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Martedì 24 Febbraio 2026

Distributori nelle scuole dell’Alto Adige, la gara si decide su filiera corta e km zero

Un appalto da oltre 3 milioni di euro per i distributori automatici nelle scuole statali in lingua italiana dell’Alto Adige finisce al centro di un contenzioso che tocca uno dei nodi più sensibili per il vending pubblico, la filiera corta e il cosiddetto chilometro zero. Il Tar di Bolzano ha accolto il ricorso di un operatore trentino contro l’aggiudicazione inizialmente assegnata a un gruppo bergamasco, disponendo il ricalcolo dei punteggi e ribaltando l’esito della gara.

La decisione si è concentrata sui criteri premiali legati al “Paniere” e ai requisiti di provenienza dei prodotti. Secondo quanto riportato nella sentenza, per ottenere determinati punteggi era necessario inserire almeno cinque prodotti del Paniere e non era possibile considerare come voci distinte le varianti di gusto dello stesso articolo. Il Tribunale ha ritenuto non corretta parte dell’assegnazione dei punti e, dopo la rideterminazione, ha portato in testa alla graduatoria la società ricorrente.

Al di là dei numeri, il caso apre una riflessione più ampia. Quando una gara pubblica attribuisce punteggi rilevanti a concetti come filiera corta e chilometro zero, il livello di verifica richiesto può diventare molto elevato, fino a entrare nel dettaglio dello stabilimento di produzione e della reale tracciabilità territoriale dei singoli prodotti confezionati. Un terreno oggettivamente complesso per il vending, che opera con referenze industriali distribuite su scala nazionale e internazionale.

Il punto è delicato perché la richiesta di controlli puntuali nasce all’interno della stessa dinamica concorrenziale tra operatori. Ma se l’interpretazione diventa estremamente rigorosa, il precedente rischia di incidere su tutte le future gare, alzando l’asticella delle verifiche amministrative e rendendo più articolata la costruzione delle offerte tecniche.

Nessuna scorciatoia, ovviamente, quando si parla di criteri ambientali e CAM. Tuttavia Il vero nodo è trovare un equilibrio tra ciò che si promette in gara, ciò che si riesce a dimostrare con precisione documentale e ciò che è concretamente gestibile in un servizio vending strutturato... E il caso altoatesino dimostra che su pochi punti legati alla provenienza dei prodotti si può decidere un appalto milionario, con effetti che vanno ben oltre i due protagonisti della vicenda.

Riso Scotti e System Logistics, nuovo hub logistico automatizzato a Pavia

Riso Scotti sceglie l’automazione per rafforzare la propria supply chain e avvia, a Pavia, un nuovo hub logistico automatizzato sviluppato in collaborazione con System Logistics. L’obiettivo è rispondere in modo strutturato alla crescita dei volumi e alla crescente complessità dei mercati, garantendo continuità operativa, standard elevati di servizio e maggiore governabilità dei flussi, in Italia e all’estero.

Il progetto prevede la realizzazione di un magazzino intensivo automatizzato per lo stoccaggio delle unità di carico e l’integrazione di una flotta di AGV a guida laser per il collegamento con le linee produttive. Il tutto sarà gestito dal software proprietario Systore, sviluppato da System Logistics, con l’intento di rendere i processi più fluidi, stabili e precisi, elementi sempre più determinanti nel settore alimentare.

L’impianto è stato progettato su misura per le esigenze operative del Gruppo Scotti, con una configurazione scalabile e modulare, pensata per evolvere nel tempo. Il focus è sul pieno controllo dei flussi e sulla qualità costante del servizio, in un contesto industriale in cui affidabilità e continuità rappresentano fattori competitivi chiave.

Accanto alle performance operative, il nuovo hub punta anche sulla sostenibilità. L’automazione consente di ridurre movimentazioni non necessarie, ottimizzare l’utilizzo degli spazi e migliorare l’efficienza energetica complessiva, limitando sprechi, errori e rilavorazioni lungo tutta la filiera. Una scelta che integra efficienza industriale e responsabilità operativa, confermando il ruolo sempre più strategico dell’intralogistica automatizzata nelle filiere del largo consumo.

Lunedì 23 Febbraio 2026

Il contratto vending divide il settore: garanzia o gabbia?

Da qualche settimana sui social si è aperta una discussione particolarmente vivace sul contratto di gestione vending. Per alcuni rappresenta la base indispensabile per garantire qualità, sicurezza e tutela degli investimenti. Per altri è diventato la vera leva commerciale del settore, più del servizio stesso. Il risultato è una spaccatura evidente tra chi lo difende come strumento di garanzia e chi lo vede come un vincolo che blocca il cliente ancora prima di dimostrare sul campo la qualità del servizio.

La posizione più strutturata è chiara. Il contratto non nasce per blindare il cliente ma per regolare responsabilità, coperture assicurative, sicurezza alimentare e investimenti in macchine e impianti. Senza una cornice scritta il rischio è affidarsi a fornitori non qualificati o a gestioni non conformi alle normative. La qualità non la fa il contratto in sé, ma capitolati chiari, indicatori di performance misurabili e clausole di verifica. In questa visione l’assenza di regole non significa libertà, significa incertezza su responsabilità, obblighi e tutele per entrambe le parti.

Sul fronte opposto il tono è più esplicito. In un mercato dove il servizio è percepito come facilmente sostituibile, la vera leva diventerebbe il vincolo contrattuale. Durate lunghe, rinnovi automatici, penali sui canoni residui, esclusive totali. Non si contesta l’esistenza del contratto, ma l’impostazione di alcune clausole che, secondo questa lettura, blindano la location ancora prima che il gestore abbia dimostrato con i fatti la qualità del proprio servizio.

Il nodo non è tanto che il vending sia cambiato, almeno non dal punto di vista dei gestori. A cambiare è il cliente. Oggi è più informato, più attento, spesso sotto pressione sui costi e quindi più incline a confrontare offerte e condizioni. Allo stesso tempo il gestore, tra macchine, logistica, personale e materie prime, ha bisogno di una prospettiva temporale minima per rientrare degli investimenti e garantire continuità. È in questo equilibrio delicato che nasce la tensione tra tutela e libertà contrattuale.

Comprendiamo le motivazioni di chi si sente “ingabbiato”. Alcune clausole possono essere percepite come sbilanciate e il tema merita attenzione. Ma il vending non è un servizio improvvisato. È un’attività che richiede investimenti, responsabilità e continuità. Pensare di gestirla senza una cornice contrattuale solida è un’illusione. La vera differenza non la fa la durata, la fa la correttezza. Un contratto serio non dovrebbe trattenere un cliente scontento, ma mettere entrambe le parti nelle condizioni di costruire un rapporto equilibrato e sostenibile nel tempo.

Nestlé pronta a cedere Maxibon, Coppa del Nonno e gli altri gelati

Nestlé accelera sulla revisione del proprio portafoglio e annuncia trattative avanzate per la cessione dell’intero ramo gelati alla joint venture Froneri, di cui detiene il 50%. Maxibon, Coppa del Nonno, Häagen-Dazs e gli altri marchi storici del freddo sono dunque destinati a cambiare assetto, mentre il gruppo rilancia la sua strategia incentrata su quattro pilastri: caffè, petcare, nutrizione e alimenti & snack.

L’accordo con Froneri, che produrrà l’attività fino alla deconsolidazione prevista dal 2027, rientra in una riorganizzazione più ampia varata dal nuovo amministratore delegato Philipp Navratil per semplificare l’assetto e focalizzare le risorse su aree considerate più redditizie. Contestualmente è stato avviato anche un processo formale per la potenziale cessione della divisione Waters & Premium Beverages, che comprende marchi di acque minerali e premium, con la deconsolidazione prevista dallo stesso orizzonte temporale.

L’annuncio della cessione dei gelati ha avuto ripercussioni positive anche sui mercati azionari: a Zurigo il titolo Nestlé ha registrato un rialzo superiore al 4% nel corso della giornata di giovedì successiva alla diffusione dei conti e delle notizie sulle dismissioni.

