel vending le vertenze operative non sono mai solo una questione interna, perché quando si indebolisce il lavoro sul campo, prima o poi si indebolisce anche il servizio.
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Nespresso - Riciclo caffè. Nasce in Italia il primo orto-frutteto sociale diffuso
Nespresso lancia in Italia il primo orto-frutteto sociale diffuso nato grazie al recupero del caffè esausto delle capsule. Il progetto coinvolge sette realtà del Terzo Settore in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Basilicata e Puglia, nell’ambito della Campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso promossa da Legambiente e AzzeroCO2.
L’iniziativa prevede la restituzione al suolo di oltre 24 quintali di compost derivato anche dal caffè, con interventi su più di 31.300 metri quadrati di territorio. Saranno messe a dimora oltre 7.200 piante, tra alberi da frutto, ulivi, orticole e aromatiche, con una produzione annua stimata di oltre 38.750 kg di frutta e ortaggi e circa 400 litri di olio extravergine di oliva.
Il progetto avrà anche una ricaduta sociale, con inserimenti lavorativi e percorsi formativi. I benefici raggiungeranno indirettamente più di 960 persone e relative famiglie attraverso filiere corte, gruppi di acquisto solidale, mercati contadini e refezioni ospedaliere. Gli orto-frutteti diventano così luoghi di produzione agricola, inclusione e partecipazione.
Questa nuova fase nasce dall’esperienza di Da Chicco a Chicco, il progetto avviato da Nespresso nel 2011 per il recupero delle capsule e la separazione di alluminio e caffè. In questi anni il caffè recuperato è stato utilizzato per la coltivazione del riso, generando oltre 8 milioni di porzioni donate. Ora il modello si allarga oltre la filiera del riso e rientra nel percorso “Un chicco alla volta, insieme”, con cui Nespresso accompagnerà l’evoluzione del proprio modello di sostenibilità in Italia.
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Mercoledì 24 giugno 2026 |
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Il caldo svuota gli uffici e il vending paga due volte
Il caldo estremo entra ufficialmente anche nell’organizzazione del lavoro. Nel decreto Infrastrutture approvato dal Consiglio dei ministri tornano infatti le norme che consentono, in caso di eccezionali ondate di calore, di sospendere o ridurre alcune attività lavorative, con accesso alla cassa integrazione per gli operatori economici coinvolti.
La notizia riguarda direttamente i settori più esposti alle alte temperature, ma per il vending il tema è molto più ampio. Perché ogni estate il caldo non è soltanto un problema climatico, ma diventa immediatamente un problema operativo. Aumentano le chiamate per l’acqua finita, crescono i consumi nelle postazioni più calde, si complicano i giri di rifornimento e gli addetti lavorano in condizioni spesso molto difficili e con continue urgenze da gestire.
C’è poi un secondo effetto, meno visibile ma non meno importante. Se il caldo porta aziende, uffici e cantieri a ridurre gli orari, fermare alcune attività o aumentare il ricorso allo smart working, il vending rischia di pagare un’altra volta il conto. Meno persone presenti nei luoghi di lavoro significa meno consumazioni, meno pause, meno acquisti da macchina. Esattamente nel periodo in cui, paradossalmente, una parte del servizio diventa più impegnativa e più costosa da garantire.
La stagione estiva conferma così una fragilità che il settore conosce bene. Il distributore automatico è sempre lì, acceso, operativo, chiamato a rispondere alle esigenze di chi resta al lavoro. Ma intorno alla macchina cambiano presenze, turni, consumi e condizioni di servizio. Il caldo, per il vending, non è solo una questione di temperatura. È un moltiplicatore di problemi.
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Estathé Sport, Ferrero entra nelle bevande sportive
Estathé amplia il proprio raggio d’azione e per l’estate 2026 entra per la prima volta nel segmento delle bevande sportive con Estathé Sport. La nuova linea nasce a base di vero infuso di foglie di tè e sali minerali, sarà disponibile nei gusti Limone e Arancia ed è pensata per accompagnare il consumo durante e dopo l’attività fisica.
Per Ferrero è un passaggio interessante perché sposta Estathé oltre il perimetro storico del tè freddo, in una categoria che in Italia vale circa 100 milioni di euro. Il brand resta ancorato al suo elemento distintivo, il vero infuso di foglie di tè, ma prova a intercettare nuove occasioni di consumo legate allo sport, al movimento e alla stagione estiva.
Sul fronte della gamma arriva anche Estathé Zero in lattina, un formato con cui il marchio punta a rafforzare la presenza nel consumo fuori casa e a sostenere la domanda di prodotti senza zuccheri. A supporto della linea ci sarà il cantautore Alfa, scelto come ambassador per l’estate 2026 e coinvolto nelle attività legate al suo tour.
L’estensione del marchio passa anche dalla collaborazione con Tic Tac, da cui nasce la limited edition Tic Tac Estathé Limone. Accanto ai nuovi prodotti, Estathé conferma il legame con il mondo sportivo attraverso il circuito Estathé 3x3 Italia Streetbasket e le iniziative estive dedicate ai consumatori.
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Martedì 23 giugno 2026 |
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Francia: cambio di governance in D8, Maxicoffe (Lavazza) al timone
Del dossier D8, almeno per ora, ne sta parlando solo Fantavending. Ma nei registri societari francesi emerge una conferma importante: MaxiCoffee Group compare come nuovo presidente di D8 dal 12 giugno 2026, con successiva pubblicazione dell’aggiornamento nelle inserzioni legali del 16 giugno.
Non c’è ancora, almeno per ora, un annuncio ufficiale di Lavazza o della stessa D8 che parli apertamente di acquisizione. Ma il dato societario è tutt’altro che secondario, perché MaxiCoffee rientra nel perimetro industriale del gruppo Lavazza e il suo ingresso alla guida di D8 segnala un cambio di governance molto rilevante.
Per settimane giravano indiscrezioni su un possibile avvicinamento tra D8 e Lavazza, poi la voce di una firma siglata il 5 giugno. Finora, però, mancava un elemento davvero sostanziale. La comparsa di MaxiCoffee Group come nuovo presidente sposta chiaramente il quadro dal terreno dei rumors a quello dei fatti societari.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante. Una mossa di questo livello, almeno per ora, non è passata dalla comunicazione ufficiale o dalla stampa di settore, ma dai registri. Ovviamente indagheremo sui motivi di tanta discrezione...
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Nestlé Waters, la partita per Sanpellegrino si restringe a due fondi
La partita sulle acque minerali e sulle bevande premium di Nestlé entra in una fase sempre più selettiva. Il dossier riguarda la possibile cessione di una quota del 50% di Nestlé Waters & Premium Beverages, il business che comprende marchi come Perrier, S.Pellegrino, Acqua Panna e, per il mercato italiano, anche il perimetro del Gruppo Sanpellegrino e Levissima.
L’operazione non è chiusa e questo è il primo punto da chiarire. Non siamo davanti a una vendita già firmata, ma a un processo competitivo che si è ristretto molto. Dopo l’uscita di KKR nelle scorse settimane, anche PAI Partners si sarebbe sfilata dalla corsa. In gara resterebbero quindi CD&R, Clayton Dubilier & Rice, e Platinum Equity, il fondo americano guidato da Tom Gores.
