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Il TAR di Bologna “asfalta” l’ordinanza di Rimini contro gli H24
Alla fine il TAR di Bologna ha messo un primo, pesantissimo stop alla strategia del Comune di Rimini contro i negozi automatici H24. Non siamo ancora alla sentenza definitiva, ma il decreto cautelare è già una notizia molto importante per tutto il settore. Perché dopo mesi di ordinanze ripetute, chiusure notturne e provvedimenti costruiti sempre sullo stesso schema, il giudice amministrativo ha acceso un faro su un punto decisivo: non si può trasformare un potere temporaneo in una disciplina permanente mascherata da emergenza mensile.
Fantavending aveva già raccontato questa vicenda ad agosto, quando il Comune di Rimini era stato costretto a fare marcia indietro sulla prima ordinanza, quella che imponeva agli H24 della zona tra la stazione e il centro storico di restare aperti solo con personale addetto al presidio e alla sorveglianza. Una misura assurda, che avrebbe reso economicamente insostenibile la gestione delle attività. Secondo l’analisi del conto economico, l’obbligo di presidio avrebbe comportato costi tre volte superiori ai ricavi. In pratica non era una misura di sicurezza, era una condanna alla chiusura.
Grazie al ricorso di un gestore locale seguito dallo studio legale ADR Firm (avv. Cristina Brasca) e con il coordinamento di CONFIDA, il Comune aveva già ridimensionato quella follia in una limitazione degli orari dalle 23 alle 5, inizialmente per un solo mese. Ma da quel momento è iniziato il gioco delle ordinanze a ripetizione. Una al mese, sempre con lo stesso impianto, sempre con la stessa motivazione, sempre contro gli stessi operatori. Agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio. A un certo punto la domanda diventa inevitabile: siamo davanti a un’emergenza temporanea o a una scelta politica stabile contro gli H24?
Il TAR, con grande chiarezza, dice una cosa fondamentale: il Comune non può continuare a reiterare ordinanze mensili aggirando, di fatto, il limite dei trenta giorni previsto dalla norma. E non può costringere gli operatori a rincorrere provvedimenti che scadono prima ancora di poter essere esaminati seriamente in sede collegiale.
Ma il passaggio più importante è un altro, forse ancora più pesante della questione dei trenta giorni. Il TAR non ha rilevato che gli H24 siano la causa del degrado urbano o della cosiddetta mala movida. Il Comune ha motivato le ordinanze parlando di aggregazioni serali e notturne e di disturbo della quiete pubblica, ma una cosa è indicare un problema, un’altra è dimostrare che quel problema nasca dai negozi automatici. E questo nesso causale, nel decreto cautelare, non viene riconosciuto.
Qui sta il punto politico che Fantavending denuncia da tempo. Gli H24 sono diventati il bersaglio più comodo per amministrazioni che non riescono a governare la notte. C’è degrado? Si chiude l’H24. C’è rumore? Si chiude l’H24. Ci sono aggregazioni? Si chiude l’H24. Ma il problema non sono le macchine. Il problema sono i controlli che mancano, il territorio che non viene presidiato, i comportamenti incivili che non vengono sanzionati, le zone critiche lasciate a se stesse. Spegnere un distributore automatico non spegne il degrado. Spegne solo un’attività commerciale regolare.
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Nestlé si beve Yfood: il pasto liquido non è più una nicchia
Nestlé mette le mani su Yfood e porta lo smart food dentro la grande industria alimentare globale. Il colosso svizzero ha deciso di acquisire il 100% della società tedesca, uno dei marchi europei più noti nel segmento dei pasti pronti da bere, dopo essere entrato nel capitale nel 2023 con una quota di minoranza.
Yfood è nata a Monaco di Baviera nel 2017 e ha costruito la propria crescita su un’idea molto semplice: offrire un pasto completo in formato liquido, pronto da consumare, pensato per chi non ha tempo, non ha accesso a un pasto tradizionale o cerca una soluzione nutrizionale rapida. Nel tempo l’offerta si è allargata anche a polveri e barrette, ma il cuore del progetto resta quello della nutrizione completa, mobile e immediata.
I numeri spiegano bene perché Nestlé abbia deciso di chiudere l’operazione. Yfood è oggi presente in 30 Paesi, in oltre 50.000 punti vendita, e nel 2025 ha raggiunto circa 150 milioni di euro di vendite, con una crescita annua a doppia cifra. Il marchio resterà autonomo, con sede a Monaco, ma potrà contare sulla rete distributiva e sulla forza industriale di Nestlé per accelerare l’espansione internazionale.
La mossa di Nestlé arriva pochi mesi dopo l’annuncio di Danone sull’acquisizione di Huel, altro protagonista europeo della nutrizione completa. Due operazioni ravvicinate che dicono una cosa abbastanza chiara: quello che fino a pochi anni fa sembrava un mercato di nicchia per studenti, sportivi e consumatori digitali sta diventando una categoria molto più seria. E quando entrano i grandi gruppi, anche il vending farebbe bene a guardare con attenzione dove si stanno spostando i consumi.
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