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Martedì 10 marzo 2026

Lavazza si arma con 900 milioni, sullo sfondo resta il dossier IVS

Lavazza prepara una nuova munizione finanziaria da 900 milioni di euro e, nel vending, la notizia non passa certo inosservata. Il gruppo torinese sta negoziando con un pool formato da Intesa Sanpaolo, BNL BNP Paribas, Mediobanca e Banco BPM una nuova linea di credito che, secondo le ricostruzioni uscite in questi giorni, dovrebbe essere articolata in 500 milioni di prestito a medio termine e 400 milioni di revolving, con durata di cinque anni.

L’operazione nasce ufficialmente per sostenere la crescita del gruppo e rifinanziare parte delle linee di credito esistenti. Ma quando un colosso del caffè si presenta con una disponibilità finanziaria di questa portata è evidente che l’obiettivo è anche quello di mantenere ampia flessibilità strategica in un mercato globale sempre più competitivo.

I numeri più recenti del gruppo aiutano a leggere il contesto. Lavazza ha chiuso il 2024 con ricavi pari a 3,35 miliardi di euro, un EBITDA di 312 milioni e un utile netto di 82 milioni. Nel bilancio compare anche una posizione finanziaria netta negativa per 511 milioni, segno di una struttura finanziaria che negli ultimi anni ha accompagnato una fase di forte espansione del gruppo.

Nel 2024 Lavazza ha acquisito il 49% di IVS Group e dal 2027 potrà esercitare le opzioni sul capitale residuo. La nuova linea di credito da 900 milioni nasce ufficialmente per sostenere la crescita e rifinanziare parte del debito, ma è evidente che rafforza anche la capacità finanziaria del gruppo in vista di eventuali operazioni straordinarie. Non è un caso che quasi metà dell’operazione sia strutturata come linea revolving, uno strumento che nella finanza aziendale funziona come una grande riserva di liquidità: il gruppo può attingere alle risorse quando serve e pagare interessi solo sulla parte effettivamente utilizzata. In altre parole, una cassa di manovra pronta all’uso qualora si presentassero opportunità strategiche. Tra i dossier aperti sul tavolo resta proprio IVS.

Da osservatori del settore, la vera notizia non è soltanto che Lavazza rifinanzia il debito. La vera notizia è che continua a costruirsi margine di manovra. E quando uno dei principali gruppi del caffè mondiale si mette nelle condizioni di avere più ossigeno e più capacità di intervento, nel vending conviene guardare con attenzione alle prossime mosse.

Caffè Borbone chiude il 2025 a 370,8 milioni (+10,8%)

Caffè Borbone ha chiuso l’esercizio 2025 con ricavi pari a 370,8 milioni di euro, in crescita del 10,8% rispetto ai 334,5 milioni del 2024. A sostenere il risultato sono state le performance della Gdo, della distribuzione specializzata, dell’online e la forte espansione sui mercati esteri, cresciuti complessivamente del 47%.

In un anno segnato dalla forte volatilità del prezzo della Robusta, che per l’azienda ha comportato un incremento di 44 milioni di euro del costo di approvvigionamento della materia prima caffè, l’EBITDA si è attestato a 56,8 milioni di euro. Il risultato operativo è stato pari a 43,4 milioni. Nell’ultimo trimestre del 2025, in concomitanza con il ribasso del costo della Robusta, l’EBITDA ha inoltre registrato un incremento di 6,4 milioni rispetto allo stesso periodo del 2024.

“Il 2025 è stato un anno molto importante per Caffè Borbone, in cui, in un mercato sfidante e segnato dalla volatilità dei costi del caffè, abbiamo ulteriormente consolidato la nostra presenza nella Distribuzione Organizzata e siamo cresciuti nei mercati internazionali. Siamo fieri dei risultati conseguiti e intendiamo rafforzare la nostra leadership nel segmento monoporzionato, continuando a distinguerci per la nostra vicinanza ai consumatori e la focalizzazione su innovazione e sostenibilità”, ha dichiarato Marco Schiavon (in foto), amministratore delegato di Caffè Borbone.

