GOSSIPRISPOSTECOMMENTICHI SIAMOAVATARPRIVACY    
 
 


 

Venerdì 30 Gennaio 2026

Nestlé accelera sulle acque: banche al lavoro per finanziare la vendita

La possibile cessione del business delle acque di Nestlé (S.Pellegrino, Acqua Panna e Perrier) entra in una fase più avanzata. Secondo quanto riportato da diverse fonti finanziarie, il gruppo svizzero avrebbe avviato un processo strutturato per la vendita di una quota della divisione, con una valutazione complessiva stimata intorno ai 5 miliardi di euro. Un’accelerazione che nelle ultime settimane si è riflessa soprattutto sul fronte bancario.

Le banche sarebbero infatti al lavoro per predisporre un pacchetto di finanziamenti destinato ai potenziali acquirenti, con una componente di debito compresa tra 2 e 3 miliardi di euro. La struttura ipotizzata rientrerebbe negli schemi tipici delle operazioni di leveraged buyout, con un livello di leva stimato tra 4 e 6 volte l’EBITDA della divisione, indicato intorno ai 500 milioni di euro.

Parallelamente, il processo di vendita sarebbe entrato nella fase delle offerte preliminari. Ai soggetti interessati sarebbe stato chiesto di presentare le prime proposte entro questo mese, segnale che il dossier è ormai pienamente operativo. A coordinare l’operazione, secondo le indiscrezioni, sarebbe Rothschild in qualità di advisor finanziario.

Tra i potenziali investitori vengono indicati principalmente grandi fondi di private equity, attratti da un comparto che resta strategico per posizionamento dei brand, capacità di generare cassa e prospettive di valorizzazione, nonostante le crescenti pressioni regolatorie e industriali che interessano il mondo delle acque imbottigliate.

Per il mercato del fuori casa e per il vending, la notizia conferma come l’acqua continui a essere un asset centrale e contendibile, sempre più al centro di logiche finanziarie oltre che industriali. Se e quando l’operazione arriverà a compimento, l’impatto non riguarderà solo gli assetti proprietari, ma anche le strategie di sviluppo e presidio di uno dei segmenti più sensibili e visibili del consumo fuori casa.

I trend del caffè 2026 secondo Lavazza: qualità, esperienza e innovazione

Il mercato del caffè entra nel 2026 in una fase di evoluzione profonda, sempre più guidata dalla qualità e dall’esperienza di consumo. I rituali cambiano, i canali si diversificano e cresce il peso dei brand capaci di interpretare questa trasformazione in modo coerente. In questo scenario Lavazza rafforza il proprio ruolo di riferimento, facendo leva su una storia ultracentenaria e su una strategia che integra tradizione e innovazione.

Il retail italiano si conferma un osservatorio privilegiato dei nuovi consumi. Nel 2025 il mercato ha mostrato stabilità nei volumi e una crescita a valore sostenuta dai segmenti premium come capsule, cialde e caffè in grani. La diffusione delle macchine espresso nelle case rafforza l’orientamento verso un consumo più evoluto, mentre Lavazza mantiene la leadership sia a volume sia a valore, con una presenza in oltre metà delle famiglie acquirenti di caffè.

Il fuori casa resta uno dei pilastri strategici e uno dei principali motori di innovazione del settore. È qui che nascono nuovi rituali e si costruisce il valore del brand, attraverso esperienze sempre più qualificate. Negli ultimi anni Lavazza ha rafforzato la propria presenza in location premium, affiancando i professionisti con un’offerta distintiva e orientata alla qualità.

“Stiamo vivendo una fase in cui il consumatore cerca qualità, esperienza e coerenza, e che premia i brand capaci di interpretare i cambiamenti in modo credibile”, ha dichiarato Igor Nuzzi, Regional Director Italia & Iberia di Lavazza. “Lavazza vanta una tradizione lunga oltre 130 anni, ma è proprio questo patrimonio a permetterci di guardare con ambizione al futuro. Il 2025 è stato un anno importantissimo, con grandi novità per il mondo del single-serve e per il fuori casa”.

Sul fronte prodotto, tra le innovazioni che anticipano i trend 2026 spicca Tablì, la prima tab di caffè 100%, che introduce una nuova categoria nel single-serve. Nel fuori casa Lavazza ha presentato Tales of Italy, una collezione di miscele ispirate a luoghi iconici italiani ed estesa anche ai canali vending e Office Coffee Service, portando la stessa identità nei momenti di consumo quotidiano.

Giovedì 29 Gennaio 2026

Capsule di caffè, dal 12 agosto cambia lo status e parte la partita del riciclo

Dal 12 agosto 2026, con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2025/40 (PPWR), le capsule monodose di caffè vengono inquadrate come imballaggi a tutti gli effetti. Tradotto, per la filiera non è più un tema “ambientale” generico, ma un obbligo industriale: selezione e riciclo diventano requisiti da garantire, anche quando dentro rimane il residuo di caffè.

L’obiettivo dichiarato è arrivare a un quadro più uniforme in Europa e, entro il 2030, rendere riciclabili anche prodotti complessi come le capsule. Nel frattempo, però, la transizione si gioca su più tavoli, perché non esiste “la capsula” in astratto: ci sono alluminio, plastica, bioplastiche e combinazioni che oggi mettono in crisi i flussi tradizionali.

Sull’alluminio la filiera parte avvantaggiata: in Italia esistono già esperienze consolidate di recupero tramite punti vendita e sono in corso sperimentazioni anche sul conferimento domestico, con separazione negli impianti di selezione del multimateriale leggero in alcune aree. Sulle bioplastiche, una quota delle capsule è già presente sul mercato e, dove compatibili, possono essere conferite nell’organico, con l’idea di recuperare insieme contenitore e caffè residuo.

Il vero nodo resta la plastica tradizionale, perché la complessità del prodotto rende più difficile separare e valorizzare i materiali riducendo gli scarti. È qui che si misura la distanza tra la norma e la realtà: l’Europa fissa la direzione, ma poi servono processi dedicati, impianti, logiche di raccolta e soprattutto un sistema che regga sui volumi.

Ovviamente non cambia tutto “da domani”, perché la normativa europea non si traduce automaticamente in nuove regole operative. Fino a quando il quadro nazionale non si allinea e non vengono emanate indicazioni operative valide su tutto il territorio, per cittadini e operatori non cambia nulla nella pratica. La gestione delle capsule continua a dipendere dalle regole locali e l’unico riferimento resta quello indicato dal proprio Comune o dal gestore del servizio di raccolta.

Rhea vince il Good Design Award 2025 con Barista on Demand

Rhea ha annunciato che Barista on Demand ha ricevuto il GOOD DESIGN® Award 2025 nella categoria Retail Fittings, riconoscimento assegnato da The Chicago Athenaeum, Museum of Architecture and Design, in collaborazione con The European Centre for Architecture Art Design and Urban Studies.

Il progetto è stato premiato dalla giuria internazionale per qualità, sostenibilità e valore innovativo, distinguendosi tra oltre 1.100 progetti provenienti da più di 55 Paesi.

Per Rhea si tratta di un nuovo traguardo dopo il GOOD DESIGN® Award ottenuto nel 2022 con Monolite. Barista on Demand viene presentato come un progetto d’avanguardia che ridefinisce l’esperienza del caffè, una coffee station a guida autonoma progettata per raggiungere il consumatore ovunque si trovi e per offrire un servizio di caffetteria personalizzato attraverso un’interfaccia intuitiva, superando il tradizionale modello “go-to-shop” a favore di un approccio “shop-to-customer”.

“Siamo profondamente orgogliosi di ricevere nuovamente il GOOD DESIGN® Award, questa volta per Barista on Demand”, ha commentato Andrea Pozzolini, CEO di Rhea, sottolineando un percorso di innovazione che unisce tecnologia avanzata, design italiano e una nuova visione dell’esperienza del caffè, con l’obiettivo di contribuire a ridefinire gli standard del settore dell’ospitalità.

Il GOOD DESIGN® Award, fondato a Chicago nel 1950, è giunto alla sua 75esima edizione e premia ogni anno designer e produttori per l’eccellenza nel design.

Mercoledì 28 Gennaio 2026

Quando il vending diventa una barriera contro il taccheggio

Nel retail tradizionale il taccheggio non è più una variabile marginale, ma un fattore che incide direttamente sui margini e sulla gestione quotidiana del punto vendita. In particolare, le referenze di piccole dimensioni e ad alto valore unitario continuano a rappresentare una delle aree più critiche, spesso difficili da proteggere senza penalizzare l’esperienza del cliente. È in questo contesto che il vending inizia a trovare un nuovo spazio, non come canale alternativo, ma come strumento operativo di controllo.

Nel punto vendita di Crema di Brico io è partito un progetto pilota che utilizza una smart vending machine dedicata a una linea di prodotti soggetti a forti fenomeni di taccheggio, come colle e sigillanti rapidi. L’idea è semplice quanto efficace: spostare alcune SKU critiche dall’esposizione libera a una modalità di acquisto protetta, mantenendo la disponibilità del prodotto e riducendo alla radice le differenze inventariali.

La macchina, sviluppata da VADO e brandizzata Loctite Super Attak, uno dei marchi di punta di Henkel, consente al cliente di accedere al prodotto solo attraverso un’interazione digitale. In questo modo viene eliminata la possibilità di prelievo non autorizzato, senza ricorrere a barriere fisiche invasive o a soluzioni che rallentano il processo d’acquisto. Il vending diventa così un vero e proprio presidio di sicurezza integrato nel layout del negozio.

Accanto alla funzione di protezione del prodotto, la smart vending machine integra contenuti video, tutorial applicativi, storytelling di gamma e raccolta di dati di sell-out, elementi che arricchiscono l’esperienza d’acquisto e il presidio informativo nel punto vendita. Il sistema è inoltre integrato con i processi di vendita, consentendo al cliente di sbloccare il prodotto e completare l’acquisto attraverso i canali già utilizzati all’interno del negozio.

Il test avrà una durata di alcuni mesi e sarà monitorato soprattutto sul fronte della riduzione delle differenze inventariali. Se i risultati saranno coerenti con le aspettative, questo modello potrebbe aprire una strada interessante per molte insegne alle prese con gli stessi problemi. Ancora una volta il vending dimostra di poter uscire dai confini tradizionali della distribuzione automatica per rispondere a esigenze molto concrete del retail fisico.

KitKat partner della Formula 1 nel 2026

KitKat (Gruppo Nestlé) sarà partner ufficiale della Formula 1 nel 2026, avviando una collaborazione internazionale che unisce il mondo del cioccolato a quello delle corse. Dopo il traguardo dei 90 anni celebrato nel 2025, il brand affronterà la sua prima stagione completa come Official Chocolate Bar del campionato, con presenza in dodici Gran Premi a partire dall’Australia.

La partnership, secondo quanto indicato nel progetto, non si limiterà alla visibilità in pista: sono previste attivazioni digitali, contenuti esclusivi, campagne in store e una linea di prodotti in edizione limitata dedicata ai fan della Formula 1. Il programma coinvolgerà anche l’intrattenimento, con contenuti branded su piattaforme come Netflix, in particolare durante la nuova stagione di Drive to Survive, e iniziative rivolte a una community giovane e appassionata.

Tra i simboli dell’alleanza debutta la nuova KitKat F1 Car, uno snack modellato come una monoposto: guscio di cioccolato al latte con cereali croccanti e pezzetti di wafer. Il prodotto è stato sviluppato dal team R&D Nestlé e realizzato nello stabilimento di San Sisto, in Umbria, da cui verrà esportato in oltre 30 Paesi.

La KitKat F1 Car sarà disponibile da gennaio 2026 in Australia, Regno Unito, Francia, Italia, Austria e Svizzera, per poi arrivare progressivamente negli altri mercati. Accanto alla monoposto debutterà anche il KitKat Chunky F1, caratterizzato da un effetto marmorizzato ispirato alle livree delle vetture da corsa.

I nuovi prodotti rispondono alla crescente domanda di snack multisensoriali, pensati per coinvolgere gusto, vista e tatto, con l’obiettivo di proporre un modo nuovo di vivere il break in linea con l’evoluzione del brand e con le aspettative dei consumatori più giovani. Nel corso del 2026 KitKat sarà presente in dodici tappe del campionato, dal debutto a Melbourne al gran finale di Abu Dhabi, portando la promessa “Have a Break” in un contesto dinamico e internazionale.

Martedì 27 Gennaio 2026

Bicchieri in plastica monouso, la realtà batte i divieti: la Francia rinvia al 2030

Alla fine anche la Francia ha dovuto fare i conti con la realtà. Il divieto dei bicchieri monouso in plastica, annunciato e sbandierato per anni e previsto per il 2026, è stato rinviato al 2030. Il motivo è tanto semplice quanto imbarazzante: non si trovano alternative sostenibili per volumi così importanti.

Carta, fibre, materiali “alternativi”. Sulla carta appunto. Perché quando si passa dai proclami ai milioni di consumazioni reali, emergono tutte le criticità che chi lavora nelle filiere conosce bene: prestazioni inferiori, impatti ambientali tutt’altro che risolti, difficoltà di raccolta e riciclo, costi e complessità operative che nessuno ama raccontare nei comunicati stampa.

Il rinvio francese smonta così uno dei dogmi più ripetuti nel dibattito europeo: l’idea che basti cambiare materiale per rendere sostenibile il monouso. In realtà il monouso resta monouso, e senza sistemi di raccolta dedicati e processi di riciclo efficienti si rischia solo di spostare il problema, non di risolverlo.

Nel mondo del vending questa non è una scoperta dell’ultimo minuto. Qui si sa da tempo che la sostenibilità non nasce dai divieti annunciati con largo anticipo, ma da filiere che funzionano davvero ogni giorno. Progettazione dei prodotti, raccolta separata, qualità dei flussi e riciclo reale contano molto più degli slogan.

Ed è proprio su questa logica che si inserisce RiVending, il progetto che nel vending italiano prova a dimostrare che, invece di vietare per decreto, è possibile organizzare una filiera dedicata capace di dare una seconda vita ai bicchieri usati. Una differenza non da poco, soprattutto quando i volumi iniziano a contare davvero.

Perfetti Van Melle Top Employer 2026, sesto riconoscimento consecutivo

Perfetti Van Melle ottiene anche per il 2026 la certificazione Top Employer, confermandosi per il sesto anno consecutivo tra le aziende riconosciute per la qualità delle politiche HR e dei processi di gestione delle persone. Un risultato che viene ribadito da più fonti generaliste e di settore e che consolida il posizionamento del gruppo nel panorama italiano delle best practice legate al lavoro.

Il punteggio complessivo raggiunto è pari a 91,29%, superiore al benchmark medio del settore Consumer Goods in Italia, fissato a 84,69%. Un dato che risulta sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente e che segnala una continuità nelle performance, più che un miglioramento episodico legato a singole iniziative.

Le valutazioni evidenziano progressi in diverse aree chiave, in particolare su Diversity, Equity & Inclusion, wellbeing, talent acquisition, ascolto dei dipendenti ed employer branding. Ambiti che contribuiscono a costruire una employee experience strutturata e coerente, tema sempre più centrale anche nella competizione tra grandi gruppi industriali per attrarre e trattenere competenze.

A livello aziendale, il riconoscimento viene inserito in un percorso di evoluzione più ampio, che include la certificazione sulla parità di genere ottenuta nel 2025, il rafforzamento dei programmi di wellbeing e un’attenzione crescente alla formazione e allo sviluppo delle competenze, con particolare riferimento alla leadership.

La certificazione Top Employer è rilasciata dal Top Employers Institute sulla base della HR Best Practices Survey, che analizza 6 macro-aree e 20 ambiti delle risorse umane, dalla people strategy all’ambiente di lavoro, fino a DE&I, learning e wellbeing. Nel 2025 il programma ha coinvolto circa 2.400 aziende in oltre 26 settori a livello globale, con un impatto dichiarato su milioni di lavoratori. In questo contesto, Perfetti Van Melle conferma una presenza costante tra le realtà certificate, trasformando il riconoscimento in un elemento strutturale della propria identità aziendale più che in una semplice operazione di immagine.

Lunedì 26 Gennaio 2026

Vending e Olimpiadi: Mario Toniutti tedoforo per Milano Cortina 2026

Mario Toniutti, amministratore delegato di Gruppo Illiria e vicepresidente di Confida, è stato uno dei tedofori del Viaggio della Fiamma in vista delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. La staffetta ha fatto tappa a Cividale del Friuli, dove Toniutti ha portato la torcia olimpica nel corso del percorso ufficiale.

La notizia, inizialmente legata alla cronaca locale, ha rapidamente trovato spazio su diverse testate generaliste, complice l’impatto visivo dell’immagine e il contesto olimpico. Nel giro di poche ore la foto ha iniziato a circolare anche sui social, accompagnata da riferimenti al profilo professionale di Toniutti e al ruolo che ricopre nel mondo della distribuzione automatica.

Il Viaggio della Fiamma accompagna l’avvicinamento ai Giochi coinvolgendo migliaia di tedofori lungo un itinerario che attraversa città e comunità italiane. Si tratta di un format consolidato, pensato per dare continuità mediatica all’evento sportivo e mantenerne alta l’attenzione lungo tutto il percorso.

In questo quadro, anche il mondo della distribuzione automatica si ritrova dentro una narrazione che di solito lo ignora. In un settore che finisce raramente sotto i riflettori della cronaca generalista, è un’immagine che vale la pena archiviare.

Campagnari Service torna ad assumere: cercasi addetti al rifornimento (ARD)

Campagnari Service Srl conferma il proprio percorso di crescita e avvia una nuova campagna di assunzioni, in linea con quanto già fatto negli anni passati. La storica gestione lombarda, attiva nel vending dal 1979 e con sede in provincia di Lecco, è alla ricerca di nuove risorse da inserire nel proprio organico operativo.

Le figure ricercate sono addetti al rifornimento di distributori automatici (ARD), da impiegare sulle seguenti aree territoriali:

Como - Monza – Milano – Bergamo

L’azienda continua a investire sul servizio e sul presidio del territorio, puntando su personale stabile e formato, a supporto di una rete di clienti in costante evoluzione. Un segnale controcorrente in una fase in cui il tema dell’occupazione nel vending resta centrale.

Gli interessati possono inviare il proprio curriculum all’indirizzo email: andrea@campagnariservice.it

Venerdì 23 Gennaio 2026

Il caffè al bar in Italia è sempre più caro, +20% in quattro anni

La classica tazzina di caffè al bar sta diventando un rituale sempre più costoso per gli italiani. Secondo i dati più recenti dell’Osservatorio MIMIT elaborati dal Centro di formazione e ricerca sui consumi in collaborazione con Assoutenti, il prezzo medio dell’espresso è passato da circa €1,04 nel 2021 a €1,25 nell’agosto 2025, segnando un aumento superiore al 20% in quattro anni.

La crescita dei prezzi non è uniforme sul territorio: nelle grandi città del Nord e del Centro come Bolzano, Padova e Ferrara si registrano medie oltre i €1,40 a tazzina, mentre in alcune città del Sud come Catanzaro il prezzo resta più contenuto, poco sopra o attorno all’euro.

Il fenomeno del “caro-tazzina” è ormai persistente. Sebbene negli ultimi anni si sia discusso anche di possibili aumenti futuri, l’attuale media nazionale indica che il caffè da bar non è più il simbolico “caffè a €1” di una volta, ma una consumazione che pesa sempre di più sul bilancio quotidiano delle persone.

Il confronto con il vending è inevitabile. Mentre il bar ha trasferito senza troppi tentennamenti gli aumenti lungo la filiera sul prezzo finale, il vending non ha fatto altrettanto. Non risulta infatti che, nella maggior parte delle postazioni, il prezzo del caffè in macchina sia cresciuto del 20% negli ultimi quattro anni. Un listino rimasto sostanzialmente fermo, spesso su valori ormai fuori da ogni logica economica. In un contesto di rincari generalizzati, il vending avrebbe avuto una finestra storica per riposizionare il prezzo del caffè vending, spiegandone il valore e recuperando marginalità. Ancora una volta, invece, ha scelto l’immobilismo. Un’altra occasione persa?

SIGEP World 2026, Rimini si conferma piattaforma internazionale del foodservice

A Rimini si è appena chiusa SIGEP World 2026, un’edizione che ha confermato il ruolo della manifestazione come piattaforma di riferimento per l’industria globale del foodservice. Cinque giorni di fiera che hanno restituito l’immagine di un settore in trasformazione, sempre più internazionale e interconnesso, capace di attrarre operatori, buyer e brand da tutto il mondo. Un segnale evidente arriva dalla crescita della componente estera, con un aumento del 33% degli espositori internazionali, presenti complessivamente da 45 Paesi, a testimonianza di una vocazione globale ormai strutturale.

All’interno di questo scenario, il caffè ha continuato a rappresentare uno dei pilastri centrali della manifestazione, non solo in termini di superficie espositiva, ma soprattutto come baricentro industriale e culturale del foodservice. Torrefazioni, produttori di macchine, tecnologie per l’estrazione, soluzioni per il consumo professionale e nuovi format di servizio hanno trovato a SIGEP uno spazio di confronto trasversale, capace di mettere in dialogo tradizione e innovazione. Il caffè si è confermato così un linguaggio comune, in grado di unire mercati maturi ed economie emergenti, modelli europei e visioni extraeuropee.

La fiera ha mostrato con chiarezza come il comparto stia evolvendo lungo più direttrici: qualità della materia prima, attenzione alla filiera, sostenibilità, ma anche efficienza operativa e adattabilità ai diversi contesti di consumo. Dal bar tradizionale all’hotellerie, fino ai modelli più evoluti di ristorazione e servizio automatizzato, il caffè continua a essere un elemento chiave nella costruzione dell’offerta foodservice, con ricadute dirette su tecnologia, design e concept di vendita.

SIGEP World 2026 ha quindi ribadito la propria funzione di osservatorio privilegiato, capace di fotografare le tendenze in atto e di anticipare quelle future. In questo quadro, il caffè non emerge come un semplice segmento merceologico, ma come una vera infrastruttura del fuori casa, attorno alla quale ruotano investimenti, innovazione e strategie di sviluppo internazionale.

Giovedì 22 Gennaio 2026

Il magico mondo di Venkie. Dimezzare gli ARD

Proseguiamo la narrazione sulle dichiarazioni di Venkie Shantaram, CEO di Selecta dall’ottobre 2025. Dopo prezzi, contante e cashless, questa volta il tema è quello più delicato: i tagli al personale previsti entro il 2026.

Nel corso dell’intervista, un giornalista gli chiede: “Nel 2020 Selecta contava circa 10.000 dipendenti. Oggi il numero è sceso a 6.000. Sono previsti ulteriori tagli?”. La risposta è netta: entro la fine del 2026 resteranno 5.500, o addirittura 5.000 dipendenti.

Considerato che il massimo dirigente di una grande organizzazione non può non sapere che 500 unità in più o in meno non sono una sfumatura statistica, ma hanno un impatto reale su centinaia di famiglie, la motivazione indicata è quella classica: esistono inefficienze da eliminare. Il punto critico, però, non è tanto il principio quanto dove queste inefficienze verrebbero individuate.

Perché Shantaram afferma che: “a seconda della sede, è sufficiente che due addetti operativi, invece dei quattro attualmente impiegati, si occupino del rifornimento e della manutenzione dei distributori automatici”.

Nel magico mondo di Venkie, dunque, dimezzare gli ARD equivale a migliorare l’efficienza operativa. Nel mondo reale, invece, significa semplicemente fare la metà dei passaggi e caricare la metà delle macchine. Con un risultato facilmente prevedibile: meno vendite, meno servizio, più problemi operativi.

Meno ARD non significa più efficienza, significa meno vending.

Keurig Dr Pepper lancia l’Opa su JDE Peet’s: 18 miliardi in contanti

Adesso l'’operazione è ufficiale. Il 15 gennaio 2026 Keurig Dr Pepper ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto in contanti su JDE Peet’s, mettendo sul tavolo circa 18 miliardi di dollari per acquisire il gruppo globale del caffè.

L’offerta prevede un prezzo di 31,85 euro per azione ed è rivolta all’intero capitale di JDE Peet’s. Il periodo di adesione è partito il 16 gennaio e, salvo proroghe, si chiuderà il 27 marzo. Il consiglio di amministrazione di JDE Peet’s ha espresso all’unanimità parere favorevole e i principali azionisti, che rappresentano circa il 69% del capitale, si sono già impegnati a conferire le proprie azioni.

È inoltre confermato il pagamento di un dividendo di 0,36 euro per azione, previsto per il 23 gennaio, senza effetti sul prezzo dell’offerta. Le autorizzazioni antitrust indicate come necessarie risultano già ottenute e la chiusura dell’operazione è attesa all’inizio del secondo trimestre 2026.

Dopo l’acquisizione, Keurig Dr Pepper ha confermato l’intenzione di separarsi in due società quotate negli Stati Uniti, una focalizzata sulle bevande e una dedicata esclusivamente al caffè, con attività in oltre 100 Paesi. Un’operazione che si inserisce nel più ampio processo di consolidamento che sta ridisegnando il mercato globale del caffè.

Mercoledì 21 Gennaio 2026

Il magico mondo di Venkie. Addio al contante entro tre anni

Venkie Shantaram, CEO di Selecta dall’ottobre 2025, continua a far discutere la community di Fantavending con una serie di dichiarazioni che definire divisive è poco. Tanto che, vista la reazione dei lettori, abbiamo deciso di dedicargli non solo il post di apertura di ieri, ma anche quello di oggi e quello di domani. Una piccola rubrica non programmata, ma inevitabile.

Dopo l’autogol sui prezzi del vending, il capo del colosso svizzero ha infatti dichiarato che entro tre anni in tutti i distributori Selecta, anche in Italia, Francia e Spagna, non sarà più possibile pagare con le monete. Stop totale al contante, solo cashless. Le motivazioni addotte sono note: la gestione della moneta costa e il cashless permetterebbe di ridurre furti e vandalismi.

Una decisione che ha senso solo nel magico mondo di Venkie, non certo in quello reale. Viene spontaneo chiedersi se si sia mai domandato perché nessuno dei suoi concorrenti in Italia abbia preso una decisione simile. Lui è nel vending da pochi mesi, mentre generazioni di gestori che affrontano il mercato da sessant’anni non si sono mai sognate di adottare una scelta così radicale. O hanno sbagliato tutti per decenni, o forse il problema è un altro.

Gli esperimenti di distributori 100% cashless in Italia non sono molti, ma quasi tutti raccontano la stessa storia: cali di fatturato nell’ordine del 30%. I motivi sono evidenti. Una larga fetta della popolazione, soprattutto di una certa età, non si approccia al distributore con app e carte. O non le ha, o non le usa, o semplicemente non le vuole usare in quel contesto. Chiunque decida di eliminare il contante su tutta la propria rete deve mettere in conto, nel breve periodo, una perdita secca di un terzo delle vendite.

