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Lunedì 23 marzo 2026

Selecta taglia anche in Francia, 111 posti a rischio (25 tecnici, 49 ARD)

Secondo quanto riportato dalla stampa economica francese, è stata firmata una procedura di uscita volontaria collettiva (rupture conventionnelle collective) che prevede la soppressione fino a 111 posti su 708 dipendenti a tempo indeterminato, pari a circa il 16% della forza lavoro nel Paese.

Il piano colpisce diverse funzioni operative, a partire dai tecnici e dagli ARD, figure centrali nella gestione quotidiana delle macchine. Nel dettaglio, tra le posizioni coinvolte si contano 25 tecnici per la manutenzione e 49 “Joy Ambassador”(ARD). Un segnale chiaro di come la riorganizzazione non sia solo finanziaria ma anche industriale, con un impatto diretto sul modello di servizio.

La Francia rappresenta una delle aree più critiche per il gruppo, che negli ultimi anni ha registrato perdite operative e una difficoltà crescente nel mantenere la redditività dei contratti. Alla base c’è una combinazione di fattori ormai strutturali: calo dei consumi, diffusione dello smart working e presenza di location con volumi troppo bassi per sostenere i costi operativi.

Il quadro si inserisce in una fase complessa anche a livello di gruppo. Nel 2025 il fatturato è sceso del 21%, passando da 1,4 a 1,1 miliardi di euro, segnale di una contrazione che continua a pesare sull’intero modello di business.

Non è la prima volta che Selecta interviene sull’organico in Francia, dove negli ultimi anni si sono già susseguiti piani di riduzione del personale. E il fatto che i tagli riguardino più mercati europei, Italia compresa, conferma che non si tratta di un episodio isolato ma di una riorganizzazione più ampia che coinvolge l’intero perimetro del gruppo.

Le nostre recensioni: "Una vita presa al volo" di Giorgio Peroni

Ci sono storie imprenditoriali che si limitano a raccontare un percorso professionale e altre che riescono a restituire un’epoca, un modo di pensare e soprattutto un’attitudine. Una vita presa al volo di Giorgio Peroni appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Fondatore di GPE e figura ben nota nel mondo della distribuzione automatica, Peroni costruisce un’autobiografia che non è soltanto il racconto di un successo industriale, ma il filo continuo di una curiosità tecnica e personale che attraversa oltre mezzo secolo di innovazione. Il libro è articolato in tre parti ben definite: l’infanzia, segnata da origini semplici e da una forte spinta all’iniziativa; l’esperienza in Olivetti, che rappresenta il vero snodo formativo e tecnologico; e infine lo sviluppo dell’attività nel vending.

È proprio la seconda parte a chiarire la traiettoria dell’autore. I quattro anni in Olivetti, che in quel momento rappresentava l’avanguardia tecnologica in Italia, sono determinanti. È lì che Peroni acquisisce le competenze che gli permetteranno di entrare nel mondo dei videogiochi. Da questa base nasce l’esperienza imprenditoriale che lo porta a sviluppare, tra le altre cose, il primo videogioco italiano e il primo videogioco a colori, sempre all’interno di un percorso coerente dal punto di vista tecnico.

La terza parte segna il passaggio al vending, dove questa stessa impostazione si traduce in innovazione industriale. Anche qui ritorna il tratto distintivo dell’autore: non seguire il mercato, ma anticiparlo. È in questo contesto che si inseriscono sviluppi come il primo distributore automatico di gelati, esempio concreto di un approccio progettuale orientato a creare nuove categorie, più che a presidiare quelle esistenti.

Nel libro trova spazio anche un’altra dimensione fondamentale della sua vita, quella del volo. Pilota da oltre cinquant’anni e acrobatico da più di trenta, Peroni dedica ampio spazio a questa passione, che diventa una chiave di lettura trasversale del suo percorso. Il volo non è solo un elemento biografico, ma una metafora operativa: precisione, controllo, gestione del rischio, capacità di leggere il contesto.

La scrittura è diretta, priva di sovrastrutture, e arricchita da numerosi episodi, spesso anche divertenti, che rendono la lettura concreta e scorrevole. Non c’è un intento celebrativo, ma la volontà di raccontare un percorso fuori dall’ordinario, selezionando proprio quei passaggi meno scontati che ne definiscono l’identità.
Per il settore vending, questo libro assume un valore particolare. Non solo perché racconta la nascita di una realtà industriale rilevante, ma perché restituisce il contesto in cui certe innovazioni sono nate. Un contesto fatto di competenze tecniche, visione e capacità di trasformare intuizioni in prodotti.

Una vita presa al volo è quindi più di un’autobiografia: è la testimonianza concreta di cosa significa essere pionieri in un settore in continua evoluzione. E lascia anche un’indicazione molto chiara per chi oggi opera nel vending: l’innovazione non è mai un punto di arrivo, ma una responsabilità continua.

Per chi desidera acquistare il libro, è disponibile online tramite il link dedicato (https://subscribepage.io/HJ91j8); una parte del ricavato sarà devoluta a strutture che si occupano di persone affette da Alzheimer, una causa a cui l’autore è particolarmente legato.

Venerdì 20 marzo 2026

Intelligent vending e recessione: perché i dati non sono più un’opzione

Molti lettori hanno criticato il nostro post di ieri sull’intelligent vending e su quanto non sia poi così indispensabile il passaggio a una macchina interconnessa. Non siamo d’accordo e vi spieghiamo perché.

Il punto non è la tecnologia in sé, né la solita retorica del “se non ti digitalizzi sparisci”. Il punto è il contesto. Il vending arriva da due anni consecutivi di calo, con il 2024 già negativo e il 2025 ancora peggiore, e il 2026 che non è partito con segnali di inversione.

Ma soprattutto, il dato più preoccupante è un altro: stanno calando in modo strutturale le consumazioni. E quando un settore perde volumi per più anni consecutivi, non si può più parlare di fase difficile o di congiuntura sfavorevole. Vuol dire che la domanda si sta riducendo in modo stabile. E quando succede questo, il problema non è più come resistere, ma come adattarsi a un mercato che non è più quello di prima.

Negli ultimi quindici anni il settore ha affrontato di tutto, dalla crisi economica alla fatturazione elettronica, fino al Covid. E in molti casi ha retto, anche bene. Ma quelle erano crisi che si potevano assorbire, perché i consumi prima o poi tornavano. Oggi il rischio è diverso: che una parte di quei volumi non torni più.

È qui che il tema dell’intelligent vending diventa centrale. Non perché serva avere la macchina interconnessa per moda o per adeguarsi a un trend, ma perché senza dati diventa sempre più difficile capire cosa sta succedendo davvero. Quali prodotti funzionano, in quali momenti, in quali location. Senza questa capacità di lettura, il rischio è di continuare a ragionare con logiche che funzionavano in un mercato che non esiste più.

Attenzione, non è la digitalizzazione a salvare un’azienda. Ma in una fase recessiva, e soprattutto in una recessione che ha elementi strutturali, lavorare senza dati significa esporsi a un rischio molto più alto. Non si tratta di sostituire l’esperienza, ma di affiancarla con strumenti che permettano di interpretare un mercato che sta cambiando più velocemente di prima.

Chi ha dimostrato in passato di saper tenere botta continuerà probabilmente a farlo. Ma la differenza, nei prossimi anni, la farà la capacità di adattarsi a questo cambiamento. E oggi, adattarsi senza avere accesso ai dati è dannatamente più difficile.

Intelligenza artificiale e produttività, CONFIDA porta la formazione in aula

L’intelligenza artificiale entra sempre più nelle attività quotidiane delle aziende del vending, ma tra teoria e utilizzo concreto il passo non è sempre così immediato. Per questo CONFIDA apre il 2026 con una masterclass in presenza dedicata proprio all’applicazione pratica dell’AI nella produttività personale.

L’appuntamento è fissato per martedì 14 aprile, dalle 10 alle 17, presso la sede CONFIDA di Milano. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con The Vortex, si inserisce nel Piano di Formazione 2026 e punta a fornire strumenti operativi, non semplici nozioni, per migliorare l’efficienza del lavoro quotidiano.