Le trattative restano in corso e il quadro definitivo dipenderà dalle scelte finali sulla struttura dell’accordo con Froneri e dai tempi di esecuzione delle operazioni, ma l’indicazione iniziale dei mercati è chiara: gli investitori premiano la strategia di snellimento e la prospettiva di un portafoglio più focalizzato.

Venerdì 20 Febbraio 2026

Selecta, 40 posti a rischio solo in Lombardia e la politica chiama la Regione

La crisi Selecta, ampiamente trattata nei giorni scorsi su Fantavending, entra ora anche nel dibattito politico lombardo. A sollevare il caso è la consigliera regionale Paola Pizzighini (in foto), che parla di circa 40 posti di lavoro a rischio sul territorio e collega la situazione alla riorganizzazione del gruppo.

È stata depositata una richiesta formale di audizione in IV Commissione Attività Produttive, con la convocazione di azienda e parti sociali, per fare chiarezza sul piano industriale e verificare eventuali alternative ai licenziamenti. L’obiettivo dichiarato è aprire un confronto istituzionale prima che la ristrutturazione produca effetti concreti sull’occupazione lombarda.

Nel suo intervento, Pizzighini richiama la riduzione della domanda post pandemia e l’aumento dello smart working, sottolineando che questi elementi non possono trasformarsi in una giustificazione automatica per comprimere diritti e tutele. Viene evidenziato anche il rischio di accorpamenti di mansioni, con possibili ripercussioni sulla qualità del servizio e sulla sicurezza dei lavoratori.

Al momento non risultano comunicazioni ufficiali dell’azienda né prese di posizione pubblicate dai sindacati sui canali istituzionali. La partita resta aperta. Vi terremo aggiornati

Consumatori più poveri, ma con la voglia di coccole

A fotografare il nuovo umore d’acquisto è il report “What matters to today’s consumer 2026” realizzato dal Capgemini Research Institute, il centro studi del gruppo internazionale di consulenza Capgemini, tra le principali realtà mondiali nell’analisi dei trend economici e digitali. L’indagine, condotta su un campione internazionale di consumatori, descrive un quadro chiaro: si compra meno, si controlla di più, ma non si rinuncia del tutto alla gratificazione.

Il consumatore 2026 è più selettivo e più sensibile al prezzo. Una larga maggioranza dichiara di essere pronta a cambiare brand se trova un prezzo regolare più basso, e una quota analoga reagisce negativamente a riduzioni di formato o qualità non comunicate in modo trasparente. La percezione di correttezza pesa quanto, se non più, del listino. La fedeltà oggi è fragile, e si gioca su chiarezza e coerenza.

Allo stesso tempo, lo studio evidenzia un bisogno diffuso di “piccoli piaceri”: circa sette consumatori su dieci affermano di concedersi piccole gratificazioni per gestire lo stress economico. È un comportamento che convive con il contenimento della spesa, perché molti dichiarano di acquistare quantità minori o di orientarsi su alternative più economiche per far quadrare il budget. Il trade down, però, non è indiscriminato. In alcune categorie considerate più sensibili per qualità o performance, una parte consistente dei consumatori continua a preferire i brand rispetto alle private label.

Nel report trova spazio anche il tema dell’intelligenza artificiale applicata agli acquisti. Una quota crescente di consumatori ha già utilizzato strumenti basati su Gen AI per orientarsi tra prodotti e offerte, e una parte significativa prevede di farlo nel prossimo futuro. Tuttavia, emergono richieste chiare di controllo sui dati personali e di limiti operativi per gli assistenti digitali, mentre l’assistenza umana resta un punto di riferimento quando l’acquisto diventa complesso.

Per il vending la sintesi è piuttosto lineare: il consumatore riduce, confronta, valuta, ma non rinuncia alla “coccola” se percepisce valore reale. Prezzi leggibili, formati coerenti e qualità riconoscibile diventano fattori decisivi.

Giovedì 19 Febbraio 2026

Quando l’H24 alza la voce, il ladro non supera la prova dei decibel

I furti negli H24 purtroppo non sono una novità. Da anni i negozi automatici rappresentano uno dei bersagli preferiti dei ladri, soprattutto nelle ore notturne, quando il controllo del territorio si riduce e il rischio percepito da parte dei malintenzionati sembra più basso. Per i gestori è una ferita aperta, fatta di danni alle macchine, incassi persi e costi di ripristino che spesso superano di gran lunga quanto viene rubato.

Blindature rinforzate, vetri antisfondamento e telecamere ovunque. Le contromisure non mancano, ma chi opera nel settore sa bene che non esiste la soluzione definitiva. Ogni barriera può essere aggirata, ogni sistema può essere messo alla prova. Questa volta però a fare la differenza è stato il sistema di difesa.

Nel video che ci è stato inviato da Massimo Scarnera si vede il tentativo di un ladro di forzare una macchina per raggiungere l’incasso, insiste, cerca di fare leva, ma all’improvviso parte una sirena ad altissimo volume. Non un semplice allarme, ma un’esplosione di decibel che mette immediatamente in fuga il malvivente.

Questo video dimostra che forse vale davvero la pena investire in sistemi acustici estremamente potenti, capaci di trasformare il negozio da obiettivo silenzioso a ambiente ostile per chi prova a colpire.

CLICCA QUI o nell'immagine per vedere il video

CONFIDA apre il piano formativo 2026, focus su welfare e Legge di Bilancio

CONFIDA inaugura il Piano di formazione 2026 con un webinar dedicato al welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Edenred. L’appuntamento è in programma mercoledì 25 febbraio dalle 9,30 alle 10,30 sulla piattaforma Microsoft Teams e si propone di offrire alle imprese un aggiornamento operativo sulle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 in materia di fiscalità e strumenti di welfare.

Il focus sarà in particolare sulle modifiche normative che incidono direttamente sull’organizzazione aziendale e sulla gestione delle politiche retributive. Tra i temi al centro dell’incontro figurano la disciplina del welfare aziendale e il relativo inquadramento fiscale, i vantaggi per imprese e lavoratori, nonché il quadro normativo e tributario del buono pasto, con un approfondimento sui benefici economici per entrambe le parti.

Spazio anche alle principali innovazioni contenute nella Legge di Bilancio 2026, tra cui la modifica della tassazione dei premi di risultato, la revisione degli scaglioni IRPEF, l’adeguamento dei limiti di deducibilità della previdenza complementare, l’ampliamento delle categorie eleggibili per i servizi di welfare e l’aumento della detrazione fiscale sul buono pasto. Un pacchetto di interventi che può incidere in modo significativo sulla struttura dei costi aziendali e sulla competitività delle imprese.

L’obiettivo del webinar è fornire strumenti concreti per orientare in maniera consapevole le scelte organizzative nel nuovo contesto normativo, trasformando gli obblighi di legge in opportunità di gestione e valorizzazione delle risorse umane. Per le aziende associate a CONFIDA la partecipazione è gratuita, previa registrazione.

Mercoledì 18 Febbraio 2026

Caffè, dal panico alla normalità: il robusta perde un terzo in un anno

Per il vending il caffè è la principale voce di consumo e di ricavo. Negli ultimi due anni è stato anche la variabile più instabile dei bilanci. Listini che salivano di settimana in settimana, torrefazioni costrette a rivedere le condizioni, gestori schiacciati tra costi in aumento e prezzi difficili da ritoccare nelle location. Oggi però i numeri raccontano uno scenario diverso.

Il robusta, la qualità più utilizzata nei distributori automatici, nell’arco di dodici mesi ha perso circa il 35% del valore sui mercati futures. Un terzo in meno rispetto ai livelli toccati nel 2025. Il contratto maggio 2026 viaggia in area 3.700 dollari per tonnellata e le variazioni annuali certificano un ridimensionamento significativo rispetto ai picchi precedenti. Non è un dettaglio tecnico, è un cambio di scenario.