Anche sul tema dei costi della moneta, Shantaram sembra guardare il problema da un’angolazione parziale. Oggi, tra commissioni, canoni, costi dei sistemi e infrastrutture, il cashless può avere un impatto economico persino superiore alla gestione del contante. Basterebbe fare due conti in casa per accorgersene. Sui furti e sul vandalismo, invece, il punto è corretto, ma la percentuale media di danno al fatturato non giustifica, allo stato attuale, l’abbandono della moneta a fronte di un calo certo e immediato delle vendite.

Che il cashless sia il futuro è fuori discussione. Ma le motivazioni sono altre. Serve per gestire i dati, per ottimizzare i processi, per migliorare l’efficienza operativa. La strada sarà progressiva e difficilmente porterà alla scomparsa della moneta nel giro di pochi anni. Più probabilmente serviranno decenni, ammesso che sparisca mai. Anche perché consentire al consumatore di pagare nel modo che preferisce resta, oggi come ieri, una delle regole base del vending.

A domani, per l’ultima puntata del magico mondo di Venkie.

Trasformazione digitale del packaging, Mondelēz apre la strada ai QR code GS1

Mondelēz Italia ha avviato, insieme a GS1 Italy, un progetto pilota per l’introduzione del QR code standard GS1 sulle confezioni della linea Oro Saiwa. L’iniziativa rappresenta un passaggio concreto verso la trasformazione digitale del packaging e anticipa l’evoluzione dei codici a barre prevista dal progetto internazionale Sunrise 2027, che porterà progressivamente all’adozione dei QR code standard GS1 a livello globale.

Il nuovo QR code consente di integrare sul pack una quantità di informazioni nettamente superiore rispetto ai codici tradizionali, rendendole accessibili tramite smartphone e scanner di cassa. Oltre a migliorare l’esperienza del consumatore, l’adozione dei codici bidimensionali abilita benefici rilevanti anche per il trade, in termini di tracciabilità dei prodotti, efficienza logistica, sicurezza alimentare e sostenibilità lungo tutta la filiera.

Il progetto pilota si è sviluppato lungo due direttrici principali. Da un lato l’applicazione del QR code standard GS1 sulle confezioni, con un’analisi approfondita delle diverse modalità di stampa e dei relativi impatti economici e qualitativi. Dall’altro lo sviluppo di una landing page dedicata al consumatore, pensata per arricchire la fruizione delle informazioni di prodotto. Il QR code è stato realizzato tramite lo standard GS1 Digital Link, collegando dati strutturati come GTIN, data di scadenza e lotto di produzione a contenuti digitali dedicati.

Dal punto di vista produttivo, l’iniziativa ha fatto leva sulle tecnologie già presenti nello stabilimento di Capriata d’Orba, evitando la necessità di investimenti in nuove attrezzature o modifiche rilevanti alle linee di confezionamento. I test condotti sia in stabilimento sia nei punti vendita hanno confermato la piena leggibilità del QR code, sia tramite smartphone sia attraverso gli scanner di cassa, consentendo al tempo stesso di individuare interventi migliorativi sui processi.

I risultati del pilota sono stati giudicati positivi e hanno permesso di mettere a punto una soluzione efficiente, replicabile e coerente con le evoluzioni attese dal mercato. Per Mondelēz Italia, che è la prima country del gruppo ad aver aderito formalmente all’iniziativa Sunrise 2027, l’esperienza rappresenta un banco di prova strategico per l’adozione su larga scala dei QR code standard GS1 e un modello concreto di trasformazione digitale applicata al packaging.

Martedì 20 Gennaio 2026

L’autogol del CEO di Selecta: “Non comprerei dal vending”

Venkie Shantaram, alla guida di Selecta dall’ottobre 2025, ha dichiarato in un’intervista (CLICCA QUI) che: “nemmeno io comprerei una Red Bull a 3,50 franchi dal distributore automatico quando è disponibile a un prezzo notevolmente inferiore nel negozio accanto”.

Che un’affermazione del genere arrivi dal CEO di un colosso del vending, e non da un commentatore qualunque, rende il tutto ancora più surreale. Non è una frase infelice né una provocazione estemporanea, ma un autogol comunicativo che rivela una comprensione quantomeno superficiale di come funzioni questo canale. E non stiamo parlando di un dettaglio marginale, ma di uno dei suoi principi fondanti.

Nel vending non si paga solo il prodotto. Si paga il servizio, il contesto e il momento. Una lattina acquistata in stazione è refrigerata, pronta al consumo immediato, non a temperatura ambiente come quella prelevata da uno scaffale di supermercato. Dietro quella refrigerazione ci sono investimenti, consumi energetici, manutenzione e responsabilità operative. È disponibile quando hai pochi minuti, un treno da prendere e nessuna intenzione di fare la spesa. Mettere sullo stesso piano queste due situazioni significa ignorare completamente il valore dell’esperienza d’acquisto.

Nel prezzo finale c’è poi un elemento strutturale del vending che sembra improvvisamente scomparso dal radar: il ristorno. I distributori automatici non sono lì per caso. Sono lì perché qualcuno paga per esserci. In stazione, come in aeroporto, negli ospedali o nelle grandi sedi pubbliche, lo spazio ha un valore economico preciso, spesso elevatissimo, che il gestore riconosce al concedente. Quel costo entra nel prezzo del prodotto ed è una componente imprescindibile del modello. Far finta che non esista è preoccupante.

E poi c’è il luogo, che nel retail non è un’opinione ma una regola di mercato. La stessa bottiglia d’acqua può costare cinquanta centesimi in un discount, un euro e cinquanta in stazione, tre euro in aeroporto e cinque euro in un ristorante. Nessuno si scandalizza, nessuno sente il bisogno di dichiarare che non la comprerebbe. Cambia il contesto, cambia il prezzo, cambia il valore percepito. È sempre stato così e continuerà a esserlo, anche nel vending.

Il problema quindi non è il prezzo della Red Bull. Il problema è il messaggio che passa. Raccontare il vending come se fosse un supermercato sbagliato, caro e fuori mercato significa delegittimare il canale, rafforzare stereotipi duri a morire e offrire argomenti a chi da anni lo considera un ripiego. Un racconto che finisce per scaricare sulle spalle di gestori e operatori una narrazione tossica, difficile poi da smontare sul campo.

Perché se anche il CEO afferma pubblicamente che lui, per primo, non comprerebbe dal distributore automatico, la domanda successiva è inevitabile. Perché dovrebbe farlo il consumatore?

Criticare il proprio modello può essere legittimo. Farlo senza spiegare le regole del gioco lo è molto meno. Il vending non compete sul prezzo puro, non lo ha mai fatto. Compete sulla disponibilità, sulla presenza nei luoghi ad alta intensità di consumo, sulla risposta immediata a un bisogno. Negarlo pubblicamente non è realismo, è una semplificazione pericolosa.

E come spesso accade, il conto non lo paga chi rilascia l’intervista, ma chi il vending lo fa davvero ogni giorno, sul campo, tra ristorni, costi energetici, logistica, manutenzione e margini sempre più sottili. Chi guida un colosso del vending dovrebbe ricordarselo, prima di spiegare al mondo perché non comprerebbe dal vending stesso.


Foto: Peter Matthews / Watson

Fulfil sceglie il vending per raccontare la nuova campagna con Jasmine Paolini

Da oggi e per quattro settimane è online su Connected TV e sui canali social la nuova campagna digitale di FULFIL con Jasmine Paolini, ambassador di marca. Una campagna che, oltre a rafforzare il legame del brand con il mondo del tennis, utilizza in modo esplicito e creativo il distributore automatico come elemento centrale dello storytelling.

Nel video di lancio la grinta della campionessa diventa linguaggio narrativo. Paolini si accorge della presenza sul fondo del campo di allenamento di un distributore automatico FULFIL completamente brandizzato e colpisce più volte con la palla fino a ottenere il prodotto, che poi consuma con soddisfazione. Il vending non fa da semplice sfondo, ma viene messo in scena come punto di accesso immediato all’energia, coerente con i valori di performance, determinazione e praticità che il brand associa ai propri prodotti.

La campagna è dichiaratamente rivolta anche al canale vending, chiamato in causa come ambiente naturale di consumo e come leva di comunicazione, un touchpoint visibile e riconoscibile all’interno di una strategia di marca consumer.

Secondo la comunicazione diffusa in queste ore, l’investimento digitale vuole essere uno stimolo per continuare a credere nell’offerta FULFIL all’interno del business vending. Una scelta che conferma come i grandi brand inizino a utilizzare l’automatico non solo per vendere prodotto, ma per costruire immaginario, rafforzare posizionamento e parlare in modo diretto a un pubblico sempre più attento a contenuti, contesto e qualità dell’esperienza di consumo.

Lunedì 19 Gennaio 2026

Il resto da 1,60 euro e una sentenza che vale 18 mensilità

Nel mondo del vending sappiamo che il caffè in azienda non è un semplice caffè. E' un momento di pausa, un rito, una chiacchiera con un collega e a volte uno sfogo. A Brescia, però, una singola consumazione ha fatto un salto di categoria ed è finita dritta in tribunale, con un conto finale decisamente salato per l’azienda.

La storia è semplice, quasi banale. Pausa caffè, resto che non torna, 1,60 euro in ballo. Il giorno dopo, alla presenza del tecnico, il lavoratore recupera le monetine. Un collega lo vede, si accende una discussione, la voce arriva fino all’ufficio del personale. Lì dove, di solito, le vicende dovrebbero spegnersi, questa invece prende quota.