Il focus della giornata sarà molto concreto: pianificazione delle attività, gestione delle priorità, utilizzo corretto dei prompt, supporto alla scrittura e all’analisi delle informazioni, fino all’ottimizzazione di email, riunioni e processi decisionali. L’obiettivo è trasformare attività ripetitive in flussi di lavoro più rapidi e replicabili, mantenendo controllo e qualità dei risultati.

Il corso è aperto a tutti coloro che vogliono integrare davvero l’intelligenza artificiale nel proprio lavoro, non come moda ma come strumento operativo. La quota di partecipazione per gli associati CONFIDA è di 250 euro più IVA, con iscrizione tramite invio della scheda (CLICCA QUI) a info@confidaservizi.com

Giovedì 19 marzo 2026

Pesce d’aprile? No, stangata in arrivo sui bicchieri di plastica

Dal 1° aprile per il vending potrebbe arrivare una sorpresa tutt’altro che divertente. Da diversi operatori della filiera arrivano indicazioni sempre più convergenti su un forte aumento del costo del polistirolo, il materiale utilizzato per i bicchieri automatici. Le stime che circolano parlano di rincari potenziali tra il 35 e il 40%, numeri che, se confermati, avrebbero un impatto diretto e immediato sui costi dei bicchieri.

Il tema nasce molto lontano dai nostri distributori automatici. La crisi geopolitica tra Stati Uniti e Iran ha riportato sotto pressione lo Stretto di Hormuz, uno snodo fondamentale per il traffico energetico globale. Quando si blocca o si restringe quel passaggio, il primo effetto è sul petrolio, ma a catena tutta la filiera petrolchimica entra in tensione. E quando si muove la materia prima, si muove anche tutto ciò che ne deriva, plastiche comprese.

Nel mercato europeo i segnali si stanno già vedendo. I produttori stanno adeguando i listini e le quotazioni dei polimeri sono in salita, con il polistirolo tra i materiali più esposti. Non è solo una questione di costo del greggio, ma anche di disponibilità di materia prima, logistica, assicurazioni e coperture. In questi contesti la filiera tende a irrigidirsi molto rapidamente e gli effetti si trasferiscono a valle nel giro di poche settimane.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono dinamiche ben note al settore. Nei momenti di forte instabilità entrano in gioco anche comportamenti difensivi, anticipi sugli acquisti e una quota di speculazione che amplifica le oscillazioni. Il risultato finale però non cambia: il bicchiere aumenterà e il vending si troverà ancora una volta a dover assorbire o trasferire un costo che non controlla.

Road to Venditalia: il team GPE vi aspetta a Rimini dal 6 all’8 maggio

Ormai lo sapete … il mondo GPE è sempre in fermento, sempre al lavoro, alla ricerca continua di soluzioni innovative per migliorare i propri prodotti, soddisfare le esigenze dei clienti ed essere sempre all’avanguardia.

Potrete, quindi, testare presso il ns. stand per esempio l’App GPE SERVICE, un’app di servizio che consente al gestore di controllare in tempo reale lo stato del D.A. (dati tecnici, incassi, prodotti, prezzi ecc.) inserire e/o modificare spot pubblicitari, immagini, informazioni nutrizionali dei vari prodotti e prezzo di ogni singola spirale. Tutto questo comodamente da ovunque voi vi troviate come se foste fisicamente davanti alla macchina!

Tale tecnologia offre un altro grande vantaggio poiché rientra nei requisiti richiesti per accedere all’iper ammortamento. Si tratta di un’agevolazione non da poco e da non sottovalutare!

Secondo fiore all’occhiello di questa stagione innovativa è sicuramente il GPE TOTEM un maxi schermo che premette di gestire contemporaneamente una batteria (composta da un minimo di 2 fino ad un massimo di 10 apparecchi) di distributori GPE SLAVE. Fondamentale per comunicare in postazioni particolari quali punti vendita H24, centri commerciali, aeroporti ecc. ecc. .

Ultima, ma non ultima in ordine di importanza, entra a far parte della gamma GPE il modello WATER & JUICE un erogatore di acqua microfiltrata naturale, frizzante e/o aromatizzata con sciroppo o prodotto concentrato conservato in appositi vani rinfrescati per non alterarne le proprietà organolettiche. Naturalmente il prodotto viene erogato alla spina nel pieno rispetto dei principi della sostenibilità che tanto e da sempre ci stanno a cuore.

Le sorprese non finiscono qui … tante sono le piccole, ma non marginali, migliorie apportate a tutti in nostri modelli in particolare al modello GPE XL che continua a suscitare grande interesse grazie alla possibilità che offre di erogare prodotti voluminosi superando in questo modo ogni limite e sfida di vendita si prospetti poiché ogni distributore in GPE nasce dall’ascolto del cliente e delle sue esigenze. Questo è il segreto del successo di questo marchio e della sua resistenza nel tempo.

GPE vi aspetta nello stand 195-196 Pad. D1 per mostrarvi tutto questo e tanto altro!

Mercoledì 18 marzo 2026

Intelligent vending, chi non sale adesso resta indietro

Il vending sta cambiando pelle, e non è una frase fatta. Non si tratta più solo di macchine che erogano prodotti, ma di sistemi sempre più connessi e gestiti attraverso i dati. I numeri lo confermano: cinque diversi report internazionali analizzati negli ultimi mesi descrivono una crescita molto forte, con stime che portano il mercato globale dell’intelligent vending da poco meno di 20 miliardi fino a oltre 90 miliardi di dollari nei prossimi anni, con tassi di crescita a doppia cifra. Tradotto, non è più una nicchia sperimentale, ma una trasformazione strutturale del settore.

Quando si parla di intelligent vending si fa riferimento proprio a questo passaggio: distributori automatici collegati in rete, integrati con sistemi di pagamento digitali, sensori e piattaforme software che permettono di monitorare vendite, consumi e funzionamento in tempo reale. Non è tecnologia fine a sé stessa, ma uno strumento per gestire meglio il business.

Il valore si sta spostando dalla macchina alla gestione del dato, perché è lì che si gioca la partita. Chi ha informazioni in tempo reale su vendite, consumi e guasti può intervenire subito, chi non le ha continua a lavorare a vista.

E soprattutto non stiamo parlando di teoria. Dove queste tecnologie sono già state introdotte, i risultati si vedono. Meno guasti grazie alla manutenzione predittiva, meno macchine ferme, meno rotture di stock. E sul fronte incassi, il passaggio al cashless sta già cambiando le abitudini di consumo, con una quota sempre più alta di transazioni digitali e uno scontrino medio più elevato rispetto al contante.

Poi c’è l’intelligenza artificiale, che non è più solo una parola di moda. In alcuni mercati, soprattutto in Asia, i prezzi dinamici e le offerte personalizzate sono già realtà, mentre in Europa il tema resta più prudente per via del GDPR. Ma la direzione è segnata.

L’Italia, come spesso accade, è un caso particolare. Ha il parco macchine più grande d’Europa, ma anche una struttura molto frammentata. Questo significa una cosa semplice: chi sta investendo oggi nella digitalizzazione si sta costruendo un vantaggio competitivo che domani sarà difficile recuperare.

E alla fine il tema è sempre lo stesso. Non è più una questione di “se”, ma di “quando”. Perché il vending sta diventando sempre più simile ad altri modelli digitali. Chi riesce a stare al passo cresce, gli altri rischiano di restare fermi davanti alla macchina mentre il mercato va avanti.

De’ Longhi, nel 2025 vola il caffè e il gruppo sfonda quota 3,8 miliardi

Il 2025 di De’ Longhi Group si chiude con numeri da record. A tirare la volata è ancora una volta il caffè. Il gruppo ha comunicato ricavi preliminari pari a 3,8 miliardi di euro, in crescita dell’8,7% rispetto all’anno precedente, che diventano +10,4% a cambi costanti. Un risultato che conferma quanto il business legato al coffee continui a essere il vero motore della macchina.

Dentro questi numeri c’è soprattutto la forza del caffè domestico, che ha proseguito la sua corsa anche nel quarto trimestre, sostenuto da un mercato dell’espresso ancora strutturalmente favorevole e da forti investimenti di marketing. Ma a correre è stata anche la divisione professional, che ha mantenuto un ritmo molto sostenuto per tutto l’anno, con una crescita superiore al 30% su base pro forma e un ultimo trimestre addirittura oltre il 40%. Segno che il mondo del caffè premium, tra consumo evoluto e specialty, continua a spingere forte.