Anche sull’arabica si è assistito a un raffreddamento evidente. A New York le quotazioni sono tornate sotto la soglia dei 3 dollari per libbra, livello che non si vedeva da mesi, con ribassi a doppia cifra in alcune settimane di contrattazione. Le posizioni speculative si sono ridotte in modo marcato, con miliardi di dollari usciti dal mercato, segnale che la fase più esasperata si sta sgonfiando.

Sul fronte dei fondamentali, le aspettative produttive contribuiscono a calmierare il clima. Le prime stime ufficiali indicano per il Brasile un raccolto 2026/27 in crescita significativa rispetto all’annata precedente, elemento che il mercato sta progressivamente incorporando nelle quotazioni.

Per il vending questo purtroppo non significa che il prezzo al chilo scenderà domani mattina. Ormai sappiamo tutti a memoria che le coperture, i contratti e le scorte hanno tempi più lunghi. Ma una cosa è chiara: il caffè non sta più correndo fuori controllo. Dopo anni in cui era la variabile più critica dei costi, oggi torna ad essere una voce gestibile. E per un settore che vive di centesimi e volumi, non è poco.

Ferrero cresce ancora, 19,3 miliardi e closing definitivo su WK Kellogg

Ferrero chiude l’esercizio 2024/2025 con un fatturato consolidato di 19,3 miliardi di euro, in crescita del 4,6% rispetto all’anno precedente. I dati, approvati a inizio febbraio, confermano una traiettoria di sviluppo costante per il gruppo.

Il perimetro industriale conta 36 stabilimenti produttivi e 48.697 dipendenti a livello globale. Sul fronte finanziario, l’azienda indica investimenti in conto capitale per circa 1,1 miliardi di euro, destinati a sostenere capacità produttiva e sviluppo nei mercati strategici.

Nel corso dell’anno Ferrero ha evidenziato l’espansione in Nord America, con il potenziamento del sito di Brantford, in Ontario, anche per la produzione di Nutella Biscuits, e l’apertura di un nuovo stabilimento Kinder Bueno a Bloomington, in Illinois.

Sul piano delle acquisizioni, l’operazione WK Kellogg Co., già richiamata nel bilancio, ha registrato pochi giorni fa il closing definitivo. Un passaggio che rende ora pienamente operativa l’integrazione della società nel perimetro del gruppo e rafforza la strategia di crescita internazionale.

Martedì 17 Febbraio 2026

Sono scomparsi 103mila negozi di prossimità, perché oggi servono gli H24

Tra il 2011 e il 2025 in Italia sono scomparsi oltre 103mila negozi e, dentro questo saldo, pesa soprattutto il crollo dei micro esercizi fino a 50 metri quadri, che hanno perso più di 72mila unità. È il segmento più fragile del commercio di prossimità, quello delle piccole botteghe che nei centri minori rappresentavano anche un presidio sociale oltre che economico.

Il fenomeno è strutturale: meno punti vendita ma di dimensioni maggiori, con una progressiva concentrazione dell’offerta. Nei piccoli centri e nelle frazioni restano vie svuotate e servizi ridotti. La crisi dei micro negozi nasce da costi crescenti, concorrenza della grande distribuzione ed ecommerce, cambiamento delle abitudini di consumo. Non certo dall’arrivo dei distributori automatici.

Nello stesso periodo, infatti, gli H24 e i negozi automatici sono cresciuti perché rispondono a un bisogno reale della cittadinanza. Orari estesi, costi sostenibili, presidio in territori dove un punto vendita tradizionale non sarebbe più economicamente replicabile. In molti paesi rappresentano l’unico servizio disponibile la sera o nei giorni festivi.

E mentre in alcuni territori si continua ad attaccare gli H24 come origine di fenomeni di malamovida, persino l’ANCI ha ricordato che nei piccoli centri queste strutture sono un presidio di pubblica utilità e di socialità. Una posizione che dovrebbe riportare il dibattito su un piano più concreto: gli H24 non hanno svuotato i paesi, in molti casi hanno garantito che un servizio restasse acceso.

Cocaina nei container Nespresso, 500 chili sequestrati: 15 anni agli imputati

Si è chiuso con una condanna severa uno dei casi più clamorosi degli ultimi anni legati al mondo del caffè. Il Tribunale penale di Basilea Campagna ha inflitto 15 anni di reclusione a tre imputati per il tentato recupero di circa 500 chilogrammi di cocaina nascosti in un container di caffè destinato a uno stabilimento Nespresso in Svizzera. Oltre alla pena detentiva è stata disposta l’espulsione dal territorio svizzero per 15 anni.

La vicenda risale al 2022, quando il carico partito dal Brasile e transitato dal porto di Anversa non finì dove gli organizzatori si aspettavano. Il container, invece di essere intercettato nell’area di trasbordo prevista, venne consegnato allo stabilimento di Romont, dove la sostanza stupefacente fu individuata e sequestrata. Un ritrovamento che fece immediatamente il giro dei media per le dimensioni del quantitativo e per il marchio coinvolto, risultato ovviamente del tutto estraneo ai fatti.

Secondo quanto ricostruito in aula, gli imputati tentarono più volte di localizzare e recuperare il carico, muovendosi nell’area logistica dove il container avrebbe dovuto sostare. Gli inquirenti hanno ricostruito gli spostamenti attraverso dati di localizzazione dei telefoni cellulari e immagini di videosorveglianza, elementi che il tribunale ha ritenuto sufficienti per dimostrare il loro coinvolgimento nell’operazione. La difesa ha contestato l’impianto accusatorio chiedendo l’assoluzione, ma la corte ha confermato la responsabilità penale di tutti e tre.

Lunedì 16 Febbraio 2026

L’AI supera il test del distributore, ora il vending non può ignorarla

Sky News ha raccontato nei giorni scorsi un importante esperimento, il modello Claude Opus 4.6 di Anthropic messo alla guida, in simulazione, di un distributore automatico per un anno intero, con un obiettivo molto chiaro, massimizzare i profitti.

Non un esercizio teorico, ma un vero banco di prova gestionale. Il sistema ha dovuto decidere prezzi, gestire scorte, reagire alla concorrenza, pianificare acquisti e mantenere coerenza strategica nel tempo. In pratica ha fatto ciò che ogni gestore fa ogni giorno, solo con una capacità di calcolo e di analisi infinitamente superiore.

I risultati economici simulati hanno mostrato performance rilevanti rispetto ad altri modelli testati nello stesso contesto. Segno che la gestione di un distributore, apparentemente semplice, è in realtà un equilibrio complesso tra domanda, margine, rotazione e costi operativi. Ed è proprio questa complessità a rendere il vending un laboratorio perfetto per misurare la maturità di un’intelligenza artificiale nel lungo periodo.

Quando l’obiettivo viene impostato come massimizzazione del profitto a qualunque costo, emergono anche comportamenti discutibili, strategie aggressive sui prezzi e scelte opportunistiche. Ma questo non è un limite della tecnologia in sé, è la conseguenza dell’obiettivo assegnato. Se si chiede di ottimizzare solo il saldo finale, il sistema ottimizzerà solo quello.

La lezione per il settore è semplice, l’intelligenza artificiale non deve sostituire il gestore, deve affiancarlo. Va inserita dentro regole chiare, con controllo umano e obiettivi equilibrati tra margine e fidelizzazione della location. Può aiutare a prevedere le consumazioni, ottimizzare i riassortimenti, ridurre gli sprechi, rendere più intelligente il pricing e intercettare anomalie prima che diventino perdite.

Nel vending la marginalità si gioca sui centesimi, sulle rotazioni, su dati che cambiano ogni giorno. Se esiste uno strumento capace di leggerli meglio di noi, ignorarlo rischia di diventare un lusso che pochi potranno permettersi.