Sul fronte dello sviluppo, Caffè Borbone ha proseguito nell’integrazione dell’ESG nelle funzioni aziendali, portando avanti progetti di decarbonizzazione in Italia e all’estero e avviando iniziative in India e Vietnam per ridurre le emissioni lungo la filiera del caffè. Tra le soluzioni citate figurano la cialda compostabile, la capsula compatibile Nescafé Dolce Gusto® in versione autoprotetta, le nuove capsule Nespresso® in alluminio, le capsule K Cup per il mercato nordamericano e la nuova macchina a cialde Bluemoon.

Nei giorni scorsi il marchio ha anche lanciato la nuova campagna pubblicitaria “Una storia di casa”, incentrata sul caffè come elemento delle relazioni quotidiane. Lo spot, con protagonista una bambina che sogna di diventare grande, è andato in onda per la prima volta durante il Festival di Sanremo.

Per il 2026 l’azienda prevede di continuare a investire nell’ampliamento della capacità produttiva e nel rafforzamento della presenza internazionale, con particolare attenzione a Nord America e Canada, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente la propria posizione di riferimento nel mercato del caffè monoporzionato.


Lunedì 9 marzo 2026

Lavazza affida la diffusione nazionale di Tablì a Nims

Lavazza accelera sul progetto Tablì e avvia la distribuzione nazionale attraverso la rete commerciale di Nims. Dopo il debutto online nell’autunno scorso, il nuovo sistema di caffè monoporzione entra così in una fase commerciale più ampia, puntando sulla vendita diretta e sulla prova del prodotto nelle abitazioni dei consumatori.

Tablì è basato su una tab composta esclusivamente da caffè, priva di involucri in carta, plastica o alluminio, utilizzabile con una macchina appositamente progettata per questo formato. Una soluzione che Lavazza presenta come una nuova categoria nel mondo del single serve e che consente di conferire il residuo organico direttamente nella raccolta dell’umido.

Per sostenere la diffusione del sistema entra in campo la rete Nims, che conta circa 900 Personal Shopper del Caffè. Saranno loro a contattare i clienti interessati, organizzare dimostrazioni gratuite a domicilio e accompagnare il consumatore nella scelta delle miscele e nell’utilizzo della macchina. La formula commerciale ricalca il modello già consolidato della società, con macchina concessa in comodato d’uso e fornitura delle tab.

Il progetto Tablì nasce da un percorso di ricerca e sviluppo avviato dopo l’acquisizione della startup italiana Caffemotive e si è tradotto in oltre quindici brevetti. Con l’ingresso nella rete Nims, Lavazza prova ora a portare questa innovazione su scala più ampia, in un mercato domestico che negli ultimi anni si è abituato soprattutto a capsule e cialde. Resta da vedere se la promessa di un sistema composto da 100% caffè riuscirà davvero a cambiare le abitudini dei consumatori.

Da osservatori del settore, la scelta non ci sorprende. Da tempo ci chiedevamo quale sarebbe stato l’indirizzo strategico per la commercializzazione di Tablì. La decisione di partire da Nims ha una sua logica e conferma che, almeno in questa prima fase, Lavazza abbia individuato nella vendita diretta e nella dimostrazione a domicilio il terreno più adatto per far conoscere un sistema che introduce un gesto di consumo completamente nuovo.

ANIMA replica a Fantavending sull’iperammortamento

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la richiesta di precisazioni inviata da ANIMA Confindustria in merito agli articoli pubblicati su Fantavending dedicati al tema dell’iperammortamento e della clausola “made in EU”.

Spett.le Redazione,

con riferimento agli articoli intitolati “ANIMA e il ‘made in EU’ dell’iperammortamento che fino a ieri era essenziale” e “Iperammortamento, salta il ‘made in Ue’. Il tradimento di Confindustria”, desideriamo formulare alcune doverose precisazioni in merito ai contenuti pubblicati, che riteniamo presentino una ricostruzione parziale e fuorviante della realtà dei fatti, e ciò anche con particolare riferimento al ruolo e alle finalità istituzionali di Assoprisma e di ANIMA Confindustria.