Il ritiro di PAI Partners non è un dettaglio banale. Il fondo francese veniva considerato un candidato forte anche per il rapporto storico con Nestlé, a partire dalla joint venture Froneri nel gelato. Proprio per questo la sua uscita cambia la lettura del dossier: la partita non sembra più una passeggiata per il private equity, ma un’operazione molto complessa, con una valutazione indicativa attorno ai 5 miliardi di euro e un perimetro industriale di grande prestigio.
La cosa interessante è che Nestlé non sta cercando un partner per un ramo morto. Nel 2025 Nestlé Waters & Premium Beverages ha registrato una crescita organica del 5,3%, con vendite riportate pari a 3,5 miliardi di franchi svizzeri. Anche nel primo trimestre 2026 la divisione ha continuato a crescere, con un +3,3% organico, trainato dai marchi premium internazionali. Sanpellegrino e Maison Perrier hanno registrato una crescita a doppia cifra e il canale fuori casa ha continuato a contribuire positivamente.
La vera domanda, quindi, non è solo chi comprerà il 50% di Nestlé Waters & Premium Beverages. La domanda è che cosa vorrà farne il nuovo partner. Se l’obiettivo sarà valorizzare i marchi premium, spingere sull’innovazione e rafforzare il fuori casa, allora anche il vending dovrà guardare con molta attenzione a questa operazione. Perché quando si muovono S.Pellegrino, Acqua Panna, Levissima e Perrier, non si muove soltanto il mercato dell’acqua minerale. Si muove un pezzo importante del consumo fuori casa.
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Lunedì 22 giugno 2026 |
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illy a Wall Street? La smentita non spegne i rumors
I rumors sulla possibile quotazione di illy a Wall Street stanno occupando ampio spazio nella stampa di settore. La voce, anticipata da La Stampa, è stata respinta dall’azienda con una smentita piuttosto netta sui tempi e sulle decisioni già assunte.
Ma il fatto che il dossier resti sensibile e che intorno a uno dei marchi simbolo del caffè italiano ci sia interesse finanziario, industriale e strategico, è comunque un segnale da leggere con attenzione. Anche perché illy non è una torrefazione qualunque: è un brand premium, internazionale, con un posizionamento molto forte e con l’esigenza di continuare a crescere fuori dai canali tradizionali.
Ed è qui che la notizia incrocia anche il nostro settore, perché nel Regno Unito il marchio ha avviato il progetto illy On The Go, un format self service premium con soluzioni automatiche bean to cup pensate per location ad alta frequentazione. Non basta certo un esperimento inglese per parlare di strategia vending, ma è abbastanza per dire che anche illy sta osservando aree di consumo più vicine al mondo automatico, al retail self service e all’esperienza fuori bar.
Lo stesso interesse per il caffè premium servito attraverso sistemi proprietari e controllati si ritrova anche in Lavazza, che negli Stati Uniti ha lanciato Tablì, progetto diverso e più vicino al single serve, ma comunque fondato su una logica molto chiara: prodotto, macchina, esperienza di consumo e relazione con il cliente finale devono restare dentro un ecosistema governato dal brand.
Per questo il rumor su illy, anche se smentito nei tempi e nelle ricostruzioni, merita di essere seguito. Racconta un movimento più ampio: le grandi torrefazioni italiane stanno cercando nuove strade per portare il caffè premium fuori dal perimetro classico della caffetteria e, nel caso di illy, anche nuove risorse per sostenere crescita internazionale, acquisizioni, sviluppo tecnologico e modelli di consumo proprietari. È qui che il tema finanziario e quello industriale si incrociano. Il vending, l’OCS, il self service automatico e i sistemi proprietari non sono più mondi marginali, ma aree da osservare con grande attenzione.
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Monete false da 2 euro? Per riconoscerle andate al distributore
Ogni tanto il vending finisce sui giornali per colpe che non ha. Poi però arriva la cronaca vera e, quasi di nascosto, scopriamo che il distributore automatico è uno dei sistemi più pratici ed efficaci per capire se una moneta da 2 euro è falsa oppure no.
La vicenda riguarda la nota indagine della Procura di Prato sull’organizzazione criminale che avrebbe prodotto e distribuito monete false da 2 euro molto sofisticate, capaci di imitare diametro, peso, conio e perfino alcune caratteristiche magnetiche delle monete originali. Non il classico gettone da luna park, insomma, ma falsi realizzati con una qualità tale da rendere davvero complicato il riconoscimento.
E qui entra in scena, finalmente da protagonista positivo, il nostro amato distributore automatico. Tra i consigli dati per riconoscere una moneta sospetta, quello più interessante per noi è inserirla in una vending machine. Se la moneta viene rifiutata, allora qualche dubbio sulla sua autenticità è più che legittimo. L’impegno dei costruttori di sistemi di pagamento per il vending nella discriminazione delle monete trova finalmente un riconoscimento pubblico.
Quindi, se avete in mano una moneta da 2 euro sospetta, il primo consiglio serio resta sempre quello di non rimetterla in circolazione e consegnarla alle autorità competenti. Ma se volete un primo test empirico, il distributore automatico potrebbe darvi una risposta più rapida di tante spiegazioni. Non sono solo macchinette...
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Venerdì 19 giugno 2026 |
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Espresso a ultrasuoni nel vending, il sogno proibito dei CAM
Preparare un espresso senza acqua calda sembrava una battuta, invece è una ricerca vera. Alcuni ricercatori australiani hanno sperimentato un sistema che utilizza acqua a temperatura ambiente e onde sonore ad alta frequenza per estrarre il caffè, ottenendo una bevanda simile all’espresso tradizionale e riducendo in modo significativo il consumo energetico legato al riscaldamento dell’acqua.
Dal punto di vista scientifico è certamente una notizia interessante. Il sistema sfrutta gli ultrasuoni per mettere in vibrazione acqua e caffè macinato, accelerando l’estrazione di aromi, oli e caffeina. Nei test condotti dai ricercatori, i consumatori non avrebbero percepito differenze sostanziali rispetto a un espresso tradizionale. Tutto molto bello, tutto molto innovativo, tutto molto sostenibile.
Poi però esiste il mondo reale. Quello in cui davanti a un distributore automatico nessuno aspetta quattro minuti che l'acqua si scaldi abbastanza per fare un caffè. Il vending vive di servizio, rapidità e continuità operativa. Se una tecnologia permette di risparmiare energia ma trasforma la pausa caffè in una meditazione guidata davanti alla macchina, forse non siamo esattamente davanti alla rivoluzione che il nostro settore stava aspettando.
Il rischio, semmai, è un altro. Speriamo che la demagogia ambientalista non si impossessi di questa notizia e non decida di trasformarla nell’ennesima genialata da infilare nei CAM, i Criteri Ambientali Minimi, magari immaginando distributori automatici che preparano caffè a ultrasuoni, senza acqua calda, con consumi ridotti e utenti pazientemente in fila ad applaudire la transizione ecologica. Sarebbe il perfetto sogno proibito della burocrazia verde: tecnicamente affascinante, ambientalmente seducente e completamente inutilizzabile nella vita quotidiana.
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Caramelle, il futuro è meno zucchero e più funzione
Le caramelle restano uno dei prodotti più consumati dagli italiani. Il 95% della popolazione le consuma e circa un italiano su tre lo fa almeno tre o quattro volte a settimana. A giugno, con il ritorno del Candy Month, Unione Italiana Food ha fotografato l’evoluzione di un comparto che continua a lavorare su nuovi prodotti, gusti, formati e ricette.