Anche la redditività resta molto solida. L’EBITDA adjusted ha raggiunto i 625 milioni di euro, pari al 16,4% dei ricavi, mentre la posizione di cassa netta a fine dicembre è salita a 770 milioni. In pratica, De’ Longhi cresce, mantiene margini elevati e rafforza ulteriormente la propria flessibilità finanziaria. Una combinazione che, in questa fase di mercato, vale doppio.

La fotografia finale è abbastanza chiara: il caffè non è più soltanto una delle categorie forti del gruppo, è sempre più il centro della sua traiettoria industriale. E se davvero, come indicato da fonti finanziarie internazionali, il coffee pesa ormai per circa il 65% del fatturato complessivo, allora il messaggio è semplice: quando il caffè gira, De’ Longhi accelera. E nel 2025 ha accelerato parecchio.

Martedì 17 marzo 2026

RiVending, nel 2025 riciclati 93 milioni di bicchieri da caffè

Nel 2025 sono stati raccolti e avviati a riciclo 93 milioni di bicchieri in plastica utilizzati nelle vending machine in tutta Italia, con un risparmio di oltre 638 tonnellate di CO2. È il dato comunicato da RiVending, il progetto di recupero e riciclo di bicchieri in PS e bottiglie in PET della distribuzione automatica promosso da CONFIDA, COREPLA e UNIONPLAST, in occasione della Giornata Mondiale del Riciclo del 18 marzo.

La crescita del progetto emerge anche dal numero delle imprese aderenti, salite a 3.049 a fine 2025, con un incremento di quasi il 13% rispetto alle 2.700 del 2024. In aumento anche i cestini dedicati posizionati accanto alle vending machine, passati da 15.129 a 16.882 unità, pari a un +11,6%. Alle aziende ed enti partecipanti può inoltre essere rilasciato un attestato ufficiale che certifica il risparmio di CO2 ottenuto.

A livello regionale, la Lombardia si conferma al primo posto con 22.447.031 bicchieri raccolti, quasi un quarto del totale nazionale e in crescita del 10% rispetto al 2024. Seguono l’Emilia-Romagna con 17.697.152 bicchieri, in aumento del 4%, e il Veneto con 15.889.719 bicchieri, in crescita del 17% sull’anno precedente.

Il dato più rilevante in termini di incremento arriva però dall’Abruzzo, passato da 2.361.205 bicchieri nel 2024 a 10.988.692 nel 2025, con un aumento del 365%. Il Friuli-Venezia Giulia mantiene il quinto posto con 8.629.291 bicchieri, mentre il Trentino-Alto Adige scende al sesto posto con 7.944.020 bicchieri.

Dal 6 all’8 maggio 2026 RiVending sarà presente a Venditalia 2026 con un desk dedicato alla Fiera di Rimini, dove risponderà alle domande degli operatori del settore.

Horeca Expoforum, oggi ultimo giorno al Lingotto di Torino

Oggi, martedì 17 marzo, si chiude al Lingotto Fiere di Torino la terza edizione di Horeca Expoforum, il salone organizzato da GL events Italia e dedicato ai professionisti di ristorazione, hotellerie e food service. La manifestazione, aperta il 15 marzo, riunisce oltre 300 brand italiani e stranieri nei 14.000 metri quadrati del Padiglione 3, con circa 100 eventi distribuiti nell’arco di tre giorni.

Al centro dell’inaugurazione è stato posto il tema dello spreco alimentare, affrontato con l’on. Maria Chiara Gadda, vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera e prima firmataria della Legge 166/2016. L’apertura ha visto anche gli interventi di Krisztina Szilvasi di GL events Italia, dell’assessore della Regione Piemonte Paolo Bongioanni e dell’assessore della Città di Torino Paolo Chiavarino.

Nel salone trovano spazio forniture professionali, food & beverage, torrefazioni e distributori, insieme a imprese emergenti presenti nello Startup Village Piemonte Innova con il Polo ICT. Tra i progetti e le realtà citate nel comunicato figurano 6DOF Lab con Lumen, BOB Robotics, SI-BA, Sibill, QRTonic e Pay-Oh!, mentre sul fronte della sostenibilità sono segnalate Aqua Farm e LangaPonica con il modello circolare dell’acquaponica.

Il programma prosegue fino a oggi con show cooking, degustazioni, competizioni e momenti di formazione tecnica nelle diverse aree del salone, dalla Coffee Arena alla Pizza Arena, fino ad Alimentability e alla PiemonteIS Arena. Sul fronte antispreco, fino a oggi il pubblico può acquistare anche le “Surprise Bag” rese disponibili con il supporto di Too Good To Go, con ricavato interamente devoluto al Banco Alimentare.

Lunedì 16 marzo 2026

Iperammortamento 2026, il "made in Europe" è ufficialmente saltato

Adesso è ufficiale. Il Ministero dell’Economia ha confermato con una nota diffusa il 12 marzo che il vincolo “made in Europe” previsto per il nuovo iperammortamento verrà eliminato (CLICCA QUI). La clausola inserita nella legge di bilancio limitava l’accesso all’incentivo ai soli beni prodotti nell’Unione europea o nei Paesi dello Spazio economico europeo.

Il comunicato del MEF anticipa un provvedimento legislativo che modificherà la norma, cancellando il requisito sulla provenienza dei beni. In altre parole, l’iperammortamento tornerà ad applicarsi agli investimenti in beni strumentali nuovi senza la restrizione geografica che era stata introdotta durante l’iter parlamentare.

La scelta arriva dopo settimane di discussione sulla clausola “Made in UE”, che aveva creato numerosi interrogativi applicativi e soprattutto rischiava di bloccare l’uscita dei decreti attuativi. La norma infatti è contenuta nella legge primaria e per modificarla serve un intervento legislativo, non un semplice decreto ministeriale.

Resta quindi confermata la struttura dell’iperammortamento prevista dalla legge di bilancio 2026, che consente ai titolari di reddito d’impresa di maggiorare fiscalmente il costo degli investimenti in beni strumentali nuovi. La modifica riguarda esclusivamente l’origine dei beni acquistati, che non dovrà più essere necessariamente europea.

Ora bisogna capire quando arriveranno le regole operative della misura. Il Ministero dell’Economia ha annunciato l’eliminazione del vincolo “Made in Europe”, ma la modifica dovrà essere formalizzata con un provvedimento legislativo. Solo dopo questo passaggio potranno essere definiti e pubblicati i decreti interministeriali MIMIT e MEF che stabiliranno le modalità applicative dell’iperammortamento.

Onu e caffè, adesso il 1 ottobre conta davvero

Il 1° ottobre era già una data ben conosciuta nel mondo del caffè, ma adesso cambia livello. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato il 10 marzo la risoluzione che designa ufficialmente quella data come Giornata Internazionale del Caffè. Tradotto, non nasce una nuova ricorrenza, ma una celebrazione già esistente entra nel perimetro istituzionale più alto.

La giornata infatti veniva celebrata dal 2015, quando l’International Coffee Organization ne promosse il primo lancio ufficiale a Milano, in occasione di Expo. Adesso però il passaggio all’ONU cambia il peso politico e simbolico dell’iniziativa, perché il caffè non viene più trattato solo come prodotto o rito quotidiano, ma come elemento con un valore culturale, sociale, storico ed economico riconosciuto a livello globale.

Non è un dettaglio da poco. Nella risoluzione si richiama esplicitamente il ruolo del caffè come fonte di reddito per milioni di famiglie agricole, simbolo di socialità e tradizione, leva economica per molti Paesi produttori. La FAO ricorda che la filiera sostiene circa 25 milioni di agricoltori nel mondo e genera occupazione lungo tutta la catena del valore. In pratica, dietro a una tazzina c’è molto più di quanto il consumatore immagini.