In particolare, gli articoli utilizzano espressioni inappropriate, quali “tradimento” e “schiaffo silenzioso” nei confronti delle aziende fondatrici di Assoprisma, oltre a lasciar intendere, in modo gratuito e senza riscontri oggettivi, che la posizione di Assoprisma sarebbe stata in qualche modo rinnegata all’interno del sistema associativo.

Tali immotivate affermazioni non solo non rispecchiano la realtà dei fatti, ma travisano la natura e la missione delle associazioni coinvolte.

Assoprisma, infatti, è nata nell’ottobre 2025, in un contesto antecedente a qualsivoglia specifica misura nazionale a sostegno delle imprese italiane. La sua missione, pubblicamente dichiarata, è quella di rafforzare la rappresentanza delle imprese italiane produttrici di soluzioni tecnologiche e sistemi automatici per il retail non assistito, valorizzando l’innovazione, la qualità industriale e la tecnologia italiana, nonché promuovendo standard condivisi di qualità e sicurezza dei prodotti, con particolare attenzione alla fair competition.

ANIMA, dal canto suo, svolge da sempre un ruolo storico di rappresentanza del manifatturiero italiano all’interno del sistema confindustriale, promuovendo il dialogo con le istituzioni nel rispetto degli interessi generali delle imprese associate.

Ricondurre l’identità e la strategia di tali associazioni a una sola previsione normativa – peraltro oggetto di legittimo dibattito tecnico e politico – significa dunque proporre una narrazione consapevolmente semplificata, che non restituisce la complessità del contesto industriale e istituzionale in cui le associazioni operano, lasciando intendere, in assenza di elementi oggettivi in tal senso, l’esistenza di divisioni, di abbandoni o di mancanza di coerenza nella tutela delle imprese rappresentate.

Vi invitiamo, dunque, al puntuale rispetto dei principi di verità e continenza, astenendovi dal veicolare rappresentazioni suggestive e fuorvianti e dall’utilizzare toni ed espressioni sconvenienti, pregiudizievoli dell’immagine e della reputazione di Assoprisma e ANIMA, oltre che svilenti l’impegno profuso dalle molte persone che, in tali associazioni, prestano con costanza la propria opera nel miglior interesse del settore rappresentato.

Distinti saluti
ANIMA Confindustria
Il Direttore Generale

Venerdì 6 marzo 2026

Guerra in Iran, il diesel corre verso i 2 euro e bollette in salita

La guerra in Iran sta iniziando a produrre i primi effetti concreti anche sui prezzi dell’energia in Europa e in Italia. Il rialzo del petrolio sui mercati internazionali, legato alle tensioni nel Golfo Persico e al rischio per le rotte energetiche, si sta rapidamente trasferendo ai distributori di carburante, riportando benzina e diesel sui livelli più alti degli ultimi mesi.

I dati più recenti indicano che il gasolio self service in Italia si colloca mediamente intorno a 1,72 euro al litro, mentre il diesel servito supera 1,86 euro. Una dinamica che sta riportando il carburante verso la soglia psicologica dei due euro al litro, soprattutto nelle aree con maggiore pressione dei costi.

In autostrada, dove i prezzi sono tradizionalmente più elevati, si registrano già picchi molto più alti. Secondo un monitoraggio sui distributori della rete autostradale, sulla A21 Torino-Piacenza il gasolio in modalità servito ha raggiunto 2,519 euro al litro, mentre la benzina è arrivata a 2,389 euro. In diversi impianti lungo le principali tratte autostradali il diesel supera ormai stabilmente i 2,4 euro al litro.

Il problema però non riguarda solo il carburante. Le tensioni sui mercati energetici stanno spingendo al rialzo anche gas ed elettricità, con il rischio di nuove bollette più pesanti per imprese e famiglie. Una dinamica che interessa direttamente anche il mondo del vending, dove il carburante pesa sui costi logistici delle flotte di rifornimento, mentre l’energia incide direttamente sui consumi dei distributori automatici, soprattutto per i negozi H24.