La direzione più evidente è quella del binomio gusto e salute. Il 100% delle aziende intervistate indica la riduzione degli zuccheri come tema prioritario di ricerca e sviluppo, mentre l’83% segnala la futura introduzione di ingredienti a base vegetale. Il 50% prevede inoltre un maggiore utilizzo di coloranti funzionali come spirulina blu e viola, curcuma, succo di barbabietola e carota nera.
Accanto alla riduzione degli zuccheri, cresceranno anche le caramelle pensate per regimi alimentari specifici, comprese quelle in linea con il mondo vegan friendly, e le proposte nutraceutiche arricchite con vitamine, fibre, estratti vegetali e probiotici. Il gusto resterà comunque centrale, con contrasti sempre più estremi, dal caldo e freddo all’acidità amplificata, e con una spinta verso il posizionamento gourmet.
Anche l’innovazione di processo avrà un ruolo importante. Il settore guarda a Industria 4.0, automazione e Intelligenza Artificiale per migliorare efficienza, sicurezza, previsione delle tendenze di gusto e sviluppo di nuove ricette. Sul fronte sostenibilità, l’83% delle aziende indica l’adozione di fonti energetiche rinnovabili e il 67% l’utilizzo di packaging eco compatibili. Intanto, tra gli italiani, il gusto più amato resta quello agli agrumi, scelto dal 44%.
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Giovedì 18 giugno 2026 |
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Pos sotto i 10 euro, un segnale positivo anche per il vending
Per chi vive di piccoli importi, la notizia è da seguire con attenzione. Banche, operatori dei servizi di pagamento elettronico e associazioni degli esercenti hanno sottoscritto un nuovo accordo per rendere meno pesante il costo delle commissioni sui pagamenti digitali sotto i 30 euro, con particolare attenzione alle transazioni inferiori ai 10 euro.
Il protocollo invita banche e operatori a proporre offerte dedicate agli esercenti con ricavi annui fino a 400.000 euro, con condizioni particolarmente competitive proprio sulle operazioni di importo più basso. È la fascia del caffè, della bottiglietta d’acqua, dello snack, cioè quella in cui pochi centesimi di commissione possono incidere molto più che su una transazione di valore superiore. Rispetto all’accordo del 2023, il nuovo testo prevede anche almeno un’offerta per imprese con ricavi superiori a 400.000 euro e almeno fino a 750.000 euro.
Attenzione però a non trasformare il segnale in una rivoluzione già compiuta. L’accordo non impone per legge l’azzeramento delle commissioni, non stabilisce un prezzo massimo obbligatorio e non vincola automaticamente tutte le banche. È un’intesa di mercato, costruita per spingere gli operatori verso condizioni più favorevoli e più trasparenti, anche attraverso offerte più chiare e confrontabili dagli esercenti.
Per il vending il tema è evidente. La distribuzione automatica lavora ogni giorno su migliaia di microtransazioni e la crescita del cashless ha reso il costo dell’accettazione elettronica una voce sempre più importante. Se le nuove offerte saranno davvero competitive, potranno aiutare i gestori a sostenere meglio il pagamento digitale anche sulle consumazioni più piccole. Ma nel vending, come sempre, la differenza non la fanno gli annunci: la fanno le condizioni applicate alla singola macchina, al singolo circuito e alla singola transazione.
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Valfrutta amplia "Tutto in un Piatto" con i Bocconcini vegetali al curry
Valfrutta amplia la linea Tutto in un Piatto con una nuova proposta pensata per interpretare il cambiamento delle abitudini alimentari: i Bocconcini vegetali con riso in salsa al curry. Una ricetta completa e bilanciata che unisce proteine vegetali e cereali in un unico prodotto, portando sullo scaffale dei piatti pronti UHT un’offerta più moderna e attenta all’equilibrio.
La nuova referenza è pronta in pochi minuti ed è pensata per il consumo quotidiano. Si tratta di una proposta 100% vegetale, con bocconcini a base di proteine della soia, riso bianco lungo e un gusto deciso, che arricchisce la gamma con una combinazione più contemporanea rispetto ai piatti pronti tradizionali.
La linea Tutto in un Piatto Valfrutta si compone di ricette complete che uniscono cereali, proteine vegetali, legumi e verdure, con l’obiettivo di offrire soluzioni veloci ma appaganti. I Bocconcini vegetali al curry introducono un profilo più moderno ed esotico, ampliando una gamma pensata per stili di vita sempre più dinamici e per consumatori attenti alla varietà, al benessere e alla praticità.
Il lancio si inserisce in un mercato dei piatti pronti UHT in crescita, che oggi vale circa 160 milioni di euro e registra un aumento sia a valore (+3,8%) sia a volume (+2,8%). In particolare, i piatti pronti unici rappresentano il segmento più dinamico, sostenuto da un target giovane e da consumatori sempre più attenti alla qualità percepita e alla varietà dell’alimentazione.
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Mercoledì 17 giugno 2026 |
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Grano stabile, una piccola buona notizia per il vending
In un momento in cui quasi tutto continua ad aumentare, dal costo del lavoro all’energia, dalla logistica agli oneri finanziari, arriva almeno una notizia che può interessare anche il vending. Il mercato del grano non sembra oggi mostrare pressioni tali da giustificare nuovi aumenti automatici sui prodotti legati a farine, semole e derivati.
Il dato arriva dall’assemblea di Italmopa, che ha fotografato una filiera molitoria condizionata da prezzi del grano bassi, scorte importanti e buone prospettive sui nuovi raccolti. Un quadro di mercato che non lascia intravedere spinte al rialzo nel breve periodo.
Per il vending il collegamento non è marginale. Snack dolci e salati, cracker, biscotti, prodotti da forno confezionati, merendine, piatti pronti e proposte food presenti nei micromarket dipendono anche dall’andamento delle materie prime cerealicole. Se il grano resta perlomeno stabile, almeno questa componente non dovrebbe diventare nei prossimi mesi una causa diretta di nuovi aumenti dei listini.
Naturalmente il prezzo finale di un prodotto vending non dipende solo dalla farina. Packaging, trasporti, energia, manodopera, affitti, interessi e politiche commerciali dell’industria alimentare pesano spesso molto più della singola materia prima agricola. Ma proprio per questo il segnale è interessante: quando una delle componenti principali non corre, diventa più difficile spiegare eventuali rincari generalizzati facendo riferimento al costo del grano. Nel vending, di questi tempi, anche una pressione in meno sui listini è già qualcosa da registrare.
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Chupa Chups lancia MADS, le nuove jelly cubiche
Chupa Chups amplia il proprio universo jelly con MADS, una nuova proposta che punta su una forma inedita, una consistenza originale e gusti pensati per offrire un’esperienza di assaggio diversa nel mondo delle caramelle gommose.
Le nuove MADS sono ispirate all’estetica delle molecole e si distinguono per la forma cubica. La particolarità del prodotto è la combinazione tra un esterno crunchy e un cuore morbido, una texture pensata per sorprendere fin dal primo morso.
I gusti disponibili sono Tutti Frutti e Frutti di Bosco. Il prodotto arriva in due formati: la mini bag da 45 grammi, pensata per il consumo on the go, e il formato bag da 115 grammi, dedicato principalmente alla condivisione.
A supporto del lancio è prevista anche una campagna di comunicazione integrata, ideata dall’agenzia Selection Communication and Design di Milano per il mercato globale e in partenza dalla fine di maggio. La campagna sarà on air non solo in Italia e partirà con attività social e DOOH, con protagonisti i Mads, personaggi irriverenti e dispettosi legati alla nuova proposta firmata Chupa Chups.