Caramelle in tasca: 7 italiani su 10 non escono senza

C’è chi pensa che il vero “must have” dell’italiano medio sia lo smartphone. Sbagliato, o meglio, incompleto. Secondo un’indagine commissionata da Unione Italiana Food ad AstraRicerche per il Caramella Day dell’11 febbraio, le caramelle hanno conquistato un posto fisso nello zainetto e nella borsa: il 68% dichiara di averle quasi sempre con sé e il 95% almeno occasionalmente.

Il dato più “vending” della storia, però, è un altro: se le caramelle si dimenticano a casa, uno su due non si rassegna, il 49% torna a prenderle o le ricompra. Traduzione operativa, non esci senza chiavi, portafoglio e, ormai, il tuo mini-magazzino personale di zuccheri e freschezza.

Non è solo abitudine, è posizionamento. Per più della metà degli intervistati (55%) la caramella è il comfort food preferito e supera altri “concorrenti” da borsa come cioccolatini (34%), frutta secca (28%), barrette (28%), liquirizie (23%) e snack salati (21%). Altro che “impulso” davanti alla spirale, qui siamo al presidio del territorio in formato tascabile.

E poi c’è il tema packaging, che nel fuori casa conta eccome: il formato più amato è la scatolina in cartoncino (43%), seguita dal portacaramelle (23,5%), mentre bustine e tubetti sono appaiati (17% ciascuno). Quanto ai gusti, sul podio finiscono morbide o gommose (47%), dure (43,5%) e pastiglie o tavolette (30,5%), con le altre tipologie a inseguire.

Venerdì 13 Febbraio 2026

Bamar Italia, sciopero a Salerno: protesta avanti fino ad oggi

Non è una voce di corridoio, non è un post sui social, è un presidio davanti ai cancelli. A Salerno, nello stabilimento di via Tiberio Claudio Felice, 14 lavoratori della Bamar Italia hanno incrociato le braccia per uno sciopero di otto ore, come riportato da più testate locali che hanno seguito la vertenza.

E non si tratta di una protesta simbolica di un giorno. La mobilitazione iniziata negli scorsi giorni è destinata a proseguire almeno fino a fine settimana, come confermato dalla Cisal Metalmeccanici nazionale che segue la vertenza, con la disponibilità a un confronto solo in presenza di segnali concreti da parte dell’azienda.

Al centro della protesta ci sono, secondo le ricostruzioni pubblicate, il mancato pagamento delle retribuzioni arretrate e la richiesta di revoca dell’ultimo licenziamento. “Non possiamo più tollerare una situazione che lede la dignità delle persone e ignora i diritti fondamentali dei lavoratori”, ha dichiarato Gigi Vicinanza, componente nazionale della segreteria della Cisal Metalmeccanici. Lo stesso Vicinanza ha ribadito che lo sciopero non è una scelta strumentale ma una conseguenza di comportamenti ritenuti inaccettabili, sottolineando la disponibilità a un confronto serio e immediato a condizione che vengano rimossi gli ostacoli finora creati.

Il quadro viene descritto come particolarmente delicato anche alla luce del fatto che Bamar Italia risulta in concordato preventivo in continuità. In un’azienda inserita in una procedura di questo tipo, la tensione su stipendi e occupazione assume un peso specifico maggiore, perché incide direttamente sulla credibilità del percorso di risanamento.

Le notizie parlano di 14 lavoratori coinvolti e di un clima di forte incertezza sul futuro del sito. Non sono numeri enormi, ma nel vending ogni realtà che entra in difficoltà è un segnale che va oltre il singolo stabilimento. La vertenza resta aperta, mentre i lavoratori attendono risposte concrete per chiudere la protesta e avviare una soluzione condivisa.

ANIMA e il “made in EU” dell’iperammortamento che fino a ieri era essenziale

ANIMA è la Federazione delle associazioni della meccanica e dell’ingegneria aderente a Confindustria. Rappresenta uno dei principali comparti manifatturieri del Paese, quello delle macchine e della meccatronica. Non un osservatore esterno, ma una componente strutturata del sistema confindustriale.

Fino a ieri, nelle comunicazioni ufficiali sull’iperammortamento 2026, il “made in EU” veniva definito un requisito essenziale. Non un dettaglio tecnico. Non una sfumatura. Requisito essenziale per accedere all’agevolazione. Nel materiale di presentazione del recentissimo webinar dedicato alla misura, l’origine intra Ue dei beni era indicata come uno dei punti centrali di verifica operativa per le imprese.

Si parlava di modalità di controllo del requisito di origine, di implicazioni concrete, di adempimenti. L’intra Ue non era un’opzione, era la condizione di accesso. Poi arriva l’annuncio del Governo: eliminazione delle limitazioni territoriali. e, poche ore dopo, la cancellazione del vincolo viene definita da ANIMA “una possibile evoluzione normativa di grande rilievo”.

Evoluzione. Nel giro di una mattinata si passa da requisito essenziale a grande rilievo dell’eliminazione del requisito. È legittimo aggiornare le imprese quando la norma cambia. È normale adeguarsi a un nuovo quadro politico. Ma se una cosa era essenziale, la sua scomparsa non è un dettaglio tecnico è un completo ribaltamento. La sensazione è che, quando il vento politico gira, anche il lessico si adegui con sorprendente rapidità...

Benvenuti nel mondo reale, dove i requisiti essenziali possono trasformarsi in evoluzioni nel tempo di un post.

Giovedì 12 Febbraio 2026

Cassa integrazione, nel 2025 la crescita della straordinaria pesa sul vending

Nel 2026 la cassa integrazione torna al centro dell’attenzione con la pubblicazione degli ultimi dati INPS relativi al 2025. Le ore autorizzate hanno sfiorato quota 560 milioni, in aumento rispetto al 2024, ma il dato più rilevante non è tanto il volume complessivo quanto la sua composizione: la cassa ordinaria arretra, mentre cresce in modo marcato la straordinaria, segnalando difficoltà che non appaiono più temporanee.

La CIGS registra un incremento superiore al 58% su base annua e supera i 260 milioni di ore autorizzate, mentre la CIGO è in calo. Una dinamica che rafforza la lettura di una crisi di natura strutturale, legata a ristrutturazioni, ridimensionamenti e processi industriali di medio periodo, più che a semplici flessioni congiunturali della produzione.

Sul fronte delle vertenze, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy risultano aperti tavoli di crisi che coinvolgono 103 aziende e oltre 131.000 lavoratori, a cui si aggiungono le situazioni gestite a livello regionale. Le regioni con il maggior numero di ore autorizzate sono Lombardia, Veneto e Piemonte, mentre tra i settori più colpiti figurano meccanica e metallurgia, con aumenti significativi, e un forte balzo nei trasporti e nelle comunicazioni.

Per il vending l’effetto è diretto e misurabile: meno ore lavorate significano meno presenze nei luoghi di lavoro e quindi meno occasioni di consumo. La diffusione della cassa integrazione straordinaria riduce la continuità degli orari, svuota parzialmente uffici e stabilimenti e comprime il numero di consumazioni giornaliere. Quando la cassa integrazione smette di essere una misura temporanea e diventa una gestione di lungo periodo, il calo dei volumi non è episodico ma tende a stabilizzarsi, trasformandosi in un fattore strutturale di debolezza per molte postazioni.

Confida presenta il piano di formazione 2026, focus su AI e sostenibilità

CONFIDA ha presentato il Piano di Formazione 2026, un programma pensato per accompagnare le imprese del vending nello sviluppo delle competenze strategiche necessarie alla gestione e alla crescita del business in una fase di forte trasformazione del settore.

Il piano è stato elaborato da Confida Servizi partendo dai fabbisogni espressi direttamente dalle aziende associate e combina due strumenti complementari, da un lato webinar online gratuiti, dall’altro Masterclass in presenza ad alto valore formativo, proposte agli associati a condizioni convenzionate.

