Fantavending - Commenti e risposte dal mondo della distribuzione automatica - maggio 2026
Il futuro dell'azionista
Lone Star ed Evoca? Ma davvero credete che Lone Star resterà ancora a lungo dentro Evoca? Considerando i covenant sotto pressione dopo risultati inferiori alle attese, il futuro dell’azionista potrebbe diventare un tema nei prossimi mesi. Ricapitoliamo: EBITDA dichiarato a circa 80 milioni (secondo alcuni osservatori più vicino a 70), bond da 550 milioni e mezzanino da 400 milioni. Parliamone: leva a doppia cifra! Azionista? Out? Il vero tema è capire quale multiplo il mercato sia disposto a riconoscere oggi a un gruppo che, secondo alcuni operatori, fatica a proporre un ricambio di prodotto percepito come innovativo. Una situazione simile l’abbiamo appena vista con un altro grande gruppo europeo del vending e non si può certo dire che goda di buona salute.
I numeri e il downgrade di S&P sono dati pubblici e oggettivi, quindi è inevitabile che aprano riflessioni anche molto dure sullo stato finanziario del gruppo. Detto questo, Evoca resta uno dei principali player industriali del vending mondiale e sarà il mercato, insieme ai risultati dei prossimi trimestri, a chiarire quale direzione prenderà il gruppo.
Romania
Sono almeno sei mesi che qui a Valbrembo gira la voce della chiusura del sito produttivo di Barcellona. La paura è che alla fine anche qui rimarrà solo la sede commerciale, mentre la produzione verrà piano piano spostata tutta in Romania.
Ma come si può permettere che un fondo possa smantellare produzioni in Italia ed in Spagna per spostare tutto dove la manodopera costa meno di 5 euro all'ora? E' questa l'Europa che vogliamo?
Ma quindi Evoca non partecipa a Venditalia lamentandosi dei troppi cinesi in fiera, e poi è la prima che sposta la produzione dove la manodopera costa un quinto che da noi? Bella faccia tosta!
Comprendiamo il timore dei nostri lettori e confermiamo che da mesi ci state scrivendo della situazione della Spagna e di possibili ulteriori trasferimenti produttivi. Però, su temi così delicati, soprattutto quando riguardano occupazione e siti produttivi, è corretto distinguere sempre tra indiscrezioni, percezioni interne e decisioni ufficialmente confermate. Ad oggi non risultano comunicazioni ufficiali o ufficiose da parte di Evoca relative a possibili trasferimenti della produzione, quindi non esistono elementi concreti che validino in alcun modo queste voci. È però vero che il gruppo dispone già da anni di una presenza industriale anche nell’Est Europa e che le recenti riorganizzazioni stanno inevitabilmente alimentando timori e discussioni tra i lavoratori e nel settore.
1.700 esuberi
Mi ero un attimo ripreso venendo a Venditalia, una botta di ottimismo. Ma poi tornando a casa leggo che la prima azienda in cui ho lavorato, la Electrolux ha 1700 esuberi su 4000 lavoratori... Ma cosa succede? E' un disastro per il vending.
Capiamo esattamente cosa intendi. Ed è proprio questo il punto che spesso nel vending si sottovaluta: ogni crisi industriale alla fine arriva anche davanti al distributore automatico. Se davvero Electrolux confermerà circa 1.700 esuberi in Italia, non è solo un problema per chi perde il lavoro o per il territorio coinvolto. Significa anche meno persone negli stabilimenti, meno pause caffè, meno consumazioni, meno indotto per tutta la filiera che gira attorno ai grandi luoghi di lavoro. Il vending vive soprattutto dove ci sono uffici, fabbriche, logistica, produzione e movimento di persone. Quando l’industria rallenta, inevitabilmente rallentano anche i consumi automatici. Venditalia probabilmente ha dato un’iniezione di fiducia perché il settore ha mostrato vitalità, investimenti e voglia di reagire. Però fuori dalla fiera resta un quadro economico molto complicato e notizie come quella di Electrolux ricordano quanto il vending sia legato alla salute generale dell’economia reale.
Innovazione a Venditalia
Ok bella Venditalia, ma stringi stringi di innovazioni non ne ho viste poi molte e per noi gestori non è una bella cosa.
Però bisogna essere onesti fino in fondo. Se la maggior parte dei gestori compra solo macchine usate e quando arrivano innovazioni come i touchscreen alla fine sceglie ancora la pulsantiera tradizionale per spendere meno, non è che questo invogli i fabbricanti a fare innovazioni spaziali che poi in pochissimi acquistano. Inoltre, se restate con il caffè a 35-40 centesimi, il conto economico di una macchina evoluta o di un sistema telemetrico di ultima generazione con canone difficilmente potrà tornare. Il vending è una filiera, tutti devono fare la loro parte, non solo i costruttori. In ogni caso, considerando il momento del mercato, a Venditalia si sono viste diverse cose interessanti, forse persino più delle attese.