Nel dubbio che quel recupero fosse stato davvero autorizzato, il dipendente restituisce i soldi. Fine della storia? Neanche per sogno. Dopo circa due settimane arriva il colpo secco, licenziamento per giusta causa, con l’accusa di appropriazione indebita. Nel fascicolo finiscono anche presunti atteggiamenti intimidatori verso il collega, che però, messi sotto la lente del giudice, si rivelano più coloriti che minacciosi.

Il Tribunale di Brescia non ha avuto molti dubbi nel definire il provvedimento “del tutto sproporzionato”. Il rapporto di lavoro resta chiuso, perché il dipendente non chiede la reintegrazione, ma l’azienda viene condannata a pagare 18 mensilità di indennizzo. Tradotto, quel caffè con un esto da 1,60 euro diventa uno dei più costosi mai serviti in una pausa aziendale...

Coca-Cola mette in pausa la vendita di Costa Coffee

Coca-Cola ha deciso di non procedere, almeno per ora, con la cessione di Costa Coffee. Il processo di vendita, avviato nei mesi scorsi con il supporto di Lazard come advisor, si sarebbe arenato su un punto molto semplice: le offerte arrivate dai fondi di private equity non avrebbero raggiunto le aspettative del gruppo.

Secondo le ricostruzioni circolate sulla stampa internazionale, lo stop sarebbe maturato a dicembre, dopo una fase di trattative protratta per diversi mesi. Nelle fasi finali sarebbero rimasti in corsa Bain Capital (special situations) e TDR Capital, mentre in precedenza sarebbero stati coinvolti anche altri nomi del private equity.

Il tema vero, però, è la distanza tra desiderata e realtà. Nelle indiscrezioni emerse in estate, Coca-Cola avrebbe immaginato un incasso nell’ordine di circa 2 miliardi di sterline, una cifra comunque lontana dai 3,9 miliardi pagati nel 2018 a Whitbread per portarsi a casa Costa Coffee. Traduzione non ufficiale, ma piuttosto chiara: vendere sì, però non “svendere”, e quando il mercato non ti segue la risposta diventa una sola, si rimanda.

Resta il dato strategico: nel 2018 Coca-Cola aveva comprato Costa per rafforzare la sua presenza nel mondo del caffè a livello globale, con un’operazione da 5,1 miliardi di dollari. Oggi, invece, l’asset torna a essere un dossier aperto, con la prospettiva, sempre secondo quanto riportato, che il gruppo possa riaprire la partita “nel medio termine”.

Venerdì 16 Gennaio 2026

Selecta e il trasloco silenzioso verso Londra

Selecta avrebbe spostato la propria regia operativa da Cham a Londra. La notizia arriva dalla stampa svizzera, che parla di un trasferimento pensato per rendere più rapida la riorganizzazione del gruppo, oggi guidato dal CEO britannico Venkie Shantaram, nominato nell’ottobre 2025. Interpellata sul punto, l’azienda non avrebbe rilasciato conferme ufficiali.

Non si tratterebbe però di un addio alla Svizzera. A Cham resterebbero funzioni centrali come contabilità, affari legali e gestione fiscale. Anche il sito di Muttenz dovrebbe rimanere attivo, a conferma di un presidio elvetico che non viene smantellato, ma che perde centralità nel disegno complessivo.

Il passaggio si inserisce in una fase di riorganizzazione già avviata. In novembre erano stati annunciati 50-60 esuberi in Svizzera, un segnale che, letto insieme allo spostamento del baricentro manageriale, restituisce l’immagine di una struttura in piena revisione, dove la velocità decisionale sembra contare più della geografia storica.

A colpire è anche la forma del nuovo centro di regia: Londra sì, ma non un headquarter iconico, bensì una struttura in co-working nel cuore della città. Una scelta che racconta bene la fase che Selecta sta attraversando: meno simboli, più manovra. E oggi, per il gruppo, la manovra sembra essere la vera priorità.

SIGEP apre oggi, Rimini capitale del foodservice fino al 20 gennaio

Oggi, venerdì 16 gennaio, apre a Rimini SIGEP World. Come ogni inizio d’anno, la fiera del foodservice segna l’avvio della stagione fieristica e rappresenta un punto di osservazione rilevante anche per la distribuzione automatica, soprattutto per tutto ciò che ruota attorno al caffè. Non è una fiera vending, ma è uno di quei contesti in cui si intercettano in anticipo segnali e traiettorie che, nel tempo, finiscono per riflettersi anche su questo canale.

Il caffè resta il primo vero punto di contatto tra SIGEP e vending. Al centro non c’è solo il prodotto, ma l’intera filiera, con un’attenzione crescente ai processi, alla standardizzazione della qualità e all’automazione. Le evoluzioni tecnologiche che riguardano macchine completamente automatiche, gestione digitale e controllo delle prestazioni parlano direttamente a un settore che vive di volumi, continuità di servizio e affidabilità nel tempo.

Un altro elemento di interesse per il vending è il modo in cui SIGEP mette in relazione tecnologia e nuovi format di consumo. Automazione, intelligenza artificiale e soluzioni pensate per contesti non presidiati o a presidio ridotto sono ormai parte integrante del foodservice più evoluto. È un mondo che corre in parallelo rispetto ai distributori automatici, ma che negli ultimi anni ha iniziato a sfiorarlo sempre più spesso, soprattutto quando si parla di esperienza d’uso, raccolta dati e personalizzazione dell’offerta.

Resta centrale anche il tema della sostenibilità, che a SIGEP ha assunto un ruolo strutturale. Tracciabilità delle materie prime, attenzione alle origini del caffè, riduzione degli sprechi e packaging più responsabile non sono più solo messaggi di contorno. Sono temi che entrano progressivamente nelle richieste dei clienti e nei capitolati delle grandi location, con ricadute dirette anche sul vending, chiamato a confrontarsi con aspettative sempre più precise.

SIGEP non è una fiera dove il gestore va a scegliere il prossimo distributore automatico, ma resta una manifestazione utile per capire in che direzione si muove il fuori casa.

Giovedì 15 Gennaio 2026

VADO e Nexi: una strada alternativa per i pagamenti digitali nel vending

La partnership annunciata tra VADO e Nexi si inserisce nel percorso di digitalizzazione dei pagamenti nel vending, scegliendo una strada diversa rispetto a quella delle app proprietarie. L’integrazione dell’infrastruttura di pagamento XPay all’interno di VadoPay consente di abilitare pagamenti online tramite QR code e checkout digitale, senza richiedere il download di applicazioni dedicate e senza l’installazione di hardware aggiuntivo.

Negli ultimi anni le app hanno rappresentato uno degli strumenti centrali per l’evoluzione del cashless nel vending, aprendo la strada a funzionalità avanzate, programmi di fidelizzazione e sistemi di raccolta informazioni. Allo stesso tempo, una parte dei gestori guarda oggi con interesse a soluzioni orientate alla semplicità operativa, più che a modelli basati su logiche avanzate di raccolta dati. È in questo spazio che si colloca la proposta di VADO, come opzione complementare all’interno dell’ecosistema dei pagamenti digitali.

Il modello punta su un’esperienza essenziale: scansione del QR code, accesso al checkout digitale e pagamento online, con Nexi che opera come gateway garantendo affidabilità, sicurezza e conformità agli standard internazionali. L’esperienza resta proprietaria di VADO, mentre l’infrastruttura di pagamento fornisce continuità operativa senza interferire nella relazione con l’utente finale.

Dal punto di vista degli operatori, il nodo centrale è quello dell’accesso. L’attivazione dei pagamenti online viene presentata come autonoma, senza app da gestire, senza hardware esterno e senza la necessità di competenze tecniche specialistiche. Un’impostazione che guarda soprattutto a chi cerca soluzioni rapide da implementare e facili da mantenere nel tempo, riducendo complessità operative e punti di attrito.

Più che una contrapposizione alle app, questa partnership può essere letta come un tassello in più nel panorama del cashless vending. Un’ulteriore strada possibile, che amplia le opzioni a disposizione degli operatori.

Caffè Borbone sceglie Alberto Tomba come nuovo testimonial

Caffè Borbone rafforza il proprio posizionamento scegliendo Alberto Tomba come nuovo testimonial. La collaborazione entra nel vivo con una nuova campagna televisiva e rappresenta l’evoluzione del rapporto avviato nel 2025, quando l’ex campione dello sci era stato protagonista di una campagna social del brand nel ruolo di ispiratore e mentore di giovani talenti degli sport invernali.

La scelta nasce dalla forte sintonia tra l’identità di Caffè Borbone e quella di Tomba, entrambe legate a valori di autenticità, passione e vicinanza alle persone. Così come Tomba ha saputo avvicinare lo sci al grande pubblico, trasformandolo in uno sport popolare e seguito, Caffè Borbone interpreta il caffè come un rito quotidiano condiviso, semplice e capace di unire. Un parallelismo che rende naturale l’incontro tra il campione e il brand.