Sono previste sei Masterclass in presenza, dedicate ai principali pilastri dell’attività d’impresa. Tre appuntamenti saranno focalizzati su Intelligenza artificiale e tecnologie digitali, a conferma del peso crescente di questi temi anche nel vending, mentre le altre Masterclass affronteranno comunicazione, controllo di gestione e finanza, marketing.

Accanto agli incontri in aula, il Piano di Formazione 2026 comprende otto webinar gratuiti. Il calendario si apre il 25 febbraio con un webinar dedicato al welfare aziendale e prosegue nel mese di marzo con tre appuntamenti focalizzati su sostenibilità ed ESG. I successivi webinar affronteranno temi legati a vendite, marketing e social media.

Il calendario completo, il dettaglio dei corsi e le modalità di iscrizione sono disponibili sul sito dell’associazione, all’interno della sezione dedicata alla formazione (CLICCA QUI)

Mercoledì 11 Febbraio 2026

Marchio CE: EVA pubblica una guida per fare chiarezza sulle vending machine

L’associazione europea della distribuzione automatica EVA ha predisposto una breve guida dedicata alla legislazione e agli standard che si applicano ai distributori automatici, con un’attenzione particolare al tema del marchio CE. Un documento pensato per aiutare il settore a orientarsi in un quadro normativo che negli ultimi anni si è fatto più articolato, soprattutto tra nuove regole europee e aggiornamenti degli standard tecnici.

Il punto centrale della guida è il significato del marchio CE, che non è un semplice bollino, ma una dichiarazione formale con cui il fabbricante, o il suo rappresentante nell’Unione europea, attesta che la macchina è conforme ai requisiti di sicurezza previsti dalla normativa applicabile. EVA richiama il fatto che questa responsabilità resta in capo a chi immette il prodotto sul mercato e che non può essere considerata un adempimento automatico o puramente burocratico.

Un passaggio rilevante riguarda le modifiche alle macchine dopo la produzione. La guida distingue tra interventi ordinari, come riparazioni o integrazioni previste dal costruttore, e modifiche più profonde che possono cambiare il profilo di sicurezza della macchina. In questi casi, il rischio è che si esca dal perimetro della dichiarazione CE originaria, con conseguenze dirette sulle responsabilità di chi effettua l’intervento.

Il documento entra poi nel merito dei principali ambiti normativi che possono interessare una vending machine, dalla sicurezza elettrica alla compatibilità elettromagnetica, fino agli aspetti legati alla refrigerazione, alla connettività e ai materiali a contatto con alimenti e acqua. Senza entrare nel dettaglio tecnico, il messaggio è chiaro: la conformità non si esaurisce in una sola direttiva, ma riguarda un insieme di regole che vanno considerate nel loro complesso.

La guida EVA si propone come strumento di orientamento per fabbricanti, importatori e operatori, soprattutto nei casi in cui la macchina venga personalizzata, integrata con periferiche o importata da Paesi extra UE. Un richiamo alla necessità di maggiore attenzione e consapevolezza su un tema che, spesso, viene dato per scontato.

La Guida è disponibile per i soli associati EVA. Per informazioni CLICCA QUI

Caffitaly: il Carnevale con THUN è speciale

Caffitaly e THUN qualche tempo fa hanno siglato una collaborazione dando vita ad un’edizione speciale della macchina da caffè Arka S33 caratterizzata da un design unico, disponibile in alcune tonalità pastello e con decorazioni che richiamano in modo inequivocabile l’iconico stile THUN. In occasione di Carnevale, fino al 15 febbraio 2026 Caffitaly propone un’offerta che include la macchina in edizione speciale, 6 bicchierini in vetro THUN per espresso e capsule di caffè (Box Corposo, Box Cream Espresso e Box Orzo) ad un prezzo davvero vantaggioso!

La macchina da caffè Caffitaly Arka S33 in versione speciale THUN è compatta e silenziosa, capace di erogare in pochi secondi un espresso perfetto dall’aroma inconfondibile. Pensata per l’utilizzo esclusivo di capsule originali Caffitaly System, include la funzione "Clean" che suggerisce un ciclo di lavaggio dopo l'erogazione di bevande diverse dal caffè, garantendone così un gusto sempre ottimale; dispone inoltre di un sistema di risparmio energetico con spegnimento automatico dopo dieci minuti di inattività.

Martedì 10 Febbraio 2026

Miami Ristoro e Gruppo Illiria avviano un percorso di aggregazione industriale

Miami Ristoro ha inviato una comunicazione a tutti i propri clienti nella quale informa di aver avviato, insieme a Gruppo Illiria, un percorso di aggregazione industriale finalizzato al rafforzamento della struttura e all’efficientamento del servizio. Le due realtà collaborano da tempo anche attraverso la partecipazione nel Consorzio COVEN.

Nella comunicazione viene precisato che, all’esito di tale percorso, la gestione del servizio di somministrazione a mezzo distributori automatici presso le sedi dei clienti proseguirà senza alcun cambiamento. Rimarranno invariati il personale di riferimento, le modalità di erogazione del servizio, i prodotti e gli standard qualitativi finora garantiti.

La continuità del servizio viene indicata come elemento centrale dell’iniziativa, con la conferma delle stesse modalità operative, della stessa attenzione e della stessa continuità di sempre nella gestione delle postazioni.

Nel nuovo assetto, Massimo Ferrarini continuerà a mantenere il ruolo di referente diretto per i clienti, assicurando il presidio operativo anche in qualità di Procuratore Speciale di Gruppo Illiria. Ulteriori aggiornamenti verranno forniti nelle prossime settimane in relazione all’evoluzione del percorso avviato.

FAS sale all’80% in Alturas e rafforza la spinta sul retail tech

FAS International SpA porta dal 35% all’80% la propria partecipazione in Alturas Sistemi Srl, software house di Villafranca di Verona specializzata in soluzioni gestionali avanzate, applicazioni personalizzate e infrastrutture hardware e software.

Dopo l’ingresso iniziale di ottobre 2024, l’acquisizione di un ulteriore 45% viene presentata come il consolidamento di una partnership strategica, con l’obiettivo di potenziare l’architettura digitale di FAS attraverso un ecosistema integrato di software e hardware e con il supporto di tecnologie di intelligenza artificiale.

Sul fronte dei numeri, nonostante le criticità che hanno segnato il settore del vending negli ultimi anni, FAS prevede di chiudere il 2025 con un fatturato consolidato leggermente superiore al 2024, indicato in circa 58 milioni di euro. Il comunicato attribuisce il risultato anche al contributo di Alturas e a quello di Vendix, entrata nel gruppo nel luglio 2025 con una quota del 70% destinata a salire fino al 100% entro due anni.

Per il 2026 il gruppo dichiara di puntare su un’espansione nel mercato “extra-vending”, che include negozi automatici 24/7 e ristorazione collettiva, anche con soluzioni per mense automatizzate “Food24 system”, oltre alle opportunità nel retail tech per farmacie e tabacchi sviluppate con Vendix, newco nata da uno spin-off di Microhard. Il Managing Director Francesco Cantini sottolinea che l’intelligenza artificiale sarà applicata trasversalmente alle soluzioni, con un focus particolare sul post-vendita, dove viene indicata come leva per diagnosi predittive, interventi più rapidi e un salto di qualità nel servizio.

Contestualmente, Giovanni Pizzoli è stato confermato Amministratore Delegato di Alturas.

Lunedì 9 Febbraio 2026

Iperammortamento, salta il “made in Ue”. Il tradimento di Confindustria.

Il “made in Ue” sull’iperammortamento è saltato. Non ridimensionato, non ammorbidito, proprio cancellato. L’annuncio è arrivato a Telefisco 2026, dove il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha spiegato che le limitazioni territoriali sui beni agevolati verranno eliminate e che l’agevolazione potrà essere fruita indipendentemente da dove viene prodotto il macchinario oggetto dell’investimento. Una svolta secca, che archivia mesi di discussioni e ribalta l’impianto originario della misura.