I commenti su Venditalia
Complimenti a Venditalia, non me l'aspettavo così bella. Finalmente meno stress per arrivare in hotel, parcheggiare, arrivare in fiera e girarla. Ero molto scettico, ma la promuovo. Fatela ancora lì a Rimini mi raccomando.
Bella Venditalia mi è piaciuta, peccato per i soli 3 giorni, alcuni dei miei colleghi sarebbero venuti volentieri il sabato.
Ciao Fantavending ho visto che hai parlato molto bene di Venditalia e ci sta, a me non è dispiaciuta. L'unico appunto è che c'erano troppi cinesi. Si chiama Venditalia per qualcosa no?
Dopo Venditalia ci siamo trovati una valanga di commenti arretrati da leggere. Probabilmente abbiamo tenuto chiusa l’area commenti troppo a lungo e difficilmente ricapiterà. Ovviamente non possiamo pubblicarli tutti, nemmeno una lunga sintesi, per cui ci siamo concentrati sui temi principali emersi dai vostri messaggi. Innanzitutto ci piace vedere che, su oltre 100 commenti arrivati, quasi tutti erano positivi. La fiera è piaciuta, sia ai visitatori che alla maggior parte degli espositori e questa è la cosa più importante, visto quello che Venditalia rappresenta per il nostro settore. Le critiche non sono mancate, ma rispetto ai timori della vigilia sono state molte meno del previsto. Dobbiamo però evidenziare le decine di messaggi dei tanti operatori che si sono lamentati per la chiusura del sabato. Ci sono pro e contro in questa decisione, ma siamo convinti che nella prossima edizione il tema tornerà sul tavolo e non è escluso che si possa decidere di ripristinare i 4 giorni. Per quanto riguarda i cinesi, altro tema comparso in diverse critiche, va anche detto che una manifestazione internazionale oggi non può più ragionare solo in chiave nazionale. Originariamente gli espositori cinesi erano stati contingentati in 700 metri quadri su 12.000 totali, quindi circa il 6% dello spazio espositivo. Alla fine ne sono stati accettati altri 300 mq per un totale di 1.000 mq. Ma se durante la complessa costruzione di questa prima edizione riminese ci sono state importanti e inattese defezioni di fabbricanti italiani, non possiamo biasimare l’organizzazione se, per completare gli spazi espositivi, ha deciso di aprire anche a nuovi espositori esteri inizialmente non previsti.
Remare contro
Ma un po' di pepe lo vogliamo mettere su questa edizione della fiera? Non potete nascondere che qualcuno non c'era e che si mangerà le mani, visto il successo della fiera. Io sono passato giovedì e gli stand dei fabbricanti erano pieni sino a scoppiare, mai vista tanta gente. Così imparano a non crederci.
Venditalia è la vetrina del vending italiano ed è importante che abbia riscontri positivi, quindi più espositori ci sono e meglio è per tutti. Ad essere onesti non c’è alcuna soddisfazione o rivalsa verso chi ha deciso di non partecipare. Le scelte aziendali, giuste o sbagliate che siano, appartengono alle singole aziende e difficilmente possono essere giudicate dall’esterno. Diverso è il discorso per chi, in questi mesi, non si è limitato a non partecipare ma ha persino remato contro questa edizione della fiera. E purtroppo qualcuno c’è stato davvero. Un atteggiamento difficile da comprendere, soprattutto in un momento storico in cui il settore avrebbe bisogno esattamente del contrario: compattezza, credibilità e capacità di sostenere gli eventi che rappresentano l’intera filiera.
AVVISO AI NAVIGANTI
TUTTA LA REDAZIONE DI FANTAVENDING E' STATA A VENDITALIA
NON POSSIAMO RISPONDERE AI TANTI COMMENTI IN ARRIVO.
L'AREA RISPOSTE TORNERA' OPERATIVA A PARTIRE DA MARTEDI' 12 MAGGIO
Sventolare l'EBITDA
Tutti a sventolare l’EBITDA come fosse la prova definitiva di salute aziendale. Peccato che nel 2026 l’EBITDA sia diventato il nuovo “trucco del sabato sera”: lucida, gonfia, abbellisce… ma non cambia la realtà. E la realtà la conosciamo tutti: un EBITDA può crescere anche mentre il valore dell’azienda scende. Succede quando la struttura non regge, quando il modello non scala, quando la governance è un freno invece che un motore. Un investitore serio non si fa incantare da un margine operativo. Guarda ciò che non appare nelle percentuali: – dipendenza da figure/clienti chiave – processi fragili – inefficienze mascherate – rete commerciale che non performa – debito che pesa come un macigno – strategie spot e non lungimiranti Perché puoi anche raccontare un EBITDA brillante, ma se sotto c’è una macchina che perde pezzi, il mercato lo capisce prima di chi la guida. Nel vