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Martedì 7 aprile 2026

L'incubo del deposito cauzionale. Pubblicate le prime linee guida sul PPWR

L’Europa ha pubblicato le prime linee guida e le FAQ sul regolamento imballaggi, iniziando a chiarire un passaggio cruciale per il settore beverage: la raccolta di bottiglie e lattine. L’obiettivo è preciso, entro il 1° gennaio 2029 gli Stati membri dovranno raggiungere il 90% di raccolta separata per contenitori fino a 3 litri, con un ruolo centrale affidato ai sistemi di deposito cauzionale.

Il vending purtroppo entra nel perimetro della norma. Tutto il comparto delle bottiglie PET e delle lattine è coinvolto. Ma le linee guida, pur chiarendo il quadro generale, non affrontano in modo esplicito il caso della distribuzione automatica, lasciando aperta una zona grigia che può diventare un problema operativo.

Il regolamento costruisce gli obblighi attorno alla figura del distributore finale, cioè chi mette il prodotto a disposizione del consumatore. Una definizione ampia, che può includere anche il vending. Ma il modello descritto presuppone un punto vendita in grado di ritirare i vuoti e restituire la cauzione. Ed è qui che il sistema si inceppa.

Il vending non è un punto vendita tradizionale. È una rete non presidiata, diffusa, che occupa spazi minimi e senza gestione diretta del reso. Può raccogliere gli imballaggi, ma non è strutturato per restituire la cauzione senza introdurre soluzioni dedicate (reverse vending machines), totalmente impossibili da sostenere su larga scala.

La partita ora si sposta sugli Stati membri. Le linee guida non sciolgono il nodo e lasciano spazio alle scelte nazionali. Nel frattempo il settore si è già mosso: CONFIDA ha chiesto da tempo che la distribuzione automatica venga esentata da questi obblighi, ritenuti non compatibili con il funzionamento del canale. È su questo terreno che si giocherà la partita nei prossimi mesi.

Segafredo si prende On Caffè e accelera su capsule e cialde

Segafredo mette le mani su On Caffè e rafforza in modo netto il proprio presidio nel mondo del porzionato. L’operazione porta nel perimetro di Massimo Zanetti Beverage Group un produttore italiano attivo nel segmento capsule e cialde, con l’obiettivo dichiarato di spingere ancora di più sul single serve.

Il punto più interessante è che l’acquisizione non viene presentata come una semplice operazione commerciale, ma come un tassello di integrazione industriale. In altre parole, Segafredo non si limita a comprare un marchio o una capacità produttiva, ma costruisce in Italia un hub dedicato a innovazione, produzione e sviluppo del porzionato.

On Caffè Factory parte da una capacità di circa 300 milioni di capsule l’anno, con un obiettivo molto ambizioso: arrivare a 800 milioni nei prossimi cinque anni. La leva, secondo quanto comunicato dal gruppo, sarà anche la rete internazionale già presidiata da MZBG, presente in oltre 100 Paesi.

C’è poi un messaggio di mercato che va letto con attenzione. Segafredo, storicamente fortissima nel fuori casa e nell’espresso da bar, vuole adesso portare quella stessa identità anche nel consumo domestico. È un passaggio che dice molto su come si sta muovendo il caffè italiano, sempre più deciso a presidiare tutti i canali, dal bar fino alla capsula.

Per chi osserva il settore, il segnale è chiaro. Il porzionato continua a essere considerato un segmento strategico, non marginale. E quando un gruppo come Segafredo decide di accelerare così, significa che la partita di capsule e cialde è tutt’altro che secondaria.

 


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