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Martedì 16 giugno 2026 |
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CONFIDA, il piano 2026-2030 guarda al vending del futuro
Massimo Trapletti è stato riconfermato alla guida di CONFIDA per il quadriennio 2026-2030, ma la vera notizia emersa dall’assemblea è soprattutto la direzione strategica indicata per i prossimi anni. Il nuovo mandato si apre infatti con un Piano Strategico che punta a riposizionare il vending come una rete di servizi diffusi sul territorio, non più soltanto come un sistema di distribuzione automatica.
La visione indicata da CONFIDA è quella di una piattaforma intelligente di servizi, capace di intercettare nuovi bisogni e nuovi contesti di consumo. Il vending guarda sempre di più a settori come retail, turismo, infrastrutture e servizi di prossimità, con l’obiettivo di ampliare le location, sviluppare nuovi modelli di business e rilanciare i consumi in una fase in cui le abitudini dei consumatori sono cambiate profondamente.
Innovazione, sostenibilità e sviluppo saranno i pilastri del percorso 2026-2030. Il Piano prevede l’impiego di intelligenza artificiale e connettività, la creazione di hub per l’innovazione, l’espansione dei servizi h24 e obiettivi legati alla neutralità carbonica. Una strategia che prova a leggere il vending come infrastruttura evoluta, digitale, sostenibile e sempre più integrata nei contesti urbani e nei territori.
Il settore arriva a questo passaggio dopo anni complessi, segnati da crisi globali, cambiamenti normativi, transizione ecologica e nuove abitudini di consumo che hanno portato a una riduzione delle consumazioni. In questo scenario CONFIDA sottolinea la capacità del vending italiano di mantenere solidità, innovazione e competitività anche a livello internazionale, rafforzando al tempo stesso il proprio ruolo sociale attraverso progetti come RiVending e la collaborazione con Banco Alimentare.
Nel Piano trovano spazio anche azioni a supporto delle imprese, la valorizzazione del Made in Italy, gli investimenti nelle competenze e nelle nuove generazioni, il rafforzamento di Venditalia come piattaforma globale e una nuova strategia di comunicazione per accrescere la reputazione del settore. La sfida, per il prossimo quadriennio, sarà trasformare questa visione in strumenti concreti per accompagnare le aziende in una fase di profonda trasformazione economica, sociale e tecnologica.
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CDA compie 50 anni e investe 4 milioni nella sede di Talmassons
C.D.A. di Cattelan ha celebrato i suoi primi 50 anni con una giornata dedicata a collaboratori, clienti, fornitori, istituzioni, associazioni e famiglie. Un anniversario che ha permesso all’azienda di Talmassons di ripercorrere il cammino iniziato nel 1976 e di raccontare una crescita che l’ha portata a diventare una delle realtà di riferimento del vending nel Nordest.
I numeri confermano il peso raggiunto dall’azienda sul territorio. CDA ha chiuso il 2025 con 11 milioni di euro di fatturato, conta 80 collaboratori, gestisce 5.850 distributori automatici e serve 2.600 clienti nel Nordest, per un totale di 19 milioni di consumazioni distribuite nell’anno. Una crescita costruita anche attraverso un modello che l’azienda lega alla qualità del servizio, alla relazione con il territorio e alla valorizzazione della filiera locale.
Durante l’evento, l’amministratore delegato Fabrizio Cattelan ha annunciato un nuovo piano di investimenti da 4 milioni di euro per la realizzazione di nuovi uffici nella sede principale. L’obiettivo è ampliare gli spazi aziendali e creare un ambiente più coerente con l’idea di impresa che CDA vuole portare avanti: luoghi naturali, aperti e verdi, pensati per favorire benessere, relazioni e qualità del lavoro.
La giornata è stata anche occasione per una riflessione più ampia sul ruolo dell’impresa come generatore di valore economico, sociale e territoriale. Alla tavola rotonda hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del mondo associativo e produttivo, confermando il legame tra CDA e il territorio friulano.
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Lunedì 15 giugno 2026 |
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Transizione 5.0, da oggi riparte la corsa agli investimenti agevolati
La notizia anticipata giovedì dal Sole 24 Ore è stata confermata: il nuovo Piano Transizione 5.0 per il 2026 è operativo e da venerdì 12 giugno, le imprese possono accedere alla piattaforma GSE per presentare le comunicazioni preventive. Il passaggio era atteso da settimane e segna l’avvio concreto della nuova fase degli incentivi per gli investimenti in beni strumentali, digitalizzazione ed efficienza energetica.
La novità principale riguarda il meccanismo dell’agevolazione. Rispetto ai crediti d’imposta degli anni precedenti, il nuovo impianto passa attraverso l’iperammortamento, cioè una maggiorazione fiscale del costo di acquisizione dei beni agevolabili. In pratica, il beneficio non viene utilizzato come credito in compensazione, ma agisce sulla deduzione fiscale delle quote di ammortamento o dei canoni di leasing.
Per il vending il tema è particolarmente rilevante, perché una parte importante degli investimenti del settore riguarda macchine, sistemi di pagamento, tecnologie digitali, telemetria, software gestionali e soluzioni per l’efficientamento dei consumi. La riapertura della piattaforma può quindi sbloccare valutazioni rimaste in sospeso, soprattutto per le aziende che stavano programmando il rinnovo del parco macchine o l’introduzione di tecnologie più evolute.
Resta però necessario muoversi con prudenza. Non basta acquistare un bene tecnologico per considerarlo automaticamente agevolabile: serviranno requisiti tecnici, interconnessione, documentazione corretta e, nei casi previsti, certificazioni e perizie.
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Confida, ecco il nuovo Consiglio Direttivo per il quadriennio 2026-2030
Eletto a Milano il nuovo Consiglio Direttivo Confida per il quadriennio 2026-2030. Ecco la composizione dei cinque collegi.
PRESIDENTE Massimo Trapletti (Bianchi Industry)
FABBRICANTI Presidente — Sergio Barbarisi (Hydra Technology & Innovation Srl) Vice Presidente — Gianmarco Broggini (Payment Technologies Srl) Consiglieri — Luca Alemanni (Evoca SpA); Alessandro Mondini (Crane Payment Innovations Srl)
PRODOTTI Presidente — Stefano Piccinini (Culligan Italy Srl) Vice Presidente — Fabrizio Nicosia* (Perfetti Van Melle) Consiglieri — Lorenzo Bassi (Flo SpA); Salvatore Canale (Luigi Lavazza SpA); Simone Rebollini (Covim SpA)
GESTORI Presidente — Pio Lunel (We You Srl) Vice Presidente — Luca Amoruso (Ada Vending Srl) Consiglieri — Alessandro Lama (Dedem SpA); Andrea Lovo Albiero (Dal Fiume Caffè Srl); Cesare Spinelli (Spinel Caffè Srl); Danilo Paolini (Gedap Srl); Fabio Quadrio (IVS Italia SpA); Luca Amoruso (Ada Vending Srl); Mario Toniutti (Gruppo Illiria SpA); Pantaleone Tripaldi (Bibi Service Srl); Paolo Bernasconi (Buonristoro SpA); Pierpaolo Turotti (Ovdamatic SpA); Pio Lunel (We You Srl); Renato Pavero (Sellmat Srl); Roberto Pace (Sogedai SpA)
SERVIZI Presidente — Alessandro Fontana (Art & Works Srl) Vice Presidente — Ernesto Piloni (Trivending SpA)
GIOVANI Presidente — Gianluigi Galano (Sigma Srl) * Fabrizio Nicosia è Vice Presidente del Gruppo Prodotti ma non fa parte del Consiglio Direttivo
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Venerdì 12 giugno 2026 |
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Serenissima Ristorazione supera i 620 milioni nel 2025
Serenissima Ristorazione chiude il bilancio consolidato 2025 con un fatturato di 622.905.143 euro, in crescita del 5,94% rispetto al 2024. In aumento anche l’EBITDA, che raggiunge 39.167.357 euro (+13,10%), e l’utile netto, pari a 16.182.589 euro (+18,78%). Il bilancio consolidato è stato approvato dall’Assemblea dei Soci.