Fino a poco tempo fa il vincolo europeo veniva presentato come un principio qualificante, quasi identitario per salvaguardare le produzioni Made in Italy. Poi, nel giro di poche settimane, è diventato il problema principale da risolvere. Nel mondo industriale, però, questa conclusione non sorprende nessuno. Da tempo, all’interno del sistema Confindustria, si erano accumulati dubbi pesanti sulla reale fruibilità dell’iperammortamento con il vincolo “made in Ue”. Non osservazioni marginali, ma una critica di sostanza, legata alla struttura stessa delle filiere produttive e tecnologiche.

Applicare un requisito territoriale significava rendere l’incentivo difficilmente utilizzabile da una parte significativa delle imprese di Confindustria. Una contraddizione che diverse articolazioni del sistema industriale avevano segnalato, parlando apertamente di rischio di inefficacia.

Ed è qui che nasce il sospetto. Pubblicamente prudenza, nei fatti, però, il risultato finale va esattamente nella direzione auspicata da chi quella clausola la considerava un errore fin dall’inizio. Il “made in Ue” cade senza compromessi e senza soluzioni intermedie. Nessuno rivendica la scelta, nessuno si attribuisce la paternità della correzione, ma il copione è quello classico.

Nel settore c’è chi parla apertamente di un gioco delle parti. Dubbi espressi, distinguo pubblici, prese di distanza formali. Poi, sotto traccia, la pressione per arrivare al risultato finale. Confindustria evita di metterci la faccia, ma porta a casa ciò che chiedeva da tempo. Il Governo corregge la misura, la clausola cade, e tutti possono continuare a dire di non aver mai davvero spinto.

C’è però un soggetto che in questa partita appare sconfitto. Assoprisma, l’associazione nata all’interno della Federazione ANIMA di Confindustria per rappresentare i produttori italiani del vending e del retail automatico, fondata solo quattro mesi fa da cinque grandi aziende del settore con una missione dichiarata, rafforzare la presenza e la voce del made in Italy sui mercati globali, valorizzando innovazione, qualità industriale e meccatronica italiana. Proprio mentre prendeva forma una rappresentanza pensata per presidiare questi temi all’interno del sistema confindustriale, la clausola che avrebbe dovuto premiarli viene archiviata senza esitazioni. Se c’è qualcuno per cui si può parlare davvero di tradimento, non sono le imprese che importano tecnologia da fuori Europa, ma chi ha lasciato che una battaglia come questa venisse silenziosamente abbandonata. In questo senso, più che una semplice correzione normativa, l’addio al “made in Ue” assomiglia a uno schiaffo silenzioso alle cinque aziende che hanno creduto in Assoprisma, uno schiaffo di quelli che non fanno rumore ma fanno male, soprattutto a chi aveva investito credibilità, rappresentanza e capitale industriale sull’idea che quella battaglia, dentro Confindustria, fosse davvero condivisa.

Evoca, esce Jochen Fabritius: Norman Rafael nuovo CEO

Evoca Group ha ufficializzato il cambio al vertice: dal 5 febbraio 2026 Norman Rafael è il nuovo Chief Executive Officer, mentre Jochen Fabritius ha lasciato il ruolo di CEO e, una volta completate le necessarie approvazioni societarie, assumerà quello di Chairman. Il passaggio rientra nel piano di successione annunciato il 31 marzo 2025.

Rafael arriva alla guida dopo aver ricoperto il ruolo di Chief Operating Officer. Il Consiglio ringrazia Fabritius per la fase di trasformazione e rafforzamento operativo, formula che nel dizionario industriale significa lavorare più su struttura, costi, efficienza e disciplina economica che sulla crescita.

Nel vending questo schema lo abbiamo già visto: fasi di razionalizzazione spinte, attenzione quasi chirurgica ai KPI, struttura alleggerita, processi più rigidi e, spesso, ricambio o ridimensionamento di figure storiche che avevano caratterizzato le fasi precedenti. È un modello che serve a rimettere in carreggiata l’azienda, ma non sempre garantisce automaticamente la fase successiva di sviluppo, soprattutto quando la discontinuità organizzativa è molto marcata. Nei processi di forte razionalizzazione, la riduzione o il ricambio delle figure storiche può modificare equilibri interni e patrimonio di competenze sedimentato nel tempo. L’identità di un’azienda è anch’essa un asset industriale e, quando le ristrutturazioni incidono in profondità sugli assetti manageriali, il rilancio non è più solo una questione di numeri: occorre ricostruire coesione, visione e cultura operativa, passaggi che nei cicli del vending si sono rivelati tutt’altro che automatici.

Ed è qui che inizia la partita di Rafael. Perché una macchina più efficiente non basta se non torna anche a spingere sui ricavi, in un mercato delle soluzioni professionali per il fuori casa che non regala niente a nessuno. Il nuovo CEO si trova quindi davanti a una sfida complessa: difendere il lavoro fatto sull’efficienza e riattivare allo stesso tempo le leve della crescita.

Infatti, sul piano finanziario, Evoca presenta una struttura tipica dei gruppi industriali cresciuti anche attraverso operazioni di finanza straordinaria, con una leva che obbliga l’azienda a mantenere un equilibrio costante tra redditività e volumi. Con un Adj. EBITDA che negli ultimi dati disponibili (9 mesi) evidenzia un calo del 16%, la sostenibilità del Gruppo dipende in modo diretto dalla capacità di mantenere margini solidi e continuità di ricavi. Non è una configurazione fuori mercato per realtà di queste dimensioni, ma è un modello che offre meno margine di errore rispetto a strutture più leggere e che, in presenza di una recessione prolungata, renderebbe fisiologico intervenire su costi o organizzazione per preservare l’equilibrio finanziario.

Venerdì 6 Febbraio 2026

Togliere le monete per combattere i furti nelle postazioni a rischio

Da qualche tempo nel settore si discute se eliminare completamente il contante dalle vending machine possa essere una soluzione efficace per ridurre furti e vandalismi, limitando i pagamenti alla sola modalità cashless.

Una sostituzione radicale dell’intero parco macchine resta oggi impensabile, soprattutto per l’inevitabile perdita di battute che molte postazioni subirebbero. Diverso è però il caso di un approccio selettivo, applicato solo alle location più problematiche e con un rischio di furto ormai accertato.

In questa direzione si muove, ad esempio, la gestione lombarda Campagnari Service. Da circa un anno l’azienda ha introdotto un protocollo preciso: quando una postazione subisce due furti, viene classificata come “a rischio” e scatta automaticamente la conversione del sistema di pagamento in modalità 100% cashless. La macchina viene inoltre dotata di adesivi ben visibili che informano la clientela dell’assenza di accettazione delle monete.

Dai primi riscontri operativi, la scelta sembra dare risultati incoraggianti, rendendo economicamente più sostenibile la permanenza della macchina in contesti critici. Una soluzione non universale, ma che in alcune situazioni potrebbe rappresentare una risposta concreta a un problema molto diffuso.


Kinder Kornetti crema al latte, nuova referenza per la colazione

Ferrero amplia la gamma Kinder Kornetti con l’introduzione di Kinder Kornetti Crema al Latte, una nuova proposta pensata per il momento della colazione. La novità si inserisce all’interno della linea dedicata ai croissant, già presente sul mercato con la variante al cioccolato.

Il prodotto abbina un cornetto soffice a una farcitura alla crema al latte, con un profilo di gusto che richiama uno degli elementi più riconoscibili dell’universo Kinder. La ricetta è studiata per offrire un’esperienza equilibrata e adatta a tutta la famiglia.

Kinder Kornetti Crema al Latte nasce come evoluzione dell’offerta, andando ad arricchire la gamma con una nuova alternativa rispetto alle referenze già disponibili. La scelta della crema al latte risponde alla volontà di ampliare i territori di gusto all’interno della categoria dei croissant confezionati.

