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CAM disattesi in un appalto su cinque: tra teoria e realtà c’è un abisso
“Appalti verdi, un bando su cinque non applica i criteri ambientali minimi”. Basta il titolo dell’articolo pubblicato dal Sole 24 Ore per capire che il problema dei CAM in Italia è ormai molto più ampio di qualche singola irregolarità sporadica.
Secondo il nono Rapporto dell’Osservatorio appalti verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, su 847 bandi analizzati nel 2025, ben 191 non hanno applicato i criteri ambientali minimi, pari al 22,6% del totale. Eppure i CAM sono obbligatori dal 2016 e rappresentano uno degli strumenti principali del Green Public Procurement, cioè gli acquisti verdi della Pubblica amministrazione.
Il dato forse più interessante, però, è un altro. Il rapporto evidenzia come il problema non riguardi soltanto le aziende, ma spesso la stessa macchina pubblica chiamata a gestire e controllare questi obblighi. Manca formazione specifica, manca personale dedicato e in molti casi manca perfino un monitoraggio strutturato sull’applicazione dei CAM. Solo una minima parte delle amministrazioni dispone di referenti realmente specializzati sul tema.
E il vending, inevitabilmente, finisce dentro questo enorme cortocircuito burocratico. Tra i CAM più disattesi compare infatti anche quello relativo a punti ristoro e distributori automatici, con un tasso di mancata applicazione del 37%. Un dato molto elevato che racconta perfettamente quanto il tema sia più complesso di quanto venga spesso rappresentato.
Perché nel vending i CAM non significano semplicemente “essere green”. Significa gestire contemporaneamente packaging, raccolta differenziata, consumi energetici, materiali riciclati, bicchieri, bottiglie, logistica, certificazioni ambientali, tracciabilità dei prodotti e una quantità crescente di documentazione tecnica richiesta nei bandi pubblici. Tutto questo in un settore dove le gare continuano molto spesso a essere giocate principalmente sul prezzo.
Il punto, quindi, probabilmente non è soltanto stabilire chi rispetta o non rispetta i CAM. Il punto è capire se il sistema sia diventato talmente articolato e complesso da risultare difficilmente applicabile perfino per chi vorrebbe farlo seriamente. Interpretazioni differenti da ente a ente, verifiche spesso solo documentali, requisiti tecnici sempre più numerosi e continui aggiornamenti normativi stanno trasformando quella che dovrebbe essere sostenibilità concreta in una gigantesca macchina burocratica.
E quando una norma diventa troppo difficile da applicare, controllare e perfino interpretare, il rischio non è soltanto che venga disattesa. Il rischio è che perda progressivamente credibilità agli occhi di tutti gli operatori coinvolti.
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EVEX 2026 sceglie Vienna: il vending europeo torna al centro del dibattito
Sarà Vienna a ospitare EVEX 2026, uno degli appuntamenti più importanti per il vending europeo. La manifestazione organizzata da EVA (European Vending & Coffee Service Association) si terrà dal 9 all’11 settembre 2026 presso il Vienna House Andel’s Prague e coinvolgerà operatori, associazioni nazionali, produttori e aziende provenienti da tutta Europa.
L’evento rappresenta da anni uno dei principali momenti di confronto internazionale per il settore della distribuzione automatica e dell’OCS, con un format che unisce networking, approfondimenti di mercato, conferenze e momenti dedicati all’innovazione tecnologica.
Secondo quanto comunicato dagli organizzatori, EVEX 2026 punterà in particolare sui temi della trasformazione digitale, della sostenibilità, dell’evoluzione dei consumi e delle nuove opportunità di crescita per il vending europeo. Grande attenzione sarà dedicata anche ai cambiamenti normativi e alle sfide che il comparto dovrà affrontare nei prossimi anni.
La scelta di Vienna conferma inoltre la volontà di EVA di rafforzare il respiro internazionale della manifestazione, favorendo il dialogo tra i diversi mercati europei in una fase particolarmente delicata per l’intera filiera automatica.
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