Per il nostro settore la notizia ha anche un valore ulteriore. Se il caffè entra con questo peso nel calendario ONU, vuol dire che la bevanda regina del vending viene riconosciuta sempre di più per ciò che rappresenta davvero, non solo consumo, ma economia, lavoro, cultura e relazioni sociali. E per una filiera come quella della distribuzione automatica, che ogni giorno vive di caffè molto più di tanti altri mondi che ne parlano soltanto, non è affatto una notizia secondaria.

Venerdì 13 marzo 2026

La falla dei 7.000 robot e il rischio cybersecurity che troppi stanno ignorando

Voleva soltanto comandare il suo robot aspirapolvere con un joystick della PlayStation 5. Invece si è ritrovato, quasi senza accorgersene, con accesso a migliaia di dispositivi sparsi nel mondo. È la storia di Sammy Azdoufal, sviluppatore che usando Claude Code per capire come il suo DJI Romo comunicasse con il cloud del produttore ha scoperto una falla enorme: il sistema non rispondeva solo al suo robot, ma a circa 7.000 macchine in 24 Paesi.

Il punto più inquietante non è nemmeno il numero dei dispositivi coinvolti, ma il tipo di accesso che quella vulnerabilità rendeva possibile. Secondo le ricostruzioni pubblicate da The Verge e riprese poi dal Guardian e da molte altre testate, Azdoufal poteva visualizzare flussi video, ascoltare l’audio dei microfoni integrati, leggere dati tecnici, localizzare approssimativamente i device tramite IP e ottenere perfino mappe delle abitazioni. In sostanza, un elettrodomestico nato per pulire casa poteva trasformarsi in una piccola finestra spalancata sulla vita privata di migliaia di persone.

La parte che dovrebbe far riflettere anche il vending è un’altra. Qui non parliamo di un gruppo criminale con competenze irraggiungibili, ma di un utente che, aiutato da un assistente di coding basato su intelligenza artificiale, è riuscito a portare alla luce una falla gravissima partendo da un esperimento domestico. Questo significa che gli strumenti per analizzare protocolli, testare integrazioni, scrivere script e individuare punti deboli stanno diventando incredibilmente più accessibili di prima. E quando la barriera tecnica si abbassa, il numero potenziale di persone in grado di cercare varchi cresce esponenzialmente.

Nel vending continuiamo spesso a parlare di digitale, telemetria, pagamenti cashless, app, fidelity, gestione remota e manutenzione predittiva. Tutto giusto, ma ogni macchina connessa, ogni sistema di pagamento, ogni app cliente, ogni back office e ogni pannello cloud diventano anche un possibile punto di attacco. E mentre aumentano email fraudolente, sms truffa, falsi WhatsApp, richieste di pagamento sospette e tentativi di phishing sempre più credibili, pensare che la cybersecurity sia un tema da multinazionali IT e non da operatori vending comincia a diventare un errore molto serio. La digitalizzazione senza sicurezza rischia di trasformare l’efficienza in grave vulnerabilità.

La lezione dei 7.000 robot è semplice: oggi non serve immaginare scenari da film per capire che il problema esiste già. Basta una falla banale, un controllo fatto male sui permessi, una credenziale esposta, un’integrazione scritta in fretta. Nel vending, dove le macchine sono sempre più connesse e i dati viaggiano continuamente tra hardware, software e piattaforme, la sicurezza informatica non può più essere considerata un accessorio. Deve entrare nelle priorità industriali, commerciali e operative del settore, prima che qualcuno decida di fare un test per gioco e scopra che la porta era rimasta aperta.

Buonristoro e il vending “su misura”: 8.000 feedback al giorno dagli utenti

Nel vending si parla spesso di prezzi, materie prime e nuove tecnologie, ma un altro tema sta diventando sempre più centrale: capire cosa pensano davvero gli utenti delle macchine. Un esempio arriva da Buonristoro Vending Group, che ha sviluppato da alcuni anni un’applicazione attraverso cui raccoglie quotidianamente circa 8.000 feedback dagli utilizzatori dei distributori. Uno strumento che consente di monitorare il gradimento dei prodotti, individuare eventuali criticità del servizio e orientare con maggiore precisione le scelte sull’offerta.

Il gruppo, tra i principali operatori italiani della distribuzione automatica, ha raggiunto ricavi consolidati superiori ai 195 milioni di euro e una quota di mercato attorno al 12%. Numeri che danno la dimensione di uno dei player più rilevanti del settore in Italia, in un contesto che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con smart working, minori presenze negli uffici e un forte aumento dei costi delle materie prime, a partire dal caffè.

L’utilizzo di strumenti digitali come le app si collega anche a un altro tema molto concreto per chi gestisce grandi reti di distributori: la gestione del contante. Nonostante la crescita dei sistemi cashless, nel vending la moneta continua ad avere un peso significativo. Nel caso di Buonristoro, in un anno sono state incassate circa 100 tonnellate di monete, un dato che rende bene l’idea delle dimensioni logistiche legate alla raccolta e al trasporto del contante.

Ridurre progressivamente la quantità di monete in circolazione attraverso i pagamenti digitali significa anche diminuire i trasporti e l’impatto ambientale legato alla gestione del contante. Un’attenzione alla sostenibilità che per Buonristoro passa anche da altre scelte operative, come l’utilizzo di bicchieri realizzati con polistirolo riciclato post consumo, un esempio di come il settore stia cercando di ridurre l’impronta ambientale di un servizio che ogni giorno coinvolge milioni di consumazioni.

Giovedì 12 marzo 2026

Vertenza Selecta, oggi audizione in Regione Lombardia

Vista la grande attenzione che in queste ore molti lettori stanno dedicando alla vertenza Selecta, con numerosi messaggi arrivati alla nostra redazione per capire cosa succederà oggi e quali informazioni potranno emergere nei prossimi giorni, proviamo a fare un breve punto della situazione.

Questa mattina, giovedì 12 marzo alle ore 10:45, è in programma presso il Consiglio regionale della Lombardia un’audizione della IV Commissione permanente Attività produttive, istruzione, formazione e occupazione dedicata proprio alla situazione di Selecta Italia S.p.A.. All’incontro sono stati convocati la proprietà dell’azienda, le organizzazioni sindacali Filcams CGIL Milano e Fisascat CISL Milano, la RSA CISL, oltre ai rappresentanti istituzionali del Comune di San Donato Milanese, del Comune di Peschiera Borromeo e della Città Metropolitana di Milano.

Si tratta del primo passaggio della vertenza in sede istituzionale regionale. L’obiettivo di queste audizioni è consentire alla Commissione di ascoltare le diverse parti coinvolte, raccogliere informazioni sulla situazione aziendale e valutare eventuali iniziative o percorsi di confronto che possano essere avviati a livello istituzionale.

Va anche detto che normalmente da queste sedute non escono immediatamente decisioni operative. L’audizione serve soprattutto a portare il caso all’attenzione delle istituzioni e a mettere a confronto, nello stesso tavolo, azienda, organizzazioni sindacali e rappresentanti dei territori coinvolti. Nelle ore successive alla riunione possono arrivare le prime dichiarazioni dei consiglieri regionali o delle parti presenti all’incontro, mentre nei giorni seguenti è possibile che vengano diffusi brevi resoconti istituzionali della seduta oppure prese di posizione politiche e sindacali. In alcuni casi, proprio da queste audizioni possono nascere ulteriori passaggi istituzionali, come l’apertura di tavoli di confronto o nuove iniziative di approfondimento da parte della Regione.

Fantavending continuerà a seguire la vicenda e aggiornerà i lettori non appena emergeranno informazioni più precise sull’esito dell’incontro e sugli eventuali sviluppi della vertenza.

Bianchi amplia la gamma EVERLY con la nuova versione ESV

Bianchi amplia la gamma EVERLY con l’introduzione della nuova versione ESV, dotata di gruppo caffè a camera variabile. La soluzione nasce con l’obiettivo di ampliare l’offerta di bevande e rispondere a una domanda sempre più orientata alla personalizzazione, adattandosi a diverse abitudini di consumo e garantendo al tempo stesso un elevato livello qualitativo.

Il gruppo caffè a camera variabile consente di gestire differenti modalità di erogazione grazie alla tecnologia ESV. Il sistema permette infatti un dosaggio variabile del caffè compreso tra 8 e 13 grammi, oltre a una pressatura regolabile tra 1 e 10 bar, caratteristiche che rendono possibile adattare l’erogazione alle diverse tipologie di caffè e alle preferenze dei consumatori.

