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Martedì 10 marzo 2026

Lavazza si arma con 900 milioni, sullo sfondo resta il dossier IVS

Lavazza prepara una nuova munizione finanziaria da 900 milioni di euro e, nel vending, la notizia non passa certo inosservata. Il gruppo torinese sta negoziando con un pool formato da Intesa Sanpaolo, BNL BNP Paribas, Mediobanca e Banco BPM una nuova linea di credito che, secondo le ricostruzioni uscite in questi giorni, dovrebbe essere articolata in 500 milioni di prestito a medio termine e 400 milioni di revolving, con durata di cinque anni.

L’operazione nasce ufficialmente per sostenere la crescita del gruppo e rifinanziare parte delle linee di credito esistenti. Ma quando un colosso del caffè si presenta con una disponibilità finanziaria di questa portata è evidente che l’obiettivo è anche quello di mantenere ampia flessibilità strategica in un mercato globale sempre più competitivo.

I numeri più recenti del gruppo aiutano a leggere il contesto. Lavazza ha chiuso il 2024 con ricavi pari a 3,35 miliardi di euro, un EBITDA di 312 milioni e un utile netto di 82 milioni. Nel bilancio compare anche una posizione finanziaria netta negativa per 511 milioni, segno di una struttura finanziaria che negli ultimi anni ha accompagnato una fase di forte espansione del gruppo.

Nel 2024 Lavazza ha acquisito il 49% di IVS Group e dal 2027 potrà esercitare le opzioni sul capitale residuo. La nuova linea di credito da 900 milioni nasce ufficialmente per sostenere la crescita e rifinanziare parte del debito, ma è evidente che rafforza anche la capacità finanziaria del gruppo in vista di eventuali operazioni straordinarie. Non è un caso che quasi metà dell’operazione sia strutturata come linea revolving, uno strumento che nella finanza aziendale funziona come una grande riserva di liquidità: il gruppo può attingere alle risorse quando serve e pagare interessi solo sulla parte effettivamente utilizzata. In altre parole, una cassa di manovra pronta all’uso qualora si presentassero opportunità strategiche. Tra i dossier aperti sul tavolo resta proprio IVS.

Da osservatori del settore, la vera notizia non è soltanto che Lavazza rifinanzia il debito. La vera notizia è che continua a costruirsi margine di manovra. E quando uno dei principali gruppi del caffè mondiale si mette nelle condizioni di avere più ossigeno e più capacità di intervento, nel vending conviene guardare con attenzione alle prossime mosse.un pre

Caffè Borbone chiude il 2025 a 370,8 milioni (+10,8%)

Caffè Borbone ha chiuso l’esercizio 2025 con ricavi pari a 370,8 milioni di euro, in crescita del 10,8% rispetto ai 334,5 milioni del 2024. A sostenere il risultato sono state le performance della Gdo, della distribuzione specializzata, dell’online e la forte espansione sui mercati esteri, cresciuti complessivamente del 47%.

In un anno segnato dalla forte volatilità del prezzo della Robusta, che per l’azienda ha comportato un incremento di 44 milioni di euro del costo di approvvigionamento della materia prima caffè, l’EBITDA si è attestato a 56,8 milioni di euro. Il risultato operativo è stato pari a 43,4 milioni. Nell’ultimo trimestre del 2025, in concomitanza con il ribasso del costo della Robusta, l’EBITDA ha inoltre registrato un incremento di 6,4 milioni rispetto allo stesso periodo del 2024.

“Il 2025 è stato un anno molto importante per Caffè Borbone, in cui, in un mercato sfidante e segnato dalla volatilità dei costi del caffè, abbiamo ulteriormente consolidato la nostra presenza nella Distribuzione Organizzata e siamo cresciuti nei mercati internazionali. Siamo fieri dei risultati conseguiti e intendiamo rafforzare la nostra leadership nel segmento monoporzionato, continuando a distinguerci per la nostra vicinanza ai consumatori e la focalizzazione su innovazione e sostenibilità”, ha dichiarato Marco Schiavon (in foto), amministratore delegato di Caffè Borbone.

Sul fronte dello sviluppo, Caffè Borbone ha proseguito nell’integrazione dell’ESG nelle funzioni aziendali, portando avanti progetti di decarbonizzazione in Italia e all’estero e avviando iniziative in India e Vietnam per ridurre le emissioni lungo la filiera del caffè. Tra le soluzioni citate figurano la cialda compostabile, la capsula compatibile Nescafé Dolce Gusto® in versione autoprotetta, le nuove capsule Nespresso® in alluminio, le capsule K Cup per il mercato nordamericano e la nuova macchina a cialde Bluemoon.

Nei giorni scorsi il marchio ha anche lanciato la nuova campagna pubblicitaria “Una storia di casa”, incentrata sul caffè come elemento delle relazioni quotidiane. Lo spot, con protagonista una bambina che sogna di diventare grande, è andato in onda per la prima volta durante il Festival di Sanremo.

Per il 2026 l’azienda prevede di continuare a investire nell’ampliamento della capacità produttiva e nel rafforzamento della presenza internazionale, con particolare attenzione a Nord America e Canada, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente la propria posizione di riferimento nel mercato del caffè monoporzionato.


 


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