Con questo lancio, Ferrero rafforza la presenza del brand Kinder nel segmento della colazione, puntando su una combinazione di morbidezza e farcitura che si affianca alle proposte esistenti e consolida l’identità della linea Kinder Kornetti.

Giovedì 5 Febbraio 2026

Non basta un erogatore d’acqua per trasformare il vending in un appalto

Negli appalti scolastici del vending si è diffusa negli ultimi anni una prassi ricorrente: affiancare ai distributori automatici un servizio accessorio, spesso un erogatore d’acqua, per sostenere che l’affidamento non sia più una concessione ma un appalto. Una scelta che, nella pratica, ha consentito a molti enti di ricorrere all’affidamento diretto sotto soglia, riducendo o eliminando il confronto concorrenziale.

Su questo punto arriva ora un chiarimento che difficilmente può essere ignorato. Il Parere in funzione consultiva n. 56, approvato da ANAC il 21 gennaio 2026 (CLICCA QUI), ribadisce che la qualificazione del contratto non dipende dalla semplice presenza di prestazioni accessorie, ma dalla struttura economica complessiva dell’affidamento. Se il rischio operativo resta in capo al gestore e la remunerazione deriva dai consumi degli utenti, il contratto mantiene la natura di concessione.

Il principio è lineare: nei contratti misti non basta inserire una componente di appalto per applicare automaticamente la disciplina degli appalti. Quando la parte di appalto è marginale e non prevalente, non è in grado di modificare la qualificazione giuridica del rapporto. Nel caso del vending scolastico, l’erogatore d’acqua non è sufficiente a trasformare una concessione in un appalto affidabile direttamente.

Le conseguenze sono operative e immediate. Se l’affidamento resta una concessione, non è possibile ricorrere all’affidamento diretto, nemmeno sotto soglia. La procedura deve rispettare le regole proprie delle concessioni, garantendo un confronto effettivo tra più operatori economici. Un passaggio che incide su tempi e modalità delle gare, ma che tutela trasparenza e concorrenza.

Il messaggio che emerge è chiaro. Negli appalti di vending scolastico non esistono scorciatoie formali capaci di cambiare la sostanza dei contratti. Aggiungere un servizio accessorio non basta a riscriverne la natura, e continuare a farlo espone le stazioni appaltanti a contestazioni sempre più difficili da sostenere.

Asilo aziendale "I Vispi Sorrisi", 15 anni di welfare in casa IVS

Compie quindici anni l’asilo nido aziendale “I Vispi Sorrisi”, nato all’interno della sede IVS di Pedrengo e diventato nel tempo uno dei casi più interessanti di welfare aziendale legato al mondo del vending. Aperto nell’ottobre 2011, quando iniziative di questo tipo erano tutt’altro che diffuse, il progetto è partito come una scommessa e oggi rappresenta una struttura stabile, con una capienza attuale di 19 posti, che possono arrivare a 22 considerando le frequenze part time.

L’idea nasce su intuizione di Adriana Cerea, con l’obiettivo di offrire un supporto concreto alle madri lavoratrici dell’azienda. All’interno del sito produttivo è stato ricavato uno spazio autonomo, con ingressi e aree indipendenti, dedicato ai bambini dai 3 mesi ai 3 anni. Il nido è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 7:30 alle 18, con un’organizzazione pensata per conciliarsi con i tempi di lavoro, non solo sulla carta.

I primi anni non sono stati semplici, con numeri ridotti e solo cinque o sei bambini iscritti. La scelta, però, è stata quella di andare avanti comunque, tanto che gli amministratori hanno rinunciato al gettone presenza destinando le risorse alle esigenze della struttura. Una decisione che nel tempo ha permesso all’asilo di crescere sia sul piano qualitativo sia su quello delle presenze, fino ad arrivare all’attuale lista d’attesa.

“I Vispi Sorrisi” è un nido interaziendale, pensato in via prioritaria per i figli dei dipendenti IVS, ma aperto anche all’esterno. Accoglie bambini di Pedrengo e Seriate e, più in generale, famiglie che lavorano nell’area industriale della zona. La priorità resta ai dipendenti che presentano domanda nei tempi previsti, mentre le richieste esterne vengono valutate successivamente. Il Comune di Pedrengo ha avviato una convenzione, visto che l’offerta di nidi sul territorio non riesce a coprire l’intero fabbisogno.

La retta è identica per tutti, ma ai lavoratori IVS viene rimborsato il 50% come welfare aziendale in busta paga. La gestione dell’asilo è stata separata dall’azienda con la creazione della cooperativa sociale Logica, che si occupa dell’organizzazione e dell’assunzione delle educatrici. Oggi il nido conta cinque educatrici e una coordinatrice psicopedagogista, confermando un’impostazione che, a distanza di quindici anni, resta un riferimento concreto quando si parla di welfare aziendale nel settore.

Mercoledì 4 Febbraio 2026

Category management nel vending: CONFIDA pubblica il manuale operativo

l vending del futuro non si giocherà solo su prezzi, promozioni o nuove macchine, ma sempre di più su come viene costruita l’offerta dentro il distributore. Con margini sotto pressione e consumi meno automatici rispetto al passato, il category management diventa uno degli strumenti più concreti per recuperare redditività macchina per macchina. Decidere cosa mettere, dove metterlo e perché non è più un dettaglio, ma una scelta strategica che incide direttamente sulle vendite e sulla percezione del servizio. In questa direzione va l’iniziativa appena annunciata da CONFIDA, che ha reso disponibile per gli associati un manuale dedicato all’Easy Category Marketing applicato al vending.

È infatti disponibile online, nell’area riservata alle imprese associate, il Manuale di Easy Category Marketing per il vending, realizzato dalla professoressa Elisa Fabbi dell’Università di Modena e Reggio Emilia per CONFIDA. Il Manuale è stato pensato per accompagnare le imprese di gestione nella gestione strategica dell’offerta, fornendo un metodo strutturato, esempi concreti e strumenti immediatamente applicabili nella pratica quotidiana.

Un focus particolare è dedicato al posizionamento dei prodotti all’interno del distributore automatico, analizzandone l’impatto diretto sulla redditività delle singole macchine e sulle scelte di acquisto dei consumatori. L’obiettivo è supportare le imprese nel percorso di evoluzione della distribuzione automatica, da soluzione di emergenza a canale di scelta consapevole, capace di costruire relazioni durature con i clienti e di generare valore sostenibile nel tempo.

Il Manuale può essere scaricato online (CLICCA QUI) accedendo all’area riservata del sito CONFIDA con le credenziali dedicate alle imprese associate.

Heineken porta la 0.0 anche in lattina e rafforza l’offerta analcolica

Heineken® 0.0 amplia la propria offerta e debutta in lattina, con un formato iconico e pratico, caratterizzato da colori vibranti, pensato per intercettare stili di vita sempre più dinamici e rendere la scelta analcolica più semplice e quotidiana.

Il lancio si inserisce in un mercato in forte crescita. Nel 2024 la birra analcolica ha registrato un incremento del 13,4% rispetto all’anno precedente, confermando un trend ormai strutturale. Secondo una ricerca condotta da HEINEKEN Italia con AstraRicerche nell’ambito della campagna TOGETHER, oltre un giovane su tre (33,6%) considera la birra analcolica una valida alternativa, mentre per il 59% è adatta a ogni contesto di consumo e per il 61% il gusto è paragonabile a quello della birra tradizionale.

Heineken® 0.0 è una lager analcolica dal sapore pieno e distintivo, “zero alcol, zero compromessi”. Con l’introduzione della lattina, il brand punta su una soluzione versatile e orientata all’on-the-go, adatta anche ai contesti in cui il vetro non è consentito, come festival, concerti ed eventi sportivi, oltre che al consumo a casa, al lavoro o in serata con gli amici.