Nel triennio 2023 2025 il Gruppo ha realizzato investimenti per oltre 80 milioni di euro, di cui più di 28 milioni nel solo 2025. Le risorse sono state destinate al potenziamento dei poli produttivi e logistici, al miglioramento della produttività e alla realizzazione del centro di produzione pasti di Melito, in provincia di Napoli.
Tra gli interventi principali rientra il completamento del centro di Boara Pisani, in provincia di Padova, indicato dal Gruppo come uno dei più grandi d’Europa per la produzione di pasti in legame refrigerato, con oltre 30.000 metri quadrati di superficie. L’ampliamento sostiene la crescita nelle nuove aree di business della GDO e del catering crocieristico, accelera lo sviluppo commerciale del marchio Imperiali Chef nei mercati esteri, in particolare in Europa, e rafforza il catering aereo.
Nel 2025 è arrivata a completamento anche l’operazione di ampliamento dell’hub logistico della controllata Rossi Giants, con una superficie complessiva di 20.000 metri quadrati. L’intervento rientra nella strategia di rafforzamento dei servizi di fornitura per il mercato Horeca attraverso le piattaforme di acquisto e logistiche del Gruppo, di cui fanno parte anche FFF, Imes e Pircher.
Sul fronte delle risorse umane, Serenissima Ristorazione ha superato quota 12.000 collaboratori. La formazione si concentra nella Serenissima Corporate Academy, ospitata negli spazi del centro direzionale La Vela, progetto da oltre 14 milioni di euro realizzato nell’ambito di un intervento di riqualificazione urbana. Nel 2025 sono state progettate ed erogate oltre 84.000 ore di formazione, con una crescita del 18,4% rispetto all’anno precedente. Il Gruppo Serenissima Ristorazione, capogruppo di 14 società collegate, opera nei principali segmenti della ristorazione socio sanitaria, scolastica, aziendale e commerciale. Ha il proprio headquarter a Vicenza e controllate diffuse sul territorio nazionale, europeo e americano.
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Il vending entra in palestra con B-strong di Bianchi Industry
Il vending prova a uscire dai suoi luoghi più tradizionali e a entrare in palestra, non come semplice distributore di snack e bevande, ma come servizio pensato per chi si allena. È questa la direzione indicata da Bianchi Industry con B-strong, il progetto presentato a RiminiWellness 2026 e dedicato alle bevande proteiche per ambienti fitness e stili di vita attivi.
B-strong nasce per portare nel vending una proposta costruita intorno alle esigenze di palestre, centri sportivi e consumatori con uno stile di vita attivo. Il progetto punta sulle bevande proteiche e funzionali, con la possibilità di erogare al momento shaker proteici e bevande isotoniche, intercettando una domanda molto diversa da quella della pausa tradizionale. È qui che l’operazione diventa interessante per il settore: non si tratta solo di installare una macchina in una nuova location, ma di adattare il servizio automatico a un bisogno preciso, legato all’allenamento, al recupero e alla nutrizione sportiva.
RiminiWellness era probabilmente il luogo più adatto per verificare questa idea. La manifestazione di Italian Exhibition Group è uno degli appuntamenti di riferimento per fitness, benessere e sport, quindi un osservatorio naturale per capire se il vending può trovare spazio anche in ambienti dove il consumo è più funzionale e meno legato alla classica pausa caffè. Nel progetto compare anche il coinvolgimento di Allnutrition Center, realtà legata al mondo dell’integrazione e della nutrizione sportiva. Un elemento che rafforza la lettura di B-strong come format verticale, costruito intorno al mondo del fitness e non come semplice adattamento di un distributore automatico tradizionale.
Per il vending italiano è un segnale da seguire. Le palestre, i centri sportivi e gli ambienti wellness non sono location nuove in assoluto, ma B-strong prova a cambiare il tipo di offerta: non più solo prodotti confezionati, ma bevande preparate al momento, con un posizionamento coerente con il pubblico che frequenta quei luoghi. Se il mercato risponderà, potrebbe aprirsi un nuovo spazio per soluzioni automatiche molto più specializzate.
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Giovedì 11 giugno 2026 |
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24Hope, il distributore automatico che vende anche speranza
Nel Barese è arrivato 24Hope, un distributore automatico decisamente diverso dal solito. Non solo snack, bevande e prodotti di consumo, ma anche aforismi, citazioni e messaggi motivazionali costruiti attorno a una parola precisa: speranza. Un’idea curiosa, certamente fuori standard, che prova a trasformare il classico punto vendita automatico in qualcosa di più simile a un piccolo spazio di ristoro emotivo. Dietro il progetto c’è Emanuele Spezzacatena - La Sud Vending - gestore molto noto nel vending pugliese. La particolarità di 24Hope non è quindi soltanto nel funzionamento h24, ormai ampiamente diffuso nel settore, ma nel tentativo di dare al negozio automatico una precisa identità valoriale. Il punto interessante, per il nostro mercato, è proprio questo. Da anni parliamo di vending come servizio, come presidio, come risposta rapida e continuativa ai bisogni del consumatore. Qui il concetto viene spinto in una direzione insolita, perché accanto alla funzione pratica, comprare qualcosa quando serve, si aggiunge una componente comunicativa e quasi relazionale. In un settore spesso descritto solo attraverso prezzi, commissioni, furti, ordinanze e problemi operativi, è bello imbattersi in una macchina che prova a parlare di speranza. Di sicuro è una delle dimostrazioni più originali di quanto la distribuzione automatica possa uscire dal perimetro tradizionale e diventare, almeno nelle intenzioni, anche un messaggio.
Per saperne di più sul progetto è disponibile un video illustrativo su YouTube CLICCA QUI
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Lavazza porta Tablì negli USA: la capsula sparisce, la sfida cresce
Lavazza porta Tablì negli Stati Uniti e sceglie il mercato americano come primo grande banco di prova internazionale per il nuovo sistema monodose senza capsula. Dopo il debutto italiano, la tab 100% caffè arriverà negli USA ad agosto 2026, con una proposta che prova ad aprire una nuova categoria nel mondo del porzionato: niente plastica, niente alluminio, niente involucro individuale, ma una pastiglia di caffè pressato da utilizzare con una macchina dedicata.
Il progetto nasce da un percorso industriale lungo. Lavazza ha sviluppato Tablì dopo l’acquisizione, nel 2020, della startup Caffemotive, lavorando per cinque anni tra ricerca, sviluppo e brevetti. Il risultato è un sistema completo, composto dalla tab e da una macchina progettata appositamente per estrarre il caffè da questo formato. Non una capsula più sostenibile, quindi, ma proprio il tentativo di superare la capsula.