Queste caratteristiche rendono EVERLY ESV particolarmente adatta non solo alla preparazione dell’espresso tradizionale, ma anche alla realizzazione di bevande lunghe come caffè nero, café crème e doppio espresso, oltre a bevande personalizzate a base di latte o combinate con altri prodotti solubili. Con il kit di trasformazione opzionale il distributore può inoltre erogare bevande in bicchieri con diametro di 80 millimetri, ampliando ulteriormente le possibilità di servizio.

La macchina è disponibile in diverse configurazioni per adattarsi a esigenze di mercato differenti. Sono previste versioni con uno o due gruppi caffè espresso oppure con uno o due gruppi a camera variabile, con la possibilità di installare fino a otto contenitori per prodotti solubili. In futuro sarà disponibile anche una versione dotata di sistema sottovuoto per la conservazione del caffè in grani, pensata per garantire la massima qualità possibile.

L’ampia flessibilità di configurazione consente di adattare EVERLY alle diverse tipologie di location e ai differenti volumi di consumo, offrendo un servizio capace di intercettare gusti più variegati e nuove modalità di consumo, con l’obiettivo di soddisfare diverse tipologie di clienti e incrementare le opportunità di vendita.

Mercoledì 11 marzo 2026

Il ritorno del decaffeinato: 8 italiani su 10 lo alternano all'espresso

Per anni il decaffeinato è stato trattato come il parente un po’ triste del caffè, quello da ordinare quasi scusandosi. Adesso però i numeri raccontano un’altra storia. Secondo una recente indagine condotta da Nescafé Dolce Gusto su 1.200 utenti web tra i 20 e i 50 anni, l’82% degli italiani alterna l’espresso tradizionale con il decaffeinato almeno una volta al giorno.

Non si parla più quindi di una rinuncia o di una scelta residuale. Il consumo di caffè sta diventando più flessibile e più ragionato. Se un tempo la tazzina era legata soprattutto al mattino, oggi quasi un italiano su due dichiara di modulare le diverse tipologie di caffè in base ai momenti della giornata.

Dietro questo cambiamento c’è anche un mercato che corre. A livello globale il decaffeinato è stato valutato quasi 2,7 miliardi di dollari nel 2025 e nel 2026 dovrebbe sfiorare i 3 miliardi, con una crescita dell’11%. Le previsioni indicano inoltre un tasso di crescita annuo composto del 6,6% tra il 2025 e il 2030.

Insomma, il deca non è più soltanto il caffè della sera o quello di chi “non può”. Sta diventando una scelta quotidiana, più normale, più moderna e molto meno marginale di quanto il settore abbia pensato finora. E per il mondo del vending fare finta di non vedere questa tendenza potrebbe essere un errore.

Acqua Sant’Anna annuncia il nuovo assetto societario

Acqua Sant’Anna ha annunciato il nuovo assetto societario e organizzativo a seguito della scomparsa del dottor Alberto Bertone, che ha guidato l’azienda con visione imprenditoriale, lungimiranza e senso di responsabilità.

Il Consiglio di Amministrazione ha deliberato una nuova governance con l’obiettivo di garantire stabilità, coerenza strategica e ulteriore impulso a un percorso di crescita solido e costante avviato fin dalla fondazione. Nel 2026 l’azienda celebrerà trent’anni di storia e si conferma tra i principali operatori del mercato delle acque minerali in Italia.

La nuova struttura societaria prevede la nomina di Fabrizio Bertone alla Presidenza e di Luca Cheri ad Amministratore Delegato. Il Consiglio di Amministrazione si amplia inoltre con l’ingresso di Filippo Bertone e Giuseppe Bertone, espressione della terza generazione della famiglia.

“Raccogliamo l’eredità professionale e umana di Alberto Bertone con grande rispetto e senso di responsabilità. Il nostro impegno è proseguire nel percorso di sviluppo dell’azienda valorizzando i principi che ne hanno guidato la crescita: le persone, la qualità del prodotto, l’innovazione e la sostenibilità”, ha dichiarato Luca Cheri. Il nuovo assetto, sottolinea l’azienda, si inserisce in un percorso evolutivo volto a consolidare ulteriormente il posizionamento sul mercato e a cogliere le opportunità di sviluppo future.

Martedì 10 marzo 2026

Lavazza si arma con 900 milioni, sullo sfondo resta il dossier IVS

Lavazza prepara una nuova munizione finanziaria da 900 milioni di euro e, nel vending, la notizia non passa certo inosservata. Il gruppo torinese sta negoziando con un pool formato da Intesa Sanpaolo, BNL BNP Paribas, Mediobanca e Banco BPM una nuova linea di credito che, secondo le ricostruzioni uscite in questi giorni, dovrebbe essere articolata in 500 milioni di prestito a medio termine e 400 milioni di revolving, con durata di cinque anni.

L’operazione nasce ufficialmente per sostenere la crescita del gruppo e rifinanziare parte delle linee di credito esistenti. Ma quando un colosso del caffè si presenta con una disponibilità finanziaria di questa portata è evidente che l’obiettivo è anche quello di mantenere ampia flessibilità strategica in un mercato globale sempre più competitivo.

I numeri più recenti del gruppo aiutano a leggere il contesto. Lavazza ha chiuso il 2024 con ricavi pari a 3,35 miliardi di euro, un EBITDA di 312 milioni e un utile netto di 82 milioni. Nel bilancio compare anche una posizione finanziaria netta negativa per 511 milioni, segno di una struttura finanziaria che negli ultimi anni ha accompagnato una fase di forte espansione del gruppo.

Nel 2024 Lavazza ha acquisito il 49% di IVS Group e dal 2027 potrà esercitare le opzioni sul capitale residuo. La nuova linea di credito da 900 milioni nasce ufficialmente per sostenere la crescita e rifinanziare parte del debito, ma è evidente che rafforza anche la capacità finanziaria del gruppo in vista di eventuali operazioni straordinarie. Non è un caso che quasi metà dell’operazione sia strutturata come linea revolving, uno strumento che nella finanza aziendale funziona come una grande riserva di liquidità: il gruppo può attingere alle risorse quando serve e pagare interessi solo sulla parte effettivamente utilizzata. In altre parole, una cassa di manovra pronta all’uso qualora si presentassero opportunità strategiche. Tra i dossier aperti sul tavolo resta proprio IVS.

Da osservatori del settore, la vera notizia non è soltanto che Lavazza rifinanzia il debito. La vera notizia è che continua a costruirsi margine di manovra. E quando uno dei principali gruppi del caffè mondiale si mette nelle condizioni di avere più ossigeno e più capacità di intervento, nel vending conviene guardare con attenzione alle prossime mosse.

Caffè Borbone chiude il 2025 a 370,8 milioni (+10,8%)

Caffè Borbone ha chiuso l’esercizio 2025 con ricavi pari a 370,8 milioni di euro, in crescita del 10,8% rispetto ai 334,5 milioni del 2024. A sostenere il risultato sono state le performance della Gdo, della distribuzione specializzata, dell’online e la forte espansione sui mercati esteri, cresciuti complessivamente del 47%.

In un anno segnato dalla forte volatilità del prezzo della Robusta, che per l’azienda ha comportato un incremento di 44 milioni di euro del costo di approvvigionamento della materia prima caffè, l’EBITDA si è attestato a 56,8 milioni di euro. Il risultato operativo è stato pari a 43,4 milioni. Nell’ultimo trimestre del 2025, in concomitanza con il ribasso del costo della Robusta, l’EBITDA ha inoltre registrato un incremento di 6,4 milioni rispetto allo stesso periodo del 2024.

“Il 2025 è stato un anno molto importante per Caffè Borbone, in cui, in un mercato sfidante e segnato dalla volatilità dei costi del caffè, abbiamo ulteriormente consolidato la nostra presenza nella Distribuzione Organizzata e siamo cresciuti nei mercati internazionali. Siamo fieri dei risultati conseguiti e intendiamo rafforzare la nostra leadership nel segmento monoporzionato, continuando a distinguerci per la nostra vicinanza ai consumatori e la focalizzazione su innovazione e sostenibilità”, ha dichiarato Marco Schiavon (in foto), amministratore delegato di Caffè Borbone.

Sul fronte dello sviluppo, Caffè Borbone ha proseguito nell’integrazione dell’ESG nelle funzioni aziendali, portando avanti progetti di decarbonizzazione in Italia e all’estero e avviando iniziative in India e Vietnam per ridurre le emissioni lungo la filiera del caffè. Tra le soluzioni citate figurano la cialda compostabile, la capsula compatibile Nescafé Dolce Gusto® in versione autoprotetta, le nuove capsule Nespresso® in alluminio, le capsule K Cup per il mercato nordamericano e la nuova macchina a cialde Bluemoon.

Nei giorni scorsi il marchio ha anche lanciato la nuova campagna pubblicitaria “Una storia di casa”, incentrata sul caffè come elemento delle relazioni quotidiane. Lo spot, con protagonista una bambina che sogna di diventare grande, è andato in onda per la prima volta durante il Festival di Sanremo.

Per il 2026 l’azienda prevede di continuare a investire nell’ampliamento della capacità produttiva e nel rafforzamento della presenza internazionale, con particolare attenzione a Nord America e Canada, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente la propria posizione di riferimento nel mercato del caffè monoporzionato.


Lunedì 9 marzo 2026

Lavazza affida la diffusione nazionale di Tablì a Nims

Lavazza accelera sul progetto Tablì e avvia la distribuzione nazionale attraverso la rete commerciale di Nims. Dopo il debutto online nell’autunno scorso, il nuovo sistema di caffè monoporzione entra così in una fase commerciale più ampia, puntando sulla vendita diretta e sulla prova del prodotto nelle abitazioni dei consumatori.

Tablì è basato su una tab composta esclusivamente da caffè, priva di involucri in carta, plastica o alluminio, utilizzabile con una macchina appositamente progettata per questo formato. Una soluzione che Lavazza presenta come una nuova categoria nel mondo del single serve e che consente di conferire il residuo organico direttamente nella raccolta dell’umido.

Per sostenere la diffusione del sistema entra in campo la rete Nims, che conta circa 900 Personal Shopper del Caffè. Saranno loro a contattare i clienti interessati, organizzare dimostrazioni gratuite a domicilio e accompagnare il consumatore nella scelta delle miscele e nell’utilizzo della macchina. La formula commerciale ricalca il modello già consolidato della società, con macchina concessa in comodato d’uso e fornitura delle tab.

Il progetto Tablì nasce da un percorso di ricerca e sviluppo avviato dopo l’acquisizione della startup italiana Caffemotive e si è tradotto in oltre quindici brevetti. Con l’ingresso nella rete Nims, Lavazza prova ora a portare questa innovazione su scala più ampia, in un mercato domestico che negli ultimi anni si è abituato soprattutto a capsule e cialde. Resta da vedere se la promessa di un sistema composto da 100% caffè riuscirà davvero a cambiare le abitudini dei consumatori.

Da osservatori del settore, la scelta non ci sorprende. Da tempo ci chiedevamo quale sarebbe stato l’indirizzo strategico per la commercializzazione di Tablì. La decisione di partire da Nims ha una sua logica e conferma che, almeno in questa prima fase, Lavazza abbia individuato nella vendita diretta e nella dimostrazione a domicilio il terreno più adatto per far conoscere un sistema che introduce un gesto di consumo completamente nuovo.

ANIMA replica a Fantavending sull’iperammortamento

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la richiesta di precisazioni inviata da ANIMA Confindustria in merito agli articoli pubblicati su Fantavending dedicati al tema dell’iperammortamento e della clausola “made in EU”.

Spett.le Redazione,

con riferimento agli articoli intitolati “ANIMA e il ‘made in EU’ dell’iperammortamento che fino a ieri era essenziale” e “Iperammortamento, salta il ‘made in Ue’. Il tradimento di Confindustria”, desideriamo formulare alcune doverose precisazioni in merito ai contenuti pubblicati, che riteniamo presentino una ricostruzione parziale e fuorviante della realtà dei fatti, e ciò anche con particolare riferimento al ruolo e alle finalità istituzionali di Assoprisma e di ANIMA Confindustria.

In particolare, gli articoli utilizzano espressioni inappropriate, quali “tradimento” e “schiaffo silenzioso” nei confronti delle aziende fondatrici di Assoprisma, oltre a lasciar intendere, in modo gratuito e senza riscontri oggettivi, che la posizione di Assoprisma sarebbe stata in qualche modo rinnegata all’interno del sistema associativo.

Tali immotivate affermazioni non solo non rispecchiano la realtà dei fatti, ma travisano la natura e la missione delle associazioni coinvolte.

Assoprisma, infatti, è nata nell’ottobre 2025, in un contesto antecedente a qualsivoglia specifica misura nazionale a sostegno delle imprese italiane. La sua missione, pubblicamente dichiarata, è quella di rafforzare la rappresentanza delle imprese italiane produttrici di soluzioni tecnologiche e sistemi automatici per il retail non assistito, valorizzando l’innovazione, la qualità industriale e la tecnologia italiana, nonché promuovendo standard condivisi di qualità e sicurezza dei prodotti, con particolare attenzione alla fair competition.

ANIMA, dal canto suo, svolge da sempre un ruolo storico di rappresentanza del manifatturiero italiano all’interno del sistema confindustriale, promuovendo il dialogo con le istituzioni nel rispetto degli interessi generali delle imprese associate.

Ricondurre l’identità e la strategia di tali associazioni a una sola previsione normativa – peraltro oggetto di legittimo dibattito tecnico e politico – significa dunque proporre una narrazione consapevolmente semplificata, che non restituisce la complessità del contesto industriale e istituzionale in cui le associazioni operano, lasciando intendere, in assenza di elementi oggettivi in tal senso, l’esistenza di divisioni, di abbandoni o di mancanza di coerenza nella tutela delle imprese rappresentate.

Vi invitiamo, dunque, al puntuale rispetto dei principi di verità e continenza, astenendovi dal veicolare rappresentazioni suggestive e fuorvianti e dall’utilizzare toni ed espressioni sconvenienti, pregiudizievoli dell’immagine e della reputazione di Assoprisma e ANIMA, oltre che svilenti l’impegno profuso dalle molte persone che, in tali associazioni, prestano con costanza la propria opera nel miglior interesse del settore rappresentato.

Distinti saluti
ANIMA Confindustria
Il Direttore Generale

Venerdì 6 marzo 2026

Guerra in Iran, il diesel corre verso i 2 euro e bollette in salita

La guerra in Iran sta iniziando a produrre i primi effetti concreti anche sui prezzi dell’energia in Europa e in Italia. Il rialzo del petrolio sui mercati internazionali, legato alle tensioni nel Golfo Persico e al rischio per le rotte energetiche, si sta rapidamente trasferendo ai distributori di carburante, riportando benzina e diesel sui livelli più alti degli ultimi mesi.

I dati più recenti indicano che il gasolio self service in Italia si colloca mediamente intorno a 1,72 euro al litro, mentre il diesel servito supera 1,86 euro. Una dinamica che sta riportando il carburante verso la soglia psicologica dei due euro al litro, soprattutto nelle aree con maggiore pressione dei costi.

In autostrada, dove i prezzi sono tradizionalmente più elevati, si registrano già picchi molto più alti. Secondo un monitoraggio sui distributori della rete autostradale, sulla A21 Torino-Piacenza il gasolio in modalità servito ha raggiunto 2,519 euro al litro, mentre la benzina è arrivata a 2,389 euro. In diversi impianti lungo le principali tratte autostradali il diesel supera ormai stabilmente i 2,4 euro al litro.

Il problema però non riguarda solo il carburante. Le tensioni sui mercati energetici stanno spingendo al rialzo anche gas ed elettricità, con il rischio di nuove bollette più pesanti per imprese e famiglie. Una dinamica che interessa direttamente anche il mondo del vending, dove il carburante pesa sui costi logistici delle flotte di rifornimento, mentre l’energia incide direttamente sui consumi dei distributori automatici, soprattutto per i negozi H24.

Se il conflitto dovesse protrarsi e le quotazioni del petrolio continuare a salire, l’impatto sull’intera filiera dei costi potrebbe diventare ancora più evidente nelle prossime settimane. Per un settore come la distribuzione automatica, che vive di margini sempre più stretti e di costi operativi molto sensibili all’energia, la guerra in Medio Oriente rischia di trasformarsi nell’ennesima variabile difficile da controllare.
 

Stefano Maggi (Terni) eletto Delegato Territoriale Confida per il Centro Italia

In Confida è tempo di elezioni. Il prossimo 13 giugno, a Milano, l’associazione eleggerà il nuovo presidente per il quadriennio e, insieme a lui, i presidenti di gruppo e i componenti del consiglio direttivo. Nel frattempo anche sul territorio si stanno definendo gli equilibri e le rappresentanze che parteciperanno alla vita associativa nei prossimi anni.

Proprio nelle delegazioni territoriali si sta formando la squadra che prenderà parte al Consiglio di Settore, il cosiddetto “parlamentino dei gestori”, uno degli organi più importanti di Confida, dove vengono portate le istanze operative delle aziende del settore. Un passaggio che, come sempre, parte dalle realtà locali.

In questo contesto Stefano Maggi (Terni) è stato eletto Delegato Territoriale Confida per il Centro Italia per il prossimo quadriennio.

La decisione è stata presa il 4 marzo 2026 durante la riunione annuale della Delegazione Centro Italia, che quest’anno si è svolta presso la cantina Arnaldo Caprai di Montefalco. Durante l’incontro sono state affrontate alcune delle principali tematiche di attualità del settore, dalle novità contenute nella Legge di Bilancio al nuovo regolamento europeo PPWR entrato in vigore a inizio 2026.

Al termine dei lavori i partecipanti hanno visitato la cantina con una degustazione guidata, seguita da un pranzo conviviale.
 

Giovedì 5 marzo 2026

Zucchero, il calo dei prezzi cancella un quinto degli impianti europei

Il mercato europeo dello zucchero sta vivendo una fase di forte tensione, con un ridimensionamento industriale che non ha precedenti recenti. Nel continente hanno chiuso 22 impianti su 103, un dato che fotografa una contrazione significativa della capacità produttiva lungo tutta la filiera bieticolo saccarifera.

Il nodo centrale è il prezzo. Nel 2025 le quotazioni medie europee hanno registrato una flessione marcata rispetto ai picchi di fine 2023, con un calo attorno al 38% rispetto a dicembre di quell’anno. Un livello che, secondo le organizzazioni di settore, scende sotto le soglie considerate economicamente sostenibili per diversi produttori, in un contesto segnato da sovrapproduzione globale e dinamiche speculative sui mercati internazionali.

In Italia il segnale più evidente arriva dal Veneto, dove Coprob, ultima cooperativa saccarifera attiva nel Paese, ha annunciato la sospensione stagionale temporanea dello storico zuccherificio di Pontelongo. La decisione ha riacceso il confronto sul futuro dello zucchero 100% italiano e sulle ricadute per l’indotto agricolo e industriale collegato alla coltivazione della barbabietola.

A livello europeo il 2025 ha visto la chiusura di cinque zuccherifici e la mancata apertura di un impianto nella campagna successiva. Sullo sfondo pesa anche il dossier commerciale: l’accordo Ue Mercosur prevede la possibilità di importare 190.000 tonnellate di zucchero a dazio zero, elemento che secondo le associazioni di categoria rischia di aumentare la pressione competitiva su un settore già alle prese con prezzi in discesa e margini compressi.

Danone, Chiara Gasparrini alla guida delle Operations Italia e Grecia

Danone annuncia la nomina di Chiara Gasparrini a nuova Direttrice Operations Italia e Grecia. Nel nuovo ruolo sarà responsabile della guida dei processi e dei team Operations nei due Paesi, con l’obiettivo di garantire l’eccellenza operativa e supportare la crescita del business.

Entrata in Danone nel 2009, Gasparrini ha maturato esperienza in ambito Finance, Sales & Marketing e Operations, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità. Dopo un’esperienza in Kraft Heinz, è rientrata in Danone nel 2016 occupandosi di Supply Chain Performance e Logistica.

Successivamente ha assunto il ruolo di Head of GPS & Supply Planning Italia e Grecia, contribuendo all’evoluzione e all’armonizzazione dei processi di pianificazione. Dal 2023 ricopre inoltre l’incarico di EU Demand Planning Digital Transformation Lead.

“La mia priorità sarà continuare a rafforzare l’eccellenza operativa in Italia e Grecia, valorizzando le competenze dei team e accelerando l’innovazione nei processi, a supporto di una crescita sostenibile del business”, ha dichiarato Chiara Gasparrini.

Mercoledì 4 marzo 2026

Una lezione ai presidi, sono gli studenti a chiedere il vending!

In un periodo costellato quasi esclusivamente da cattive notizie per il settore, finalmente ne arriva una buona. E arriva da dove meno ce lo si aspetterebbe. A chiedere i distributori automatici, questa volta, non sono le aziende o le associazioni di categoria, ma direttamente gli studenti, con una petizione pubblica per installare le vending machine all’interno della propria scuola.

La petizione pubblicata su Change.org dalla 2ª A dell’Istituto Comprensivo di Candiolo porta la firma degli studenti e racconta in prima persona un’esigenza concreta: nella routine scolastica capita di arrivare a metà mattina senza colazione o merenda, con affaticamento, calo di energia e difficoltà di concentrazione durante le lezioni. I promotori spiegano che poter acquistare uno snack o una bevanda nel corso della giornata li aiuterebbe a sentirsi più partecipi e lucidi, evitando i lunghi intervalli tra un pasto e l’altro.

Non si tratta di una richiesta generica. Gli studenti hanno già indicato dove collocare le macchine, due distributori automatici nel corridoio principale, uno dedicato agli alimenti e uno alle bevande, e hanno persino suggerito una gamma di prodotti. Nella lista compaiono crostini, taralli, frutta secca, prodotti senza glutine, brioche, biscotti, acqua e succhi di frutta, con l’idea di offrire varietà e risposte concrete ai diversi bisogni.

La petizione, intitolata “Distributori automatici a scuola: una pausa che fa la differenza!”, è stata lanciata il 27 febbraio 2026 e in pochi giorni ha iniziato a raccogliere adesioni. Al di là dell’esito finale, il segnale è chiaro: per questi studenti il vending non è un problema da eliminare, ma un servizio da avere e da organizzare.

Covim Caffè al fianco di Sayf: a Sanremo il gusto della Liguria incontra la musica

Ci sono luoghi che non sono semplicemente bar. Sono presìdi culturali e punti di incontro, stanze collettive dove le storie si intrecciano davanti a una tazzina. Il Bar Santissimo, nel cuore di Sanremo, è uno di questi. Ed è qui che, in occasione del Festival, Covim Caffè ha scelto di esserci, sostenendo Sayf nel momento più importante del suo giovane percorso artistico.

La decisione non è casuale. Covim è una torrefazione ligure, nata a Genova e cresciuta con l’idea che il caffè non sia solo un prodotto, ma un gesto quotidiano che tiene insieme le persone. Nei claim dell’azienda si legge: “Il nostro caffè nasce dal carattere di una città. Caffè Covim, Genova in un caffè”.

In questo contesto, Sanremo non è soltanto il palcoscenico più famoso della musica italiana. È una città ligure che, per una settimana, diventa centro simbolico della creatività nazionale. Sostenere Sayf significa per Covim affiancare un artista che fa dell’essere ligure la propria cifra distintiva, nei suoni, nelle parole e nell’attitudine.

Il Bar Santissimo, con un’estetica ispirata ai bar di quartiere liguri, vissuti, imperfetti e veri, diventa la base operativa e simbolica di questa alleanza. Non uno spazio patinato, ma un luogo reale, dove il caffè scorre tra incontri, prove, racconti e attese, e dove Covim porta la propria visione di vicinanza alle arti, alla musica e alle idee.

Attraverso il sito ufficiale e i canali social, l’iniziativa ha preso forma ed è stata raccontata giorno dopo giorno, con la pagina @lasantareale a fare da diario dell’esperienza sanremese tra backstage, incontri e tazzine in mano. A Sanremo 2026, con le luci del Festival ormai spente, il posizionamento di Sayf e il successo di pubblico hanno reso ancora più evidente il segno di una torrefazione genovese che lega la propria identità alla canzone, alla cultura e alle origini.

Martedì 3 marzo 2026

KitKat Chunky Turbo, il lancio della limited edition parte dal canale vending

Nestlé punta sull’energia della Formula 1® e lancia KitKat Chunky Turbo, una nuova limited edition che celebra la partnership globale tra il brand e il circuito, di cui KitKat diventerà Official Partner a partire dalla stagione 2026. Una collaborazione di grande impatto, che consente al marchio di dialogare con una community ancora più ampia, giovane e internazionale.

La novità si presenta con una ricetta rivisitata: alla classica croccantezza del wafer KitKat si aggiunge un ricco strato di cioccolato al latte, il tutto avvolto da una copertura al caramello dall’effetto fiammante. Il risultato, secondo l’azienda, è un’esperienza intensa e appagante, pensata per ricaricare le energie durante la giornata.

KitKat Chunky Turbo sarà disponibile in esclusiva nel canale fuori casa e, per il primo semestre, in esclusiva assoluta nel vending. Una scelta che mira a intercettare i consumatori nei momenti più dinamici, dalla pausa lavoro agli spostamenti quotidiani, fino alla visione di un evento sportivo. Un vero pit stop rapido ed energizzante, in pieno stile Formula 1®.

Anche il packaging richiama in modo evidente il mondo delle corse, con un design audace e immediatamente riconoscibile, in linea con la visione della partnership che porta l’iconico “Have a Break, Have a KitKat” nel cuore dello sport più veloce al mondo. La collaborazione prevede inoltre promozioni, fan zone immersive e contenuti speciali durante Gran Premi selezionati creando nuovi punti di contatto tra brand e consumatori.

Stop bisfenolo A, nuove regole Ue per le lattine: cosa cambia davvero

Dal 20 gennaio 2025 è operativo in Unione Europea il divieto di utilizzo del bisfenolo A nei materiali destinati al contatto con gli alimenti. Il punto più concreto riguarda le lattine: per anni il BPA è stato utilizzato nei rivestimenti interni in resina epossidica, una barriera tecnica pensata per proteggere il metallo dalla corrosione ed evitare il contatto diretto tra bevanda e alluminio.

Alla base dello stop c’è la revisione scientifica che ha portato a una drastica riduzione della dose giornaliera tollerabile indicata dall’EFSA. Il bisfenolo A è considerato un interferente endocrino e la principale via di esposizione per la popolazione è proprio quella alimentare. Da qui la scelta di intervenire in modo strutturale sui materiali a contatto con cibi e bevande, comprese quindi le lattine per soft drink ed energy drink.

Non significa però che da un giorno all’altro spariscano tutte le lattine prodotte con i vecchi rivestimenti. Il regolamento prevede un periodo transitorio: fino al 20 luglio 2026 possono essere immessi sul mercato contenitori conformi alla normativa precedente. Per alcune categorie più complesse, come determinate conserve, la finestra si estende fino al 2028. Le scorte già presenti nella filiera potranno comunque essere vendute fino a esaurimento.

Resta infine un tema semplice ma concreto: sulle lattine non troveremo un bollino europeo ufficiale che certifichi l’assenza di BPA. Alcune aziende usano da tempo la dicitura “BPA free”, ma si tratta di scelte volontarie. Va però detto che molti grandi gruppi del beverage avevano già iniziato a muoversi prima del divieto europeo, introducendo rivestimenti alternativi e anticipando di fatto la normativa. Non c’era uno scandalo da sanare, ma una traiettoria regolatoria che il mercato aveva in parte già intuito. Ora la differenza la farà la sostituzione completa delle vecchie produzioni con quelle pienamente conformi alle nuove regole.

Lunedì 2 marzo 2026

Cacao -70%, dai massimi ma il prezzo del cioccolato fatica a muoversi

Le quotazioni internazionali del cacao continuano a muoversi al ribasso. Il future maggio 2026 viaggia intorno ai 3.000 dollari a tonnellata, dopo aver superato quota 12.000 nel 2024. Dai massimi il ridimensionamento sfiora il 70% e negli ultimi sei mesi il calo si aggira intorno al 60%. Eppure, per il consumatore finale, il prezzo del cioccolato resta elevato.

Negli ultimi mesi i listini al dettaglio, sia negli Stati Uniti sia in Europa, hanno continuato a mostrare aumenti su base annua. Il settore si muove su tempi diversi rispetto alle quotazioni di Borsa, tra contratti già chiusi e programmazioni industriali definite con largo anticipo. Ma un ridimensionamento nell’ordine del 70% non è una normale oscillazione, è un cambiamento strutturale dei livelli di prezzo. È quindi legittimo attendersi che un impatto, almeno parziale, inizi a riflettersi lungo la filiera, anche perché quando la materia prima corre verso l’alto, l’adeguamento dei listini è stato ben più rapido.

Nel frattempo la domanda globale ha mostrato segnali di rallentamento in termini di volumi, mentre il valore complessivo del mercato ha continuato a crescere soprattutto per effetto dei prezzi. È un equilibrio delicato, perché l’aumento dei costi è stato trasferito a valle con decisione negli ultimi due anni, mentre oggi il rientro delle quotazioni non produce effetti altrettanto visibili.

La dinamica si riflette anche nei paesi produttori dell’Africa occidentale. In Ghana e Costa d’Avorio si sono registrati accumuli di cacao invenduto e tensioni legate ai prezzi riconosciuti ai coltivatori, con interventi pubblici per stabilizzare il settore. Il mercato internazionale scende, ma gli equilibri locali non si adeguano automaticamente, creando nuove criticità a monte della filiera.

Per il vending il tema è tutt’altro che marginale. Snack al cioccolato e bevande a base cacao rappresentano due famiglie importanti per consumi e rotazioni. Anche senza puntare il dito, è evidente che un crollo così ampio delle quotazioni apre una riflessione più ampia sull’andamento futuro dei listini. Il cacao è tornato su livelli molto più bassi rispetto ai picchi. Ora il mercato dovrà dimostrare se e come questo cambiamento si tradurrà, nel tempo, in un beneficio percepibile anche per il gestore.

Marzo, tre webinar CONFIDA per fare sul serio con la sostenibilità

La sostenibilità non è più un tema da convegno, ma un fattore competitivo che entra nei bilanci, nei bandi e nei rapporti con clienti e istituzioni. Per questo CONFIDA dedica l’intero mese di marzo a un ciclo di tre webinar focalizzati sugli strumenti e sulle competenze ESG, con l’obiettivo di offrire alle imprese associate un percorso strutturato e concreto.

Il primo appuntamento è in calendario mercoledì 11 marzo, dalle 9.30 alle 11.00, in modalità online su piattaforma Zoom. Il titolo è chiaro, “Introduzione alla sostenibilità aziendale”, e rappresenta il punto di partenza per tutti i team che vogliono acquisire le basi in materia ambientale, sociale e di governance. A condurre la sessione sarà il team di sostenibilità di Up2You, partner di CONFIDA nel calcolo della carbon footprint di settore.

Durante l’incontro verranno affrontati i pilastri della sostenibilità, il ruolo delle Nazioni Unite e degli SDGs, i criteri E, S e G applicati all’impresa, le modalità per misurare e gestire le performance, il quadro regolatorio e le principali normative, oltre agli standard e ai framework oggi più diffusi. Un programma che fotografa bene quanto il tema sia ormai tecnico e trasversale, non più confinabile alla sola comunicazione.

La partecipazione è gratuita per le imprese associate e il percorso proseguirà con altri due webinar: il 19 marzo, dedicato al ruolo delle aziende nella creazione di valore condiviso, e il 31 marzo, focalizzato sulla comunicazione della sostenibilità. Un’occasione per fare un salto di qualità su un terreno che, nel vending come negli altri settori, è destinato a incidere sempre più sulle scelte strategiche e sul posizionamento di mercato.

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