Considerato una delle più grandi leggende dello sport italiano, Alberto Tomba ha costruito una carriera costellata di successi, con cinque medaglie olimpiche, quattro mondiali, una Coppa del Mondo generale e otto di specialità. Oltre ai risultati, ha sempre mantenuto un rapporto diretto con il pubblico, restando fedele alle proprie radici e diventando un simbolo capace di attraversare generazioni. La sua forza è stata anche quella di gestire la pressione nei momenti decisivi, come dimostrato nello slalom gigante di Calgary 1988, quando seppe reagire alle difficoltà conquistando l’oro sotto gli occhi di tutta l’Italia.

L’annuncio della collaborazione è accompagnato da un’intervista esclusiva realizzata da Fabio Caressa, che offre un racconto personale del campione. Nel dialogo, Tomba ripercorre i momenti chiave della propria carriera e riflette su talento, impegno e passione, trasformando simbolicamente la pausa caffè in uno spazio intimo di confronto, quasi domestico. Un racconto che sottolinea il legame costante con i tifosi, vissuti come una vera e propria famiglia.

Mercoledì 14 Gennaio 2026

Dalla demonizzazione alla rivincita dei grassi. Trump ribalta la piramide alimentare

Il ribaltamento della piramide alimentare negli Stati Uniti segna una frattura sempre più evidente con l’approccio europeo. Mentre Washington rivaluta il ruolo di proteine e grassi all’interno di una dieta equilibrata, l’Europa continua a muoversi su una linea fortemente restrittiva, dove il grasso resta uno dei grandi imputati e l’alimentazione assume contorni quasi penitenziali. Due visioni opposte, che riflettono non solo scelte nutrizionali, ma modelli culturali profondamente diversi e, soprattutto, priorità politiche non allineate.

Negli Stati Uniti questo cambio di rotta nasce da una necessità concreta. Il Paese è alle prese con livelli di obesità record, una diffusione crescente di diabete e patologie metaboliche e una spesa sanitaria ormai difficilmente sostenibile. In questo contesto, la revisione delle linee guida alimentari non è un esercizio teorico, ma un tentativo di intervenire sulle cause strutturali del problema, spostando l’attenzione dalla semplice riduzione calorica alla qualità reale degli alimenti consumati. La riabilitazione di proteine e grassi si inserisce così in una strategia che punta a maggiore sazietà, minore dipendenza dagli zuccheri e a un ridimensionamento del ruolo dei prodotti ultraprocessati.

La rottura con il dogma “low fat” ha anche un valore simbolico forte. Per decenni i grassi sono stati indicati come il principale nemico della salute, aprendo la strada al trionfo del cibo light, diventato per anni la risposta standard dell’industria alimentare alle raccomandazioni nutrizionali. Nella pratica, però, il vuoto lasciato dai grassi è stato spesso colmato da zuccheri, amidi e ingredienti funzionali, soprattutto nei prodotti industriali, con risultati che col senno di poi hanno contribuito più al problema che alla soluzione. La loro improvvisa riabilitazione mette così in luce una contraddizione difficile da ignorare: la nutrizione ufficiale ha cambiato più volte versione, spesso senza ammetterlo apertamente. Prima i grassi erano il male assoluto, poi lo zucchero, ora i cibi ultraprocessati. Il risultato è un messaggio frammentato, dove i nutrizionisti finiscono per dire tutto e il contrario di tutto. E a questo punto la domanda diventa inevitabile: come fidarsi?

Per il mondo del vending, e in particolare per quello che negli ultimi anni si è autodefinito “salutista”, questa svolta americana è una cartina di tornasole. Il nostro settore si trova stretto tra linee guida che cambiano direzione, mode nutrizionali che si rincorrono e una realtà dei consumi che spesso va altrove. Da una parte l’obbligo implicito di rincorrere messaggi istituzionali sempre più rigidi, dall’altra distributori pieni di prodotti che il consumatore guarda, ma non compra. In mezzo, un peso crescente dell’ideologia, che poco dovrebbe avere a che fare con la scienza alimentare e ancora meno con il mercato. La vera domanda, a questo punto, non è solo cosa sia davvero salutare, ma quanto a lungo il vending potrà permettersi di inseguire dogmi mutevoli senza perdere definitivamente il contatto con la realtà.

Gruppo Gimoka porta a Marca 2026 nuove soluzioni sostenibili

Gruppo Gimoka sarà presente alla ventiduesima edizione di Marca by BolognaFiere, in programma il 14 e 15 gennaio 2026, confermando il proprio ruolo di partner industriale per le principali insegne della grande distribuzione organizzata, in Italia e all’estero. L’appuntamento bolognese rappresenta per il Gruppo un passaggio strategico in una fase complessa per il mercato del caffè, nella quale la Marca del Distributore continua a mostrare una dinamica di crescita rilevante all’interno della GDO italiana.

Nel corso del 2025, i prodotti a marchio del distributore hanno rafforzato il loro peso complessivo sul mercato, diventando un vero asset competitivo per le insegne. In questo scenario, Gruppo Gimoka contribuisce all’espansione della MDD attraverso una struttura dedicata capace di sviluppare soluzioni su misura, accompagnando i retailer nella costruzione di progetti di marca personalizzati su diverse fasce di prezzo. Un approccio che si fonda su una piattaforma industriale in grado di gestire alti volumi produttivi e su un controllo verticale della filiera, elementi che consolidano il posizionamento del Gruppo come riferimento per il private label.

A Marca 2026 questa visione si traduce in un portafoglio prodotti profondamente rinnovato. Nel segmento monoporzione debutta una nuova generazione di capsule compatibili con il sistema Dolce Gusto®, realizzate con materiali 100% riciclabili. La tecnologia “Op&Out” consente al consumatore di aprire facilmente la capsula e separare in modo intuitivo il caffè esausto dalla plastica, superando alcune delle criticità di smaltimento tipiche delle capsule tradizionali.

Accanto alle capsule, il Gruppo amplia l’offerta per intercettare le principali tendenze di consumo. Cresce la linea di cialde in carta compostabili, arricchita da nuovi formati e da proposte con incarti completamente riciclabili, mentre nell’area dei solubili trovano spazio bevande a ridotto contenuto di zuccheri e referenze a base di avena, pensate per un pubblico sempre più attento al benessere e all’alimentazione vegetale. Completa il portafoglio l’ingresso del cacao in polvere e delle bevande al gusto di cacao, con l’obiettivo di offrire alle insegne una copertura completa del momento colazione.

Gruppo Gimoka accoglierà buyer e operatori allo Stand C31 del Padiglione 21 di BolognaFiere, presentando un’offerta che rafforza il presidio del private label e conferma la centralità della sostenibilità e dell’innovazione di prodotto nelle strategie del Gruppo.

Martedì 13 Gennaio 2026

Iperammortamento 2026, torna l’incentivo “vecchio stile” per il vending

La Legge di Bilancio 2026 riscrive il capitolo incentivi agli investimenti e, per chi nel vending vive di rinnovi macchina e pianificazione tecnica, la novità non è marginale. Il punto centrale è il ritorno dell’iperammortamento, con un orizzonte pluriennale, al posto dell’impianto basato sui crediti d’imposta legati a Transizione 4.0 e 5.0.

La misura, come ricostruito da più fonti, sostituisce il credito d’imposta con una maggiorazione fiscale del costo del bene, quindi con un meccanismo “da ammortamento” che le imprese conoscono bene e che torna ad essere leggibile anche per chi deve decidere velocemente se fare o non fare un investimento. Il perimetro temporale indicato va dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con scaglioni di maggiorazione che arrivano fino al 180% per la fascia più bassa e scendono al crescere dell’investimento.

C’è però un dettaglio che per il vending non è un dettaglio, il vincolo “Made in EU”. Per beneficiare dell’iperammortamento i beni devono risultare prodotti nell’Unione europea o in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo. Tradotto, non è più solo una scelta tecnica o commerciale, diventa anche una scelta fiscale, e può incidere sul mix di forniture, soprattutto su componentistica e soluzioni digitali che spesso arrivano da filiere globali.

Dentro lo stesso impianto di manovra resta anche una dotazione specifica per rifinanziare Industria 4.0, indicata in 1,3 miliardi, mentre la Nuova Sabatini viene confermata e rifinanziata con risorse aggiuntive complessive tra 2026 e 2027. Sono strumenti diversi, con logiche diverse, ma il messaggio per il mercato è chiaro, nel triennio la politica industriale torna a spingere sugli investimenti e lo fa cercando di dare un minimo di prevedibilità.

Per le gestioni vending, e per chi noleggia o rinnova macchine in modo strutturale, la conseguenza pratica è che la “matematica” dell’investimento cambia. In gioco non c’è solo la sostituzione del distributore o l’upgrade del software, ma anche la possibilità di far pesare fiscalmente il rinnovo tecnologico, cashless, telemetria, piattaforme e interconnessione, in un quadro che, almeno sulla carta, torna a favorire chi programma e non chi improvvisa.

Coca-Cola nuovo sponsor dell’Inter, Powerade diventa sports drink partner

Coca-Cola entra ufficialmente nel mondo nerazzurro con un accordo di partnership triennale che la vede nel ruolo di Official Soft Drink Partner di FC Internazionale Milano. All’interno dell’intesa rientra anche Powerade, che assume il titolo di Official Sports Drink Partner del club.