Se il conflitto dovesse protrarsi e le quotazioni del petrolio continuare a salire, l’impatto sull’intera filiera dei costi potrebbe diventare ancora più evidente nelle prossime settimane. Per un settore come la distribuzione automatica, che vive di margini sempre più stretti e di costi operativi molto sensibili all’energia, la guerra in Medio Oriente rischia di trasformarsi nell’ennesima variabile difficile da controllare.
 

Stefano Maggi (Terni) eletto Delegato Territoriale Confida per il Centro Italia

In Confida è tempo di elezioni. Il prossimo 13 giugno, a Milano, l’associazione eleggerà il nuovo presidente per il quadriennio e, insieme a lui, i presidenti di gruppo e i componenti del consiglio direttivo. Nel frattempo anche sul territorio si stanno definendo gli equilibri e le rappresentanze che parteciperanno alla vita associativa nei prossimi anni.

Proprio nelle delegazioni territoriali si sta formando la squadra che prenderà parte al Consiglio di Settore, il cosiddetto “parlamentino dei gestori”, uno degli organi più importanti di Confida, dove vengono portate le istanze operative delle aziende del settore. Un passaggio che, come sempre, parte dalle realtà locali.

In questo contesto Stefano Maggi (Terni) è stato eletto Delegato Territoriale Confida per il Centro Italia per il prossimo quadriennio.

La decisione è stata presa il 4 marzo 2026 durante la riunione annuale della Delegazione Centro Italia, che quest’anno si è svolta presso la cantina Arnaldo Caprai di Montefalco. Durante l’incontro sono state affrontate alcune delle principali tematiche di attualità del settore, dalle novità contenute nella Legge di Bilancio al nuovo regolamento europeo PPWR entrato in vigore a inizio 2026.

Al termine dei lavori i partecipanti hanno visitato la cantina con una degustazione guidata, seguita da un pranzo conviviale.
 

Giovedì 5 marzo 2026

Zucchero, il calo dei prezzi cancella un quinto degli impianti europei

Il mercato europeo dello zucchero sta vivendo una fase di forte tensione, con un ridimensionamento industriale che non ha precedenti recenti. Nel continente hanno chiuso 22 impianti su 103, un dato che fotografa una contrazione significativa della capacità produttiva lungo tutta la filiera bieticolo saccarifera.

Il nodo centrale è il prezzo. Nel 2025 le quotazioni medie europee hanno registrato una flessione marcata rispetto ai picchi di fine 2023, con un calo attorno al 38% rispetto a dicembre di quell’anno. Un livello che, secondo le organizzazioni di settore, scende sotto le soglie considerate economicamente sostenibili per diversi produttori, in un contesto segnato da sovrapproduzione globale e dinamiche speculative sui mercati internazionali.

In Italia il segnale più evidente arriva dal Veneto, dove Coprob, ultima cooperativa saccarifera attiva nel Paese, ha annunciato la sospensione stagionale temporanea dello storico zuccherificio di Pontelongo. La decisione ha riacceso il confronto sul futuro dello zucchero 100% italiano e sulle ricadute per l’indotto agricolo e industriale collegato alla coltivazione della barbabietola.

A livello europeo il 2025 ha visto la chiusura di cinque zuccherifici e la mancata apertura di un impianto nella campagna successiva. Sullo sfondo pesa anche il dossier commerciale: l’accordo Ue Mercosur prevede la possibilità di importare 190.000 tonnellate di zucchero a dazio zero, elemento che secondo le associazioni di categoria rischia di aumentare la pressione competitiva su un settore già alle prese con prezzi in discesa e margini compressi.

Danone, Chiara Gasparrini alla guida delle Operations Italia e Grecia

Danone annuncia la nomina di Chiara Gasparrini a nuova Direttrice Operations Italia e Grecia. Nel nuovo ruolo sarà responsabile della guida dei processi e dei team Operations nei due Paesi, con l’obiettivo di garantire l’eccellenza operativa e supportare la crescita del business.

Entrata in Danone nel 2009, Gasparrini ha maturato esperienza in ambito Finance, Sales & Marketing e Operations, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità. Dopo un’esperienza in Kraft Heinz, è rientrata in Danone nel 2016 occupandosi di Supply Chain Performance e Logistica.