La scelta degli Stati Uniti non è casuale. Per Lavazza il mercato americano è diventato sempre più strategico e il gruppo ha già dichiarato di voler far crescere in modo significativo il peso del business negli USA, con l’obiettivo di arrivare a un miliardo di euro. Nel 2025 il Nord America ha registrato una crescita importante per il gruppo, spinta soprattutto da retail ed e-commerce, e Tablì diventa ora uno dei tasselli più visibili di questa accelerazione.
La sfida, però, non è semplice. Il single serve americano è un mercato enorme, dominato da player molto forti come Keurig e Nespresso. Proprio per questo Tablì non può essere letto semplicemente come un attacco frontale ai giganti del settore, anche perché Lavazza negli Stati Uniti è già presente nel mondo K-Cup attraverso una partnership con Keurig. Il nuovo sistema sembra piuttosto puntare a uno spazio distinto, costruito attorno a un formato senza capsula, 100% caffè e più coerente con il posizionamento premium del marchio italiano.
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Mercoledì 10 giugno 2026 |
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Quanto prende il collega? Da oggi chiederlo non è più solo gossip
Quanto prende il collega? È una delle domande più antiche del mondo, che arriva spesso anche a Fantavending, quasi sempre accompagnata dalla stessa certezza: io lavoro più di lui, lui fa meno di me e, naturalmente, guadagna meglio.
Adesso però questa curiosità entra in una fase nuova. Dal 7 giugno è in vigore il decreto legislativo sulla parità salariale, che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva. Tradotto in modo semplice, non significa che domani mattina ogni dipendente potrà chiedere la busta paga del collega, ma significa che il tema delle differenze retributive diventa più regolato, più tracciabile e meno affidato alle leggende.
I lavoratori potranno infatti chiedere informazioni sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Non il cedolino del vicino di furgone, quindi, ma un dato medio e organizzato.
Per le piccole gestioni l’impatto dovrebbe essere più contenuto, soprattutto sotto i 50 dipendenti, dove alcuni obblighi sono ridotti. Per i gruppi più grandi, invece, la trasparenza salariale diventa un tema molto più serio, con obblighi strutturati e possibili riflessi anche su reputazione, rapporti sindacali e appalti. Il decreto non cancellerà le gelosie aziendali e non fermerà le chiacchiere da filiale, ma nel tempo potrebbe costringere le imprese a essere più ordinate nel motivare livelli, inquadramenti e progressioni economiche.
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Coca-Cola HBC Italia affida a Jakša Maganić il fuori casa
Coca-Cola HBC Italia cambia guida commerciale per il canale Out of Home e affida l’incarico a Jakša Maganić, nominato Sales Director per uno degli ambiti considerati più strategici dall’azienda. Il manager riporterà direttamente a Maria Tindara Niosi, Country Sales Director di Coca-Cola HBC Italia.
Maganić è entrato in Coca-Cola HBC nel 2005, iniziando il proprio percorso come merchandiser. Da lì ha ricoperto ruoli commerciali con responsabilità crescenti, dalla sales team leadership al regional management, fino alla posizione di Country Sales Director nella Business Unit Adria, con responsabilità su Croazia, Bosnia Erzegovina e Slovenia.
In quell’incarico ha contribuito alla crescita del business sia a volume sia a valore, rafforzando le capacità commerciali, gli standard di execution e le partnership con i clienti. Il canale Out of Home dell’area Adria viene indicato dall’azienda come un benchmark di eccellenza all’interno del sistema Coca-Cola HBC.
Il mandato affidato a Maganić punta ora ad accelerare la trasformazione del canale, rafforzare l’orientamento al cliente e sviluppare le opportunità di crescita presenti sul mercato italiano.
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Martedì 9 giugno 2026 |
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Lavazza potrebbe essere interessata a D8, rumors dalla Francia
Stiamo verificando in queste ore un’indiscrezione che circola con una certa insistenza nel mercato francese della distribuzione automatica: Lavazza potrebbe essere interessata a D8, storico gestore transalpino.
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali, né da parte di Lavazza né da parte di D8, e proprio per questo la notizia va trattata con la necessaria cautela. Ma le voci raccolte da Fantavending delineano uno scenario che, se confermato, avrebbe un peso significativo nel vending francese.
Lavazza ha già rafforzato la propria presenza in Francia con MaxiCoffee e sta costruendo, anche attraverso ECS, una piattaforma europea nell’OCS e nel vending. Per ora siamo nel campo dei rumors, non delle operazioni annunciate, ma il dossier D8 è sicuramente da monitorare con attenzione.
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Silvia Salis, la sindaca di Genova in visita a Covim
La sindaca di Genova Silvia Salis, figura politica oggi molto esposta anche a livello nazionale, ha visitato lo stabilimento Covim di Tribogna nell’ambito di una giornata istituzionale in Val Fontanabuona.
Per il vending italiano è una presenza significativa, perché Covim è una delle torrefazioni storiche del settore e rappresenta da anni un punto di riferimento per il caffè nella distribuzione automatica. Lo stabilimento di Tribogna, torrefazione ampliata, innovativa e sostenibile con oltre 20.000 metri quadrati di spazi produttivi, è il cuore di una realtà imprenditoriale che produce e distribuisce caffè in Italia e all’estero.
La giornata in Val Fontanabuona ha toccato anche altre realtà produttive e sociali del territorio, con un confronto sui temi centrali per l’area, dalla viabilità ai servizi. La visita a Covim si inserisce proprio in questo percorso: un segnale di attenzione verso un’impresa ligure che ha saputo crescere restando radicata nel territorio e portando il caffè genovese anche fuori dai confini nazionali.
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Lunedì 8 giugno 2026 |
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Il TAR di Bologna “asfalta” l’ordinanza di Rimini contro gli H24
Alla fine il TAR di Bologna ha messo un primo, pesantissimo stop alla strategia del Comune di Rimini contro i negozi automatici H24. Non siamo ancora alla sentenza definitiva, ma il decreto cautelare è già una notizia molto importante per tutto il settore. Perché dopo mesi di ordinanze ripetute, chiusure notturne e provvedimenti costruiti sempre sullo stesso schema, il giudice amministrativo ha acceso un faro su un punto decisivo: non si può trasformare un potere temporaneo in una disciplina permanente mascherata da emergenza mensile.
Fantavending aveva già raccontato questa vicenda ad agosto, quando il Comune di Rimini era stato costretto a fare marcia indietro sulla prima ordinanza, quella che imponeva agli H24 della zona tra la stazione e il centro storico di restare aperti solo con personale addetto al presidio e alla sorveglianza. Una misura assurda, che avrebbe reso economicamente insostenibile la gestione delle attività. Secondo l’analisi del conto economico, l’obbligo di presidio avrebbe comportato costi tre volte superiori ai ricavi. In pratica non era una misura di sicurezza, era una condanna alla chiusura.
Grazie al ricorso di un gestore locale seguito dallo studio legale ADR Firm (avv. Cristina Brasca) e con il coordinamento di CONFIDA, il Comune aveva già ridimensionato quella follia in una limitazione degli orari dalle 23 alle 5, inizialmente per un solo mese. Ma da quel momento è iniziato il gioco delle ordinanze a ripetizione. Una al mese, sempre con lo stesso impianto, sempre con la stessa motivazione, sempre contro gli stessi operatori. Agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio. A un certo punto la domanda diventa inevitabile: siamo davanti a un’emergenza temporanea o a una scelta politica stabile contro gli H24?