La collaborazione coinvolge l’intero perimetro sportivo indicato dall’Inter, quindi prima squadra maschile, Inter Women e Inter U23. Una scelta che amplia il raggio d’azione della sponsorizzazione e rafforza il posizionamento del gruppo anche sui progetti di sviluppo e sul calcio femminile, oltre alla squadra principale.

Dal punto di vista commerciale, l’accordo prevede l’esclusività di categoria per i soft drink e gli sport drink, accompagnata da attività di branding, campagne promozionali dedicate, iniziative digitali e contenuti social, oltre a momenti di attivazione legati agli eventi del club.

Durante le partite casalinghe, i prodotti saranno presenti nei bar e nelle aree hospitality dello stadio, con una visibilità diretta del marchio all’interno dell’impianto. Una sponsorizzazione che punta quindi a integrare comunicazione, consumo e presenza fisica nei luoghi dell’esperienza sportiva, andando oltre la semplice esposizione del logo.

Lunedì 12 Gennaio 2026

La terra di mezzo e il terrore del calo delle battute

Non è un episodio del Signore degli Anelli. Nel vending, la terra di mezzo è rappresentata dall’insieme di tutte quelle locazioni che battono troppo per essere servite tramite l’OCS e troppo poco per giustificare l’installazione del vending tradizionale. I confini di questo territorio sono cambiati profondamente nel corso degli anni, soprattutto per l’arrivo, da un lato, delle table top e, dall’altro, dell’OCS evoluto, soluzioni pensate proprio per intercettare fasce di mercato intermedie.

La terra di mezzo oggi esiste ancora e, in grande sintesi, con tutte le eccezioni del caso, si colloca tra le 200 e le 300 battute caffè mese. Da 0 a 100 c’è l’OCS base, da 100 a 200 l’OCS evoluto, da 300 a 500 le table top, sopra le 500 il vending tradizionale. Una suddivisione empirica, ma che fotografa abbastanza bene la realtà operativa di molte gestioni.

Che macchina installare nella terra di mezzo è sempre stato un problema. Qualche fenomeno, che poi spesso si è fatto male, ci ha piazzato free standing chiaramente sovradimensionate, macchine che il cliente gradisce, ma che poi pretende per sempre. La maggior parte dei gestori strutturati ha invece affrontato il tema con le table top, facendo grande attenzione a passaggi e prezzi e spesso optando per macchine già ammortizzate. Una scelta comprensibile, ma che di fatto ha impedito all’OCS evoluto di trovare spazio proprio dove, probabilmente, sarebbe stato più appropriato e gestibile.

Il risultato è stato quello di avere decine di migliaia di locazioni in tutta Italia servite con macchine troppo grandi rispetto alle battute reali. Una fragilità strutturale che può reggere solo in uno scenario di crescita costante dei consumi. Quando le battute aumentano, il problema resta sotto traccia. Quando iniziano a calare, la situazione diventa rapidamente drammatica.

Purtroppo il 2024 e il 2025, sul fronte dei consumi, non sono andati bene. Migliaia di locazioni che stavano nella terra di mezzo si sono impoverite, scendendo sotto le 200 battute mese, in alcuni casi anche molto sotto. A quel punto le opzioni per i gestori erano sostanzialmente tre: ritirare le macchine e installare un OCS, perdere il cliente oppure fare finta di niente. Chi non ha fatto una scelta ha semplicemente sbagliato.

Da qui si sono generati due effetti negativi. Il primo riguarda i gestori virtuosi che hanno ritirato le macchine e si sono ritrovati con decine, a volte centinaia, di distributori rientrati in magazzino. Un parco usato che riduce drasticamente la propensione a investire in macchine nuove e che va a complicare ulteriormente un quadro già pesante per i fabbricanti. I giri del tradizionale sono diminuiti e qualche ARD è già saltato o rischia di esserlo a breve.

Il secondo effetto riguarda invece i gestori incoscienti che, pur di fare un cliente, sono entrati in locazioni sotto le 200 battute installando macchine totalmente inappropriate. Se sono macchine buone, non recupereranno mai l’ammortamento. Se sono macchine molto usate, difficilmente riusciranno comunque ad andare in pari, offrendo nel frattempo un servizio scadente, con tutte le conseguenze del caso.

In realtà la terra di mezzo non è diventata improvvisamente ostile. Semplicemente ha smesso di perdonare. Per anni è stata raccontata come una fascia elastica, dove si poteva forzare una macchina in più, un investimento un po’ più grande, un’aspettativa di crescita mai davvero scritta su carta. Finché le battute tenevano, tutto funzionava. Appena hanno iniziato a scendere, è emerso che sotto non c’era un progetto industriale, ma una scommessa. Oggi quella scommessa la stanno pagando i gestori con i piazzali pieni di macchine rientrate, i fabbricanti con ordini che si assottigliano e gli ARD con posti di lavoro sempre meno garantiti. La terra di mezzo non è un errore di mercato. È lo specchio di come il vending, per troppo tempo, ha preferito non guardare in faccia i propri numeri.

Julius Meinl a SIGEP 2026: cultura del caffè e innovazione sostenibile

Julius Meinl conferma la propria partecipazione a SIGEP Rimini 2026, in programma dal 16 al 20 gennaio 2026. La storica torrefazione viennese, con cuore produttivo in Italia, sarà presente al Padiglione B1, Stand 034, con uno spazio dedicato al racconto della cultura del caffè viennese in chiave contemporanea, tra attenzione al prodotto e impegno sulla sostenibilità, come indicato nel comunicato stampa diffuso dall’azienda

Al centro della proposta in fiera ci sarà la gamma The Originals Bio Fairtrade, linea che esprime la visione Julius Meinl in termini di qualità premium, responsabilità ambientale e attenzione sociale lungo tutta la filiera. La gamma ha recentemente ottenuto il riconoscimento “Torrefazione Bio” nella Guida dei Caffè e delle Torrefazioni d’Italia 2026 del Gambero Rosso, premio assegnato alle realtà che si distinguono per coerenza etica e produttiva dell’intera offerta

All’interno della stessa guida, alcune miscele Julius Meinl hanno ricevuto valutazioni con il sistema dei macinini: tre macinini a Danube Delight nella categoria Espresso e a Belvedere Blend macinato nelle categorie Moka, Filtro e Cold Brew. Un risultato che conferma, secondo quanto riportato nel comunicato, l’attenzione alla qualità sensoriale e alla precisione della tostatura che caratterizzano la linea The Originals Bio Fairtrade

La gamma, certificata Biologica e Fairtrade, comprende tre referenze distinte per profilo aromatico e provenienti da piantagioni certificate in Nicaragua, Honduras, Perù e Messico. Accanto ai formati in grani da 1 kg per il servizio professionale, sono disponibili anche i macinati da 500 g di Belvedere Blend e Danube Delight, confezionati in pack sostenibili e riciclabili. L’offerta Julius Meinl include inoltre soluzioni in capsula dedicate al canale Ho.Re.Ca. e hotellerie

Venerdì 9 Gennaio 2026

L’erba cattiva non muore mai. Fantavending compie 16 anni!

Il primo gossip di Fantavending è uscito nel nostro sito internet il 9 gennaio 2009. Un’altra epoca, un altro vending, un altro modo di fare informazione. Niente social come oggi, qualche comunicato da copiare e incollare, poche immagini, ma tante voci che giravano nei corridoi, nelle pause caffè, nelle telefonate serali. Fantavending nasce così, come spazio libero e anonimo dove raccontare quello che nel settore si diceva ma non si scriveva.

Sedici anni dopo il contesto è cambiato radicalmente. Il vending si è concentrato, si è venduto ai fondi, si è messo a parlare il linguaggio delle presentazioni, dei rating, delle strategie. Le macchine sono diventate smart, le transazioni sono tracciate, i dati viaggiano in tempo reale e il risultato di questa entusiasmante evoluzione è che da ricco è diventato un settore più povero.

Insomma ci siamo persi un pezzo da qualche parte, qualcosa non torna e non è scritto in nessun report redatto dai fenomeni che pretendono di analizzare questo strano mondo dal di fuori.

Per questo dopo 16 anni siamo ancora qui e abbiamo ancora la voglia di capire cosa succede dietro le quinte, prima che qualunque voce diventi notizia ufficiale, senza fare processi, senza pretendere verità assolute, ma dando spazio a un punto di vista che quasi sempre anticipa i fatti o almeno aiuta la nostra numerosissima community a leggerli con meno ingenuità.

Non è stata una strada comoda. Il gossip dà fastidio per definizione, soprattutto quando intercetta nervi scoperti. Ma Fantavending continua ad uscire ogni giorno, senza cercare di piacere a tutti, ma solo di restare coerente con la propria voce e con i lettori che continuano a scrivere, segnalare, dissentire.

Sedici anni dopo quel 9 gennaio 2009, Fantavending resta quello che è sempre stato. Un osservatorio indipendente sul vending italiano, un posto dove si può leggere quello che altrove non trova spazio, diserbato dalla versione “ufficiale” dei fatti, costruita senza sbavature a tavolino. Noi andiamo in direzione opposta. Siamo l’erba cattiva che non muore mai.