Successivamente ha assunto il ruolo di Head of GPS & Supply Planning Italia e Grecia, contribuendo all’evoluzione e all’armonizzazione dei processi di pianificazione. Dal 2023 ricopre inoltre l’incarico di EU Demand Planning Digital Transformation Lead.

“La mia priorità sarà continuare a rafforzare l’eccellenza operativa in Italia e Grecia, valorizzando le competenze dei team e accelerando l’innovazione nei processi, a supporto di una crescita sostenibile del business”, ha dichiarato Chiara Gasparrini.

Mercoledì 4 marzo 2026

Una lezione ai presidi, sono gli studenti a chiedere il vending!

In un periodo costellato quasi esclusivamente da cattive notizie per il settore, finalmente ne arriva una buona. E arriva da dove meno ce lo si aspetterebbe. A chiedere i distributori automatici, questa volta, non sono le aziende o le associazioni di categoria, ma direttamente gli studenti, con una petizione pubblica per installare le vending machine all’interno della propria scuola.

La petizione pubblicata su Change.org dalla 2ª A dell’Istituto Comprensivo di Candiolo porta la firma degli studenti e racconta in prima persona un’esigenza concreta: nella routine scolastica capita di arrivare a metà mattina senza colazione o merenda, con affaticamento, calo di energia e difficoltà di concentrazione durante le lezioni. I promotori spiegano che poter acquistare uno snack o una bevanda nel corso della giornata li aiuterebbe a sentirsi più partecipi e lucidi, evitando i lunghi intervalli tra un pasto e l’altro.

Non si tratta di una richiesta generica. Gli studenti hanno già indicato dove collocare le macchine, due distributori automatici nel corridoio principale, uno dedicato agli alimenti e uno alle bevande, e hanno persino suggerito una gamma di prodotti. Nella lista compaiono crostini, taralli, frutta secca, prodotti senza glutine, brioche, biscotti, acqua e succhi di frutta, con l’idea di offrire varietà e risposte concrete ai diversi bisogni.

La petizione, intitolata “Distributori automatici a scuola: una pausa che fa la differenza!”, è stata lanciata il 27 febbraio 2026 e in pochi giorni ha iniziato a raccogliere adesioni. Al di là dell’esito finale, il segnale è chiaro: per questi studenti il vending non è un problema da eliminare, ma un servizio da avere e da organizzare.

Covim Caffè al fianco di Sayf: a Sanremo il gusto della Liguria incontra la musica

Ci sono luoghi che non sono semplicemente bar. Sono presìdi culturali e punti di incontro, stanze collettive dove le storie si intrecciano davanti a una tazzina. Il Bar Santissimo, nel cuore di Sanremo, è uno di questi. Ed è qui che, in occasione del Festival, Covim Caffè ha scelto di esserci, sostenendo Sayf nel momento più importante del suo giovane percorso artistico.

La decisione non è casuale. Covim è una torrefazione ligure, nata a Genova e cresciuta con l’idea che il caffè non sia solo un prodotto, ma un gesto quotidiano che tiene insieme le persone. Nei claim dell’azienda si legge: “Il nostro caffè nasce dal carattere di una città. Caffè Covim, Genova in un caffè”.

In questo contesto, Sanremo non è soltanto il palcoscenico più famoso della musica italiana. È una città ligure che, per una settimana, diventa centro simbolico della creatività nazionale. Sostenere Sayf significa per Covim affiancare un artista che fa dell’essere ligure la propria cifra distintiva, nei suoni, nelle parole e nell’attitudine.

Il Bar Santissimo, con un’estetica ispirata ai bar di quartiere liguri, vissuti, imperfetti e veri, diventa la base operativa e simbolica di questa alleanza. Non uno spazio patinato, ma un luogo reale, dove il caffè scorre tra incontri, prove, racconti e attese, e dove Covim porta la propria visione di vicinanza alle arti, alla musica e alle idee.

