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Mercoledì 18 marzo 2026

Intelligent vending, chi non sale adesso resta indietro

Il vending sta cambiando pelle, e non è una frase fatta. Non si tratta più solo di macchine che erogano prodotti, ma di sistemi sempre più connessi e gestiti attraverso i dati. I numeri lo confermano: cinque diversi report internazionali analizzati negli ultimi mesi descrivono una crescita molto forte, con stime che portano il mercato globale dell’intelligent vending da poco meno di 20 miliardi fino a oltre 90 miliardi di dollari nei prossimi anni, con tassi di crescita a doppia cifra. Tradotto, non è più una nicchia sperimentale, ma una trasformazione strutturale del settore.

Quando si parla di intelligent vending si fa riferimento proprio a questo passaggio: distributori automatici collegati in rete, integrati con sistemi di pagamento digitali, sensori e piattaforme software che permettono di monitorare vendite, consumi e funzionamento in tempo reale. Non è tecnologia fine a sé stessa, ma uno strumento per gestire meglio il business.

Il valore si sta spostando dalla macchina alla gestione del dato, perché è lì che si gioca la partita. Chi ha informazioni in tempo reale su vendite, consumi e guasti può intervenire subito, chi non le ha continua a lavorare a vista.

E soprattutto non stiamo parlando di teoria. Dove queste tecnologie sono già state introdotte, i risultati si vedono. Meno guasti grazie alla manutenzione predittiva, meno macchine ferme, meno rotture di stock. E sul fronte incassi, il passaggio al cashless sta già cambiando le abitudini di consumo, con una quota sempre più alta di transazioni digitali e uno scontrino medio più elevato rispetto al contante.

Poi c’è l’intelligenza artificiale, che non è più solo una parola di moda. In alcuni mercati, soprattutto in Asia, i prezzi dinamici e le offerte personalizzate sono già realtà, mentre in Europa il tema resta più prudente per via del GDPR. Ma la direzione è segnata.

L’Italia, come spesso accade, è un caso particolare. Ha il parco macchine più grande d’Europa, ma anche una struttura molto frammentata. Questo significa una cosa semplice: chi sta investendo oggi nella digitalizzazione si sta costruendo un vantaggio competitivo che domani sarà difficile recuperare.

E alla fine il tema è sempre lo stesso. Non è più una questione di “se”, ma di “quando”. Perché il vending sta diventando sempre più simile ad altri modelli digitali. Chi riesce a stare al passo cresce, gli altri rischiano di restare fermi davanti alla macchina mentre il mercato va avanti.

De’ Longhi, nel 2025 vola il caffè e il gruppo sfonda quota 3,8 miliardi

Il 2025 di De’ Longhi Group si chiude con numeri da record. A tirare la volata è ancora una volta il caffè. Il gruppo ha comunicato ricavi preliminari pari a 3,8 miliardi di euro, in crescita dell’8,7% rispetto all’anno precedente, che diventano +10,4% a cambi costanti. Un risultato che conferma quanto il business legato al coffee continui a essere il vero motore della macchina.

Dentro questi numeri c’è soprattutto la forza del caffè domestico, che ha proseguito la sua corsa anche nel quarto trimestre, sostenuto da un mercato dell’espresso ancora strutturalmente favorevole e da forti investimenti di marketing. Ma a correre è stata anche la divisione professional, che ha mantenuto un ritmo molto sostenuto per tutto l’anno, con una crescita superiore al 30% su base pro forma e un ultimo trimestre addirittura oltre il 40%. Segno che il mondo del caffè premium, tra consumo evoluto e specialty, continua a spingere forte.

Anche la redditività resta molto solida. L’EBITDA adjusted ha raggiunto i 625 milioni di euro, pari al 16,4% dei ricavi, mentre la posizione di cassa netta a fine dicembre è salita a 770 milioni. In pratica, De’ Longhi cresce, mantiene margini elevati e rafforza ulteriormente la propria flessibilità finanziaria. Una combinazione che, in questa fase di mercato, vale doppio.

La fotografia finale è abbastanza chiara: il caffè non è più soltanto una delle categorie forti del gruppo, è sempre più il centro della sua traiettoria industriale. E se davvero, come indicato da fonti finanziarie internazionali, il coffee pesa ormai per circa il 65% del fatturato complessivo, allora il messaggio è semplice: quando il caffè gira, De’ Longhi accelera. E nel 2025 ha accelerato parecchio.

 


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