Il TAR, con grande chiarezza, dice una cosa fondamentale: il Comune non può continuare a reiterare ordinanze mensili aggirando, di fatto, il limite dei trenta giorni previsto dalla norma. E non può costringere gli operatori a rincorrere provvedimenti che scadono prima ancora di poter essere esaminati seriamente in sede collegiale.
Ma il passaggio più importante è un altro, forse ancora più pesante della questione dei trenta giorni. Il TAR non ha rilevato che gli H24 siano la causa del degrado urbano o della cosiddetta mala movida. Il Comune ha motivato le ordinanze parlando di aggregazioni serali e notturne e di disturbo della quiete pubblica, ma una cosa è indicare un problema, un’altra è dimostrare che quel problema nasca dai negozi automatici. E questo nesso causale, nel decreto cautelare, non viene riconosciuto.
Qui sta il punto politico che Fantavending denuncia da tempo. Gli H24 sono diventati il bersaglio più comodo per amministrazioni che non riescono a governare la notte. C’è degrado? Si chiude l’H24. C’è rumore? Si chiude l’H24. Ci sono aggregazioni? Si chiude l’H24. Ma il problema non sono le macchine. Il problema sono i controlli che mancano, il territorio che non viene presidiato, i comportamenti incivili che non vengono sanzionati, le zone critiche lasciate a se stesse. Spegnere un distributore automatico non spegne il degrado. Spegne solo un’attività commerciale regolare.
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Nestlé si beve Yfood: il pasto liquido non è più una nicchia
Nestlé mette le mani su Yfood e porta lo smart food dentro la grande industria alimentare globale. Il colosso svizzero ha deciso di acquisire il 100% della società tedesca, uno dei marchi europei più noti nel segmento dei pasti pronti da bere, dopo essere entrato nel capitale nel 2023 con una quota di minoranza.
Yfood è nata a Monaco di Baviera nel 2017 e ha costruito la propria crescita su un’idea molto semplice: offrire un pasto completo in formato liquido, pronto da consumare, pensato per chi non ha tempo, non ha accesso a un pasto tradizionale o cerca una soluzione nutrizionale rapida. Nel tempo l’offerta si è allargata anche a polveri e barrette, ma il cuore del progetto resta quello della nutrizione completa, mobile e immediata.
I numeri spiegano bene perché Nestlé abbia deciso di chiudere l’operazione. Yfood è oggi presente in 30 Paesi, in oltre 50.000 punti vendita, e nel 2025 ha raggiunto circa 150 milioni di euro di vendite, con una crescita annua a doppia cifra. Il marchio resterà autonomo, con sede a Monaco, ma potrà contare sulla rete distributiva e sulla forza industriale di Nestlé per accelerare l’espansione internazionale.
La mossa di Nestlé arriva pochi mesi dopo l’annuncio di Danone sull’acquisizione di Huel, altro protagonista europeo della nutrizione completa. Due operazioni ravvicinate che dicono una cosa abbastanza chiara: quello che fino a pochi anni fa sembrava un mercato di nicchia per studenti, sportivi e consumatori digitali sta diventando una categoria molto più seria. E quando entrano i grandi gruppi, anche il vending farebbe bene a guardare con attenzione dove si stanno spostando i consumi.
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Venerdì 5 giugno 2026 |
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Negli USA nasce il marketplace delle postazioni vending
Negli Stati Uniti anche la ricerca delle postazioni vending prova a diventare una piattaforma digitale. VendSpace ha lanciato un marketplace pensato per mettere in contatto operatori della distribuzione automatica e proprietari di spazi interessati a ospitare distributori automatici, micro market e servizi coffee. Non si parla quindi di negozi automatici H24 su strada, ma di postazioni nel senso più classico del vending: uffici, aziende, palestre, strutture sanitarie, scuole, campus, complessi residenziali e luoghi con traffico interno stabile.
Il tema è molto concreto, perché trovare nuove location resta una delle attività più complesse per un gestore. Il modello tradizionale è fatto di telefonate, visite, sopralluoghi, trattative e molta dispersione commerciale. VendSpace prova invece a ribaltare il percorso, creando un punto d’incontro digitale tra chi cerca spazi dove installare macchine e chi possiede luoghi potenzialmente interessanti per il vending. Una logica già vista in molti altri settori, ma ancora poco esplorata nella distribuzione automatica.
La piattaforma prevede formule diverse. L’operatore può pagare una fee per accedere alla postazione oppure valutare accordi basati sulla condivisione dei ricavi con il proprietario della location. Sono previste anche soluzioni definite “turnkey”, cioè postazioni già predisposte dal punto di vista commerciale, con l’obiettivo di ridurre la fase di negoziazione e arrivare più rapidamente all’installazione del servizio.
La notizia è interessante anche perché negli Stati Uniti non si tratta di un caso isolato. Nelle ultime settimane sono apparse altre iniziative simili, segnale che il mercato sta provando a digitalizzare una delle fasi più relazionali e meno automatizzabili del vending. Trovare una buona postazione, però, non significa semplicemente occupare uno spazio libero. Servono flussi reali, utenza coerente, logistica sostenibile, consumi attesi, qualità del servizio e un rapporto di fiducia con il cliente.
Per il mercato italiano il tema è tutt’altro che secondario. In un settore maturo, con molte location già presidiate e margini sempre più sotto pressione, la ricerca di nuove postazioni redditizie è diventata una delle sfide principali per piccoli e medi gestori. Un marketplace può forse semplificare una parte del lavoro, ma non potrà mai sostituire del tutto la capacità dell’operatore di valutare se una postazione può davvero generare valore. Ed è proprio per questo che il vending resta un mestiere molto più complesso di quanto sembri.
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Cercate una notizia? Da oggi su Fantavending c’è il motore di ricerca
Da oggi Fantavending ha una nuova funzione che molti lettori chiedevano da tempo: il motore di ricerca interno. Basta cliccare su CERCA nella barra di navigazione per entrare in una pagina dedicata e cercare in modo semplice qualsiasi argomento trattato nelle news pubblicate sul sito a partire dal 2023.
La ricerca è full text, quindi non si limita ai titoli, ma lavora anche dentro il testo degli articoli. In questo modo è possibile ritrovare notizie, aziende, persone, temi, vicende di mercato e aggiornamenti che nel tempo hanno costruito l’archivio giornalistico di Fantavending. I risultati più pertinenti vengono mostrati per primi, ma per chi vuole seguire l’ordine cronologico è disponibile anche l’ordinamento per data.
Se i risultati sono molti, il sistema mostra inizialmente i venti più rilevanti, con la possibilità di espandere l’elenco completo. Una funzione pensata soprattutto per chi segue il vending ogni giorno e ha bisogno di recuperare rapidamente una notizia, un precedente, un nome o un tema già affrontato in passato.
La seconda novità riguarda la navigazione interna agli articoli singoli (basta cliccare sul titolo). In fondo a ogni news è stata inserita la sezione “Ti potrebbero interessare anche questi articoli”, con cinque link a contenuti correlati selezionati automaticamente per affinità di argomento. Un modo per continuare a leggere notizie collegate senza dover tornare ogni volta all’archivio o procedere per tentativi.