Attraverso il sito ufficiale e i canali social, l’iniziativa ha preso forma ed è stata raccontata giorno dopo giorno, con la pagina @lasantareale a fare da diario dell’esperienza sanremese tra backstage, incontri e tazzine in mano. A Sanremo 2026, con le luci del Festival ormai spente, il posizionamento di Sayf e il successo di pubblico hanno reso ancora più evidente il segno di una torrefazione genovese che lega la propria identità alla canzone, alla cultura e alle origini.

Martedì 3 marzo 2026

KitKat Chunky Turbo, il lancio della limited edition parte dal canale vending

Nestlé punta sull’energia della Formula 1® e lancia KitKat Chunky Turbo, una nuova limited edition che celebra la partnership globale tra il brand e il circuito, di cui KitKat diventerà Official Partner a partire dalla stagione 2026. Una collaborazione di grande impatto, che consente al marchio di dialogare con una community ancora più ampia, giovane e internazionale.

La novità si presenta con una ricetta rivisitata: alla classica croccantezza del wafer KitKat si aggiunge un ricco strato di cioccolato al latte, il tutto avvolto da una copertura al caramello dall’effetto fiammante. Il risultato, secondo l’azienda, è un’esperienza intensa e appagante, pensata per ricaricare le energie durante la giornata.

KitKat Chunky Turbo sarà disponibile in esclusiva nel canale fuori casa e, per il primo semestre, in esclusiva assoluta nel vending. Una scelta che mira a intercettare i consumatori nei momenti più dinamici, dalla pausa lavoro agli spostamenti quotidiani, fino alla visione di un evento sportivo. Un vero pit stop rapido ed energizzante, in pieno stile Formula 1®.

Anche il packaging richiama in modo evidente il mondo delle corse, con un design audace e immediatamente riconoscibile, in linea con la visione della partnership che porta l’iconico “Have a Break, Have a KitKat” nel cuore dello sport più veloce al mondo. La collaborazione prevede inoltre promozioni, fan zone immersive e contenuti speciali durante Gran Premi selezionati creando nuovi punti di contatto tra brand e consumatori.

Stop bisfenolo A, nuove regole Ue per le lattine: cosa cambia davvero

Dal 20 gennaio 2025 è operativo in Unione Europea il divieto di utilizzo del bisfenolo A nei materiali destinati al contatto con gli alimenti. Il punto più concreto riguarda le lattine: per anni il BPA è stato utilizzato nei rivestimenti interni in resina epossidica, una barriera tecnica pensata per proteggere il metallo dalla corrosione ed evitare il contatto diretto tra bevanda e alluminio.

Alla base dello stop c’è la revisione scientifica che ha portato a una drastica riduzione della dose giornaliera tollerabile indicata dall’EFSA. Il bisfenolo A è considerato un interferente endocrino e la principale via di esposizione per la popolazione è proprio quella alimentare. Da qui la scelta di intervenire in modo strutturale sui materiali a contatto con cibi e bevande, comprese quindi le lattine per soft drink ed energy drink.

Non significa però che da un giorno all’altro spariscano tutte le lattine prodotte con i vecchi rivestimenti. Il regolamento prevede un periodo transitorio: fino al 20 luglio 2026 possono essere immessi sul mercato contenitori conformi alla normativa precedente. Per alcune categorie più complesse, come determinate conserve, la finestra si estende fino al 2028. Le scorte già presenti nella filiera potranno comunque essere vendute fino a esaurimento.

Resta infine un tema semplice ma concreto: sulle lattine non troveremo un bollino europeo ufficiale che certifichi l’assenza di BPA. Alcune aziende usano da tempo la dicitura “BPA free”, ma si tratta di scelte volontarie. Va però detto che molti grandi gruppi del beverage avevano già iniziato a muoversi prima del divieto europeo, introducendo rivestimenti alternativi e anticipando di fatto la normativa. Non c’era uno scandalo da sanare, ma una traiettoria regolatoria che il mercato aveva in parte già intuito. Ora la differenza la farà la sostituzione completa delle vecchie produzioni con quelle pienamente conformi alle nuove regole.

