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Lunedì 16 marzo 2026

Iperammortamento 2026, il "made in Europe" è ufficialmente saltato

Adesso è ufficiale. Il Ministero dell’Economia ha confermato con una nota diffusa il 12 marzo che il vincolo “made in Europe” previsto per il nuovo iperammortamento verrà eliminato (CLICCA QUI). La clausola inserita nella legge di bilancio limitava l’accesso all’incentivo ai soli beni prodotti nell’Unione europea o nei Paesi dello Spazio economico europeo.

Il comunicato del MEF anticipa un provvedimento legislativo che modificherà la norma, cancellando il requisito sulla provenienza dei beni. In altre parole, l’iperammortamento tornerà ad applicarsi agli investimenti in beni strumentali nuovi senza la restrizione geografica che era stata introdotta durante l’iter parlamentare.

La scelta arriva dopo settimane di discussione sulla clausola “Made in UE”, che aveva creato numerosi interrogativi applicativi e soprattutto rischiava di bloccare l’uscita dei decreti attuativi. La norma infatti è contenuta nella legge primaria e per modificarla serve un intervento legislativo, non un semplice decreto ministeriale.

Resta quindi confermata la struttura dell’iperammortamento prevista dalla legge di bilancio 2026, che consente ai titolari di reddito d’impresa di maggiorare fiscalmente il costo degli investimenti in beni strumentali nuovi. La modifica riguarda esclusivamente l’origine dei beni acquistati, che non dovrà più essere necessariamente europea.

Ora bisogna capire quando arriveranno le regole operative della misura. Il Ministero dell’Economia ha annunciato l’eliminazione del vincolo “Made in Europe”, ma la modifica dovrà essere formalizzata con un provvedimento legislativo. Solo dopo questo passaggio potranno essere definiti e pubblicati i decreti interministeriali MIMIT e MEF che stabiliranno le modalità applicative dell’iperammortamento.

Onu e caffè, adesso il 1 ottobre conta davvero

Il 1° ottobre era già una data ben conosciuta nel mondo del caffè, ma adesso cambia livello. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato il 10 marzo la risoluzione che designa ufficialmente quella data come Giornata Internazionale del Caffè. Tradotto, non nasce una nuova ricorrenza, ma una celebrazione già esistente entra nel perimetro istituzionale più alto.

La giornata infatti veniva celebrata dal 2015, quando l’International Coffee Organization ne promosse il primo lancio ufficiale a Milano, in occasione di Expo. Adesso però il passaggio all’ONU cambia il peso politico e simbolico dell’iniziativa, perché il caffè non viene più trattato solo come prodotto o rito quotidiano, ma come elemento con un valore culturale, sociale, storico ed economico riconosciuto a livello globale.

Non è un dettaglio da poco. Nella risoluzione si richiama esplicitamente il ruolo del caffè come fonte di reddito per milioni di famiglie agricole, simbolo di socialità e tradizione, leva economica per molti Paesi produttori. La FAO ricorda che la filiera sostiene circa 25 milioni di agricoltori nel mondo e genera occupazione lungo tutta la catena del valore. In pratica, dietro a una tazzina c’è molto più di quanto il consumatore immagini.

Per il nostro settore la notizia ha anche un valore ulteriore. Se il caffè entra con questo peso nel calendario ONU, vuol dire che la bevanda regina del vending viene riconosciuta sempre di più per ciò che rappresenta davvero, non solo consumo, ma economia, lavoro, cultura e relazioni sociali. E per una filiera come quella della distribuzione automatica, che ogni giorno vive di caffè molto più di tanti altri mondi che ne parlano soltanto, non è affatto una notizia secondaria.

 


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