Le notizie precedenti al 2023 restano naturalmente disponibili nell’archivio mensile, ma non sono incluse nel nuovo motore di ricerca. È un primo passo per rendere Fantavending ancora più consultabile, perché dopo tanti anni di pubblicazioni quotidiane il problema non è più solo scrivere nuove notizie, ma permettere ai lettori di ritrovare facilmente tutto quello che è già stato raccontato.
Buona navigazione.
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Giovedì 4 giugno 2026 |
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Agli H24 mancava ancora una colpa da scontare: l'inquinamento acustico
Dopo sicurezza, degrado urbano, alcol e ordine pubblico, a Napoli entra ufficialmente in scena anche il rumore. Le nuove ordinanze firmate dal sindaco Gaetano Manfredi per contrastare la movida notturna coinvolgono infatti anche i distributori automatici.
Dal 1° giugno al 1° ottobre, nelle aree interessate dai provvedimenti, sarà vietata dalle 22,30 alle 6 del mattino la vendita per asporto di bevande alcoliche e analcoliche. Il divieto si applica a pubblici esercizi, attività artigianali, piccola, media e grande distribuzione e, appunto, distributori automatici.
L'intervento nasce dai rilievi effettuati nel centro storico cittadino, dove nei fine settimana sono stati registrati livelli di rumore superiori agli 80 decibel. Secondo il Comune, nelle strette strade del centro il cosiddetto effetto canyon amplifica i suoni prodotti dalla movida, rendendo necessarie misure straordinarie per tutelare i residenti.
A colpire è però un altro aspetto. Ancora una volta il distributore automatico viene inserito all'interno di provvedimenti pensati principalmente per gestire fenomeni che hanno poco a che vedere con il vending. Difficile immaginare che il problema degli 80 decibel sia causato da una macchina che eroga una bottiglietta d'acqua, ma quando le amministrazioni intervengono sulla vita notturna delle città gli H24 finiscono spesso nello stesso contenitore normativo di bar, minimarket e locali della movida.
Le sanzioni previste sono particolarmente pesanti: multe da 2.000 a 20.000 euro, sospensione dell'attività in caso di reiterazione delle violazioni e, nelle situazioni più gravi, revoca del titolo autorizzativo. Un nuovo episodio che conferma come gli H24 continuino a essere coinvolti in ordinanze nate per affrontare problemi molto più ampi, diventando spesso uno dei bersagli più semplici quando si cerca una risposta alle criticità della movida urbana.
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La fatturazione elettronica arriva in Francia: il vending si prepara al cambiamento
Dal 1° settembre 2026 la fatturazione elettronica entrerà ufficialmente nella vita delle imprese francesi. Un passaggio che riguarda tutto il sistema economico transalpino e che sta iniziando a mobilitare anche il settore della distribuzione automatica, come dimostra un workshop dedicato organizzato da NAVSA in occasione della loro prossima Assemblea Generale.
L'obbligo scatterà inizialmente per le grandi imprese e per le aziende di medie dimensioni, mentre tutte le società francesi dovranno comunque essere in grado di ricevere fatture elettroniche. Dal settembre 2027 l'obbligo di emissione verrà esteso anche alle piccole imprese e alle microimprese, completando così la riforma.
Esiste però una differenza importante. In Francia il nuovo sistema sarà basato su una rete di piattaforme accreditate dallo Stato e comprenderà anche obblighi di reporting fiscale delle transazioni. Nel vending italiano, invece, oltre alla fatturazione elettronica, gli operatori hanno dovuto confrontarsi negli anni anche con gli adempimenti specifici legati alla trasmissione telematica dei corrispettivi dei distributori automatici.
Per molte aziende francesi i prossimi mesi saranno decisivi per comprendere procedure, strumenti e investimenti necessari ad affrontare una delle più importanti trasformazioni amministrative degli ultimi anni. Un percorso che il settore italiano conosce già molto bene.
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Mercoledì 3 giugno 2026 |
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Selecta Italia sceglie Francesca Bertarelli per la guida dell'azienda
Selecta Italia ha nominato Francesca Bertarelli nuovo CEO e Market Leader della società. La manager assume la guida dell'azienda dopo aver ricoperto per quasi due anni il ruolo di CFO, consolidando un percorso professionale sviluppato all'interno del gruppo.
L'annuncio è stato condiviso nei giorni scorsi attraverso i canali LinkedIn di Selecta e della stessa Bertarelli in occasione del Leadership Summit Q2 "Growing Together" (nella foto), evento dedicato al confronto tra il leadership team e il middle management italiano. Durante l'incontro è stato presentato il nuovo assetto organizzativo, che vede la manager assumere la responsabilità della principale realtà italiana della distribuzione automatica.
La nuova CEO porta in Selecta oltre vent'anni di esperienza internazionale maturata in ambito finance, controlling e trasformazione aziendale. Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità in gruppi industriali come Forvia, Marelli, Electrolux, Whirlpool e Indesit, lavorando tra Italia, Germania, Svezia e Francia. Laureata all'Università Bocconi, ha sviluppato competenze specifiche nella gestione di processi di integrazione, riorganizzazione e crescita aziendale.
Attraverso LinkedIn, Bertarelli ha commentato il nuovo incarico spiegando che assumere la guida di Selecta Italia durante il Leadership Summit Q2 "Growing Together" è stato «il tempismo perfetto». La manager ha sottolineato come «vedere da vicino la passione e la coesione di tutto il team conferma la mia fiducia nel percorso di trasformazione che stiamo affrontando e nei grandi risultati che raggiungeremo insieme», concludendo il messaggio con un ringraziamento rivolto a tutto il team per il caloroso benvenuto.
La scelta di una figura interna proveniente dall'area finanziaria rappresenta un segnale di continuità rispetto al percorso avviato dall'azienda e conferma la volontà di proseguire lungo la strada della trasformazione organizzativa e del rafforzamento competitivo del business.
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Arabica in calo, ma il caffè resta sotto pressione
Dopo mesi di forti tensioni, il mercato del caffè sta mostrando qualche segnale di raffreddamento. Nelle ultime sedute il prezzo dell’arabica è sceso ai livelli più bassi da novembre 2024, spinto dalle aspettative di un raccolto brasiliano più abbondante rispetto allo scorso anno.
A favorire il calo delle quotazioni sono soprattutto le previsioni positive sulla produzione del Brasile, primo produttore mondiale, che dovrebbe registrare un netto recupero dell’arabica dopo la debole raccolta precedente. Il mercato sta quindi iniziando a scontare una maggiore disponibilità di materia prima nei prossimi mesi.
Per il settore del vending, tuttavia, è ancora presto per parlare di un ritorno alla normalità. Le quotazioni restano infatti ben superiori ai livelli storici e tutta la filiera continua a fare i conti con costi elevati legati a energia, trasporti, logistica e approvvigionamenti.
La discesa dell’arabica rappresenta certamente una notizia positiva, ma il vero banco di prova sarà capire se questa tendenza riuscirà a consolidarsi nel tempo. Solo allora si potrà valutare se il mercato del caffè sta davvero entrando in una fase più stabile dopo anni caratterizzati da volatilità e rincari record.
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Lunedì 1 giugno 2026 |
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AVVISO AI NAVIGANTI – Festa della Repubblica 2026
Lunedì 1 giugno la redazione di Fantavending sarà chiusa.
I vostri commenti e le nostre risposte torneranno regolarmente mercoledì 3 giugno.
Ne approfittiamo per augurare a tutti i nostri lettori un sereno ponte della Festa della Repubblica.
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