EPTA al SIGEP 2026 con le soluzioni Iarp per Ho.Re,Ca. e foodservice

A pochi giorni dall’apertura del SIGEP 2026, EPTA conferma la propria presenza a Rimini con uno spazio espositivo dedicato al foodservice dolce e alle tecnologie di refrigerazione professionale. L’appuntamento è dal 16 al 20 gennaio nel quartiere fieristico riminese, allo stand 053, Hall A3, dove il Gruppo porterà in scena una selezione di soluzioni a marchio Iarp, storicamente focalizzato su gelateria, pasticceria e caffè.

Il concept scelto per questa edizione ruota attorno al messaggio “Beyond Innovation: The Epta Sustainable System”, con uno stand pensato come ambiente indoor–outdoor realistico, progettato per simulare contesti operativi differenti. Un’impostazione che consente di valutare dal vivo le prestazioni dei banchi e dei freezer in condizioni d’uso concrete, con particolare attenzione alla visibilità del prodotto, all’ottimizzazione dei consumi e all’efficienza energetica, temi sempre più centrali anche nel mondo del foodservice.

Tra i focus tecnologici annunciati, Epta mette l’accento sulle soluzioni progettate per la classe climatica 5, in grado di mantenere performance elevate anche in presenza di temperature ambientali particolarmente sfidanti. Un aspetto rilevante per un settore che lavora spesso in contesti ad alta sollecitazione termica e che richiede affidabilità costante, soprattutto nei picchi stagionali tipici di gelaterie e pasticcerie.

La partecipazione al SIGEP si inserisce in un percorso più ampio di presidio delle fiere chiave del comparto Ho.Re.Ca. e foodservice, dove Epta utilizza il palcoscenico espositivo non solo per mostrare nuovi prodotti, ma anche per raccontare una visione di sistema che integra tecnologia, sostenibilità e approccio consulenziale.


Giovedì 8 Gennaio 2026

Perse 2400 attività in Veneto, ma la desertificazione non dipende dagli H24

Il presidente regionale di Confcommercio Veneto, Patrizio Bertin, ha lanciato un allarme preoccupante. In un solo anno, secondo i dati dell’Ufficio studi dell’associazione, in Veneto sarebbero scomparse circa 2.400 attività del terziario, un numero che fotografa una desertificazione commerciale ormai strutturale e destinata, se il trend non cambierà, ad aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni.

Il fenomeno riguarda in modo trasversale centri storici, quartieri periferici e piccoli comuni, con migliaia di negozi sfitti e intere aree urbane che perdono progressivamente funzioni economiche e sociali. È un processo che non nasce oggi e che non può essere spiegato con una singola causa. Eppure, nel dibattito pubblico, soprattutto quando si parla di tutela dei centri storici, continua a riemergere una lettura semplificata che individua negli esercizi H24 un bersaglio privilegiato.

Ordinanze restrittive e limiti alle aperture notturne vengono spesso presentati come strumenti di contrasto al degrado urbano, lasciando intendere che la presenza di attività aperte 24 ore su 24 sia una delle concause dello svuotamento del commercio tradizionale. Una narrazione efficace sul piano comunicativo, ma che rischia di confondere effetti e cause. La desertificazione del commercio ha radici molto più profonde, legate all’aumento dei costi fissi, agli affitti non sostenibili, alla contrazione dei consumi e a una burocrazia che pesa soprattutto sulle imprese più piccole.

A questo si aggiungono scelte urbanistiche che negli anni hanno reso sempre più complesso raggiungere i centri cittadini, tra cantieri permanenti, limitazioni alla mobilità e riduzione dei parcheggi. In un contesto di questo tipo, gli H24 non rappresentano la causa del problema, ma semmai una risposta a una domanda di servizi continui che il commercio tradizionale fatica sempre più a intercettare.

Continuare a colpire gli H24 non fermerà la desertificazione commerciale. Senza interventi su costi, accessibilità e politiche urbane, le chiusure continueranno a crescere, indipendentemente dagli orari di apertura.

Il governo cambia caffè, Palazzo Chigi archivia Nespresso e sceglie Lavazza

Dopo mesi di polemiche e ironie, la Presidenza del Consiglio archivia definitivamente la parentesi Nespresso e vira su una soluzione tutta italiana. Nelle stanze del governo arrivano le capsule Lavazza, con una fornitura che viene veicolata da IVS Italia.

Secondo la documentazione richiamata dalla stampa, l’ordine riguarda una fornitura stimata in circa 70 mila capsule all’anno, con una richiesta complessiva che arriva fino a 96.982 pezzi per coprire le scorte del 2026. Tradotto in consumi, significa poco meno di 300 caffè al giorno, che salgono verso quota 400 se si considera il livello massimo di stock previsto.

Anche i costi sono messi nero su bianco. Il valore unitario indicato è di 0,46 euro a consumazione, comprensivo di bicchierino, paletta e zucchero. L’affidamento è strutturato su un contratto biennale con possibilità di estensione al terzo anno, per un importo complessivo che si colloca intorno ai 135 mila euro.

Mercoledì 7 Gennaio 2026

Il comune di Milano e i suoi 638 distributori salutisti. Gara piena di contraddizioni

Il Comune di Milano vuole trasformare i distributori automatici degli uffici comunali in una vetrina di alimentazione sana e sostenibile. L’intenzione, sulla carta, è anche condivisibile. Il punto è che il vending non è un convegno o un tavolo politico, è un servizio retail a rotazione rapidissima, dove i consumi reali, quelli quotidiani, li fanno quasi sempre le bevande e gli snack “di conforto” che qui finiscono inevitabilmente in secondo piano. E quando si costruisce un capitolato che decide a monte cosa è giusto mangiare, si fa educazione a colpi di invenduto.

Il problema non è la frutta o lo yogurt in sé, il problema è la compatibilità con il canale. I prodotti freschi hanno vincoli, scadenze, temperature, tracciabilità, rotazioni, resi, e soprattutto hanno un tasso di rischio enorme se la domanda non è stabile. Il vending in ufficio vive di picchi e di vuoti, ferie, chiusure, smart working, riunioni, cantieri, traslochi interni. Riempire macchine con referenze che “non girano” significa aumentare le rotture di stock sulle poche cose che la gente compra davvero, mentre il resto resta lì, invecchia, scade, va buttato. È sostenibilità al contrario, perché conta anche lo spreco di prodotto e la logistica necessaria per inseguire assortimenti fragili.

C’è poi una contraddizione economica che nel pubblico spesso si finge di non vedere. Il concessionario deve reggere costi di gestione, manutenzione, reintegro, igiene, energia, sistemi di pagamento, assistenza, e lo fa con margini che dipendono dai volumi. Se togli volumi perché imponi un assortimento distante dai gusti reali, o li sposti su referenze più lente, il servizio si regge peggio, non meglio. E quando il servizio si regge peggio, la qualità vera scende: macchine meno curate, interventi più tirati, meno presenza, più contestazioni. Alla fine pagano tutti, soprattutto l’utente, che si trova davanti una macchina “bella in capitolato” e vuota nella pratica.

Nel capitolato la lista dei prodotti “virtuosi” è lunghissima: biologico e commercio equo e solidale, yogurt e prodotti freschi, frutta fresca o essiccata, alimenti senza glutine certificati, prodotti per persone con diabete o intolleranze alimentari, proposte a ridotto contenuto di grassi saturi e ricche di fibre, oltre a opzioni vegane e vegetariane. A fianco di food e beverage, è prevista anche un’offerta di beni di conforto di natura igienico-sanitaria.

La seconda gamba del progetto è ambientale. Tra i criteri premianti compaiono filiera corta, distributori di nuova generazione a basso consumo energetico e mezzi di consegna a ridotte emissioni. È inoltre indicato l’obbligo di utilizzare bicchieri e palette biodegradabili e compostabili per le bevande calde, con l’obiettivo dichiarato di ridurre rifiuti e plastica monouso negli uffici pubblici.

A nostro avviso è un appalto insostenibile che rischia seriamente di andare deserto. Ci permettiamo quindi di dare un consiglio al Comune. La strada più intelligente non è fare la guerra al prodotto più venduto, è costruire un equilibrio. Se Milano vuole spingere salute e sostenibilità, lo faccia con un modello realistico e non irrealistico come questo...

La RAI gira una fiction nella sede di Gruppo Illiria

La RAI ha scelto la sede di Gruppo Illiria come location per una fiction in due puntate, in onda su Rai 1. Un’intera produzione televisiva nazionale ambientata negli spazi aziendali di una gestione vending, senza ricostruzioni in studio.

La fiction si intitola "Se fossi te" e vede come protagonisti Marco Bocci (in foto nel backstage con Mario Toniutti, AD di Gruppo Illiria ) e Laura Chiatti. Questa sera va in onda la seconda e ultima puntata.

Per una volta il vending diventa luogo narrativo, uno spazio reale di lavoro e di vita quotidiana scelto dalla RAI come ambientazione di una storia destinata al grande pubblico. Una scelta insolita per una fiction che valeva la pena segnalare.

VAI ALLE NEWS DI DICEMBRE 2025

Art&Works S.r.l. Via Alessandro Algardi 13 - 20148 Milano - Italia - tel +39 0248958566 P.I. 04234310961