Lunedì 2 marzo 2026

Cacao -70%, dai massimi ma il prezzo del cioccolato fatica a muoversi

Le quotazioni internazionali del cacao continuano a muoversi al ribasso. Il future maggio 2026 viaggia intorno ai 3.000 dollari a tonnellata, dopo aver superato quota 12.000 nel 2024. Dai massimi il ridimensionamento sfiora il 70% e negli ultimi sei mesi il calo si aggira intorno al 60%. Eppure, per il consumatore finale, il prezzo del cioccolato resta elevato.

Negli ultimi mesi i listini al dettaglio, sia negli Stati Uniti sia in Europa, hanno continuato a mostrare aumenti su base annua. Il settore si muove su tempi diversi rispetto alle quotazioni di Borsa, tra contratti già chiusi e programmazioni industriali definite con largo anticipo. Ma un ridimensionamento nell’ordine del 70% non è una normale oscillazione, è un cambiamento strutturale dei livelli di prezzo. È quindi legittimo attendersi che un impatto, almeno parziale, inizi a riflettersi lungo la filiera, anche perché quando la materia prima corre verso l’alto, l’adeguamento dei listini è stato ben più rapido.

Nel frattempo la domanda globale ha mostrato segnali di rallentamento in termini di volumi, mentre il valore complessivo del mercato ha continuato a crescere soprattutto per effetto dei prezzi. È un equilibrio delicato, perché l’aumento dei costi è stato trasferito a valle con decisione negli ultimi due anni, mentre oggi il rientro delle quotazioni non produce effetti altrettanto visibili.

La dinamica si riflette anche nei paesi produttori dell’Africa occidentale. In Ghana e Costa d’Avorio si sono registrati accumuli di cacao invenduto e tensioni legate ai prezzi riconosciuti ai coltivatori, con interventi pubblici per stabilizzare il settore. Il mercato internazionale scende, ma gli equilibri locali non si adeguano automaticamente, creando nuove criticità a monte della filiera.

Per il vending il tema è tutt’altro che marginale. Snack al cioccolato e bevande a base cacao rappresentano due famiglie importanti per consumi e rotazioni. Anche senza puntare il dito, è evidente che un crollo così ampio delle quotazioni apre una riflessione più ampia sull’andamento futuro dei listini. Il cacao è tornato su livelli molto più bassi rispetto ai picchi. Ora il mercato dovrà dimostrare se e come questo cambiamento si tradurrà, nel tempo, in un beneficio percepibile anche per il gestore.

Marzo, tre webinar CONFIDA per fare sul serio con la sostenibilità

La sostenibilità non è più un tema da convegno, ma un fattore competitivo che entra nei bilanci, nei bandi e nei rapporti con clienti e istituzioni. Per questo CONFIDA dedica l’intero mese di marzo a un ciclo di tre webinar focalizzati sugli strumenti e sulle competenze ESG, con l’obiettivo di offrire alle imprese associate un percorso strutturato e concreto.

Il primo appuntamento è in calendario mercoledì 11 marzo, dalle 9.30 alle 11.00, in modalità online su piattaforma Zoom. Il titolo è chiaro, “Introduzione alla sostenibilità aziendale”, e rappresenta il punto di partenza per tutti i team che vogliono acquisire le basi in materia ambientale, sociale e di governance. A condurre la sessione sarà il team di sostenibilità di Up2You, partner di CONFIDA nel calcolo della carbon footprint di settore.

Durante l’incontro verranno affrontati i pilastri della sostenibilità, il ruolo delle Nazioni Unite e degli SDGs, i criteri E, S e G applicati all’impresa, le modalità per misurare e gestire le performance, il quadro regolatorio e le principali normative, oltre agli standard e ai framework oggi più diffusi. Un programma che fotografa bene quanto il tema sia ormai tecnico e trasversale, non più confinabile alla sola comunicazione.

La partecipazione è gratuita per le imprese associate e il percorso proseguirà con altri due webinar: il 19 marzo, dedicato al ruolo delle aziende nella creazione di valore condiviso, e il 31 marzo, focalizzato sulla comunicazione della sostenibilità. Un’occasione per fare un salto di qualità su un terreno che, nel vending come negli altri settori, è destinato a incidere sempre più sulle scelte strategiche e sul posizionamento di mercato.

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