“Con il lancio della nuova lattina di Heineken® 0.0 vogliamo rendere la scelta analcolica ancora più accessibile”, ha dichiarato Michela Filippi, Marketing Director di HEINEKEN Italia. Nel comunicato viene inoltre ricordato l’impegno del gruppo sul consumo responsabile, avviato nel 2004, e l’indicazione che anche nel 2026 il brand continuerà a investire il 15% del media budget su Heineken® 0.0 per la promozione del consumo responsabile.

Martedì 3 Febbraio 2026

Vending verso il 2029: crescita lenta e margini sempre sotto pressione

Le previsioni sul futuro del vending italiano fino al 2029 arrivano da un’analisi di MonitoraItalia, basata sui bilanci delle principali aziende del settore e su due scenari previsionali distinti. Uno più favorevole, l’altro decisamente più prudente. In entrambi i casi, il messaggio è chiaro: il settore continuerà a muoversi, ma la vera sfida resterà la marginalità.

Secondo lo scenario più favorevole elaborato da MonitoraItalia, il fatturato complessivo del vending dovrebbe crescere in media di circa il 2,5% all’anno nel periodo 2025–2029. Un aumento graduale, distribuito lungo tutto il quinquennio, che descrive un settore ancora in crescita ma ormai maturo, dove le accelerazioni del passato non sono più all’orizzonte.

Tra il 2026 e il 2029 i margini restano sotto pressione, con costi difficili da comprimere. Il miglioramento, per chi ci riuscirà, sarà lento e tutt’altro che scontato. Anche nello scenario migliore, la redditività è attesa in recupero progressivo, senza però un ritorno rapido a livelli di comfort.

Accanto a questo quadro c’è anche uno scenario più critico, sempre elaborato da MonitoraItalia, in cui la crescita dei ricavi si affievolisce progressivamente fino quasi a fermarsi nel medio periodo. In questa ipotesi, il risultato operativo delle aziende peggiora lungo tutto l’orizzonte 2025–2029. Tradotto: si continua a lavorare, ma con margini sempre più sottili e con sempre meno spazio per assorbire errori, aumenti di costo o imprevisti.

Le previsioni al 2029 non raccontano quindi un vending in crisi, ma nemmeno un settore facile. Il mercato appare sempre più selettivo e destinato a premiare solo le gestioni più strutturate, capaci di controllare i costi e leggere con attenzione i numeri. Per tutti gli altri, il rischio è di arrivare al 2029 ancora operativi, ma con sempre meno ossigeno.

Plastica riciclata, quando le politiche europee spengono gli impianti

Per anni la politica europea ha spinto sul messaggio del plastic free come soluzione semplice e immediata, colpendo anche il vending con divieti, limitazioni e una narrazione spesso ideologica. Oggi però emerge un dato difficile da ignorare: mentre si parlava di economia circolare, in Europa gli impianti di riciclo della plastica stanno chiudendo (CLICCA QUI) e la plastica riciclata viene sempre più spesso acquistata all’estero.

Il problema non è il materiale, ma il sistema. Il risultato è che produrre plastica riciclata in Europa spesso costa più che importarla da Paesi extra UE, dove i vincoli ambientali e industriali sono diversi. Così la materia prima seconda, che avrebbe dovuto essere il pilastro dell’economia circolare, diventa una commodity globale, acquistata dove costa meno, indipendentemente da dove e come viene prodotta. In questo contesto, le quote obbligatorie di contenuto riciclato rischiano di trasformarsi in un boomerang per l’industria europea.

Nel vending questo schema lo conosciamo bene. La spinta contro la plastica ha tolto prodotti, creato confusione e penalizzato un canale senza costruire alternative solide. Ora si scopre che la sostenibilità raccontata non ha retto alla prova dei numeri e del mercato, e a pagarne il prezzo sono ancora una volta i settori più esposti come il nostro.

Lunedì 2 Febbraio 2026

Gli H24 che stanno cambiando le notti di Bari

Avevamo deciso di non pubblicare l’ennesimo affronto giornalistico nei confronti della categoria degli imprenditori degli H24, culminato in un recente articolo di Bari Today dal titolo: “Birre, giovani e spaccio. Dentro gli H24 che stanno cambiando le notti di Bari”. Per una volta però la stessa redazione, probabilmente rendendosi conto dell’errore, ha dato spazio alla replica di un imprenditore del nostro settore.

Questa, invece, la pubblichiamo volentieri e integralmente:

"Gentile redazione di Bari Today,
in qualità di imprenditore operante nel settore dei distributori automatici H24, sento il dovere di intervenire in merito all’articolo “Birre, giovani e spaccio. Dentro gli H24 che stanno cambiando le notti di Bari”.
Colpisce, più del tema trattato, l’impostazione narrativa che finisce per mettere sul banco degli imputati un’intera categoria di imprenditori, accomunandola a fenomeni di degrado e illegalità che nulla hanno a che vedere con chi opera nel rispetto delle regole.
Definire l’apertura di un H24 come un’attività che “basta avviare con qualche migliaio di euro” è semplicemente falso.
Un’attività regolare comporta:
• investimenti ben più consistenti tra locali, macchinari, impianti, sistemi di sicurezza e videosorveglianza;
• autorizzazioni, SCIA, requisiti igienico-sanitari, fiscali e amministrativi;
• costi fissi elevati e controlli continui.
Chi investe in questo settore non improvvisa, non opera nell’ombra e non trae alcun vantaggio dall’illegalità, che anzi danneggia per primo proprio chi lavora onestamente.
Attribuire il fenomeno dello spaccio o del degrado notturno agli H24 significa confondere il contenitore con il problema reale.
Lo spaccio esisteva prima e continuerà ad esistere indipendentemente dalla presenza di un distributore automatico. Il vero nodo è:
• la gestione del territorio;
• l’efficacia dei controlli;
• la prevenzione e il presidio delle aree critiche.
Scaricare queste responsabilità sugli imprenditori è una semplificazione che non aiuta né i cittadini né le istituzioni.
Siamo i primi a chiedere regole chiare, controlli seri e interventi mirati, perché solo così si tutela la legalità e si difendono le imprese sane da chi opera fuori dalle regole.
Raccontare la realtà è fondamentale. Farlo senza generalizzare e senza criminalizzare chi investe e crea lavoro, lo è ancora di più".

L’Innovation District debutta a Venditalia 2026

A Venditalia 2026, in programma a Rimini dal 6 all’8 maggio, arriva l’Innovation District, un nuovo progetto speciale pensato per dare spazio alle Start-Up e alle PMI più innovative della distribuzione automatica. Un’area dedicata alle tecnologie emergenti e alle soluzioni che stanno contribuendo a ridisegnare il futuro del vending, con un focus chiaro su innovazione, nuovi modelli di business e applicazioni concrete.

L’Innovation District nasce come una vetrina esclusiva per prodotti e servizi ad alto contenuto tecnologico, offrendo agli operatori del settore la possibilità di entrare in contatto diretto con realtà capaci di portare valore in termini di efficienza operativa, esperienza utente e performance complessive. Un progetto che guarda al vending di domani e che punta a favorire il dialogo tra industria consolidata e nuove imprese.

All’interno dell’area sono previste sessioni di demo live, durante le quali sarà possibile vedere all’opera tecnologie avanzate, soluzioni smart e nuovi servizi pensati per il mercato automatico. Accanto alle dimostrazioni, spazio anche ai pitch e alle presentazioni, con le Start-Up protagoniste nel racconto delle proprie idee, dei progetti in sviluppo e delle strategie di crescita.

L’Innovation District si propone anche come un punto di incontro qualificato tra innovatori, aziende strutturate, investitori e professionisti internazionali, rafforzando il ruolo di Venditalia come piattaforma di riferimento per l’evoluzione dell’intero comparto.

Per le Start-Up attive nell’industria della distribuzione automatica, Venditalia rappresenta un’opportunità concreta per mettere in mostra la propria innovazione, farsi conoscere dal mercato e avviare nuove relazioni strategiche. È possibile candidarsi direttamente per entrare a far parte dell’Innovation District e portare la propria idea al centro della scena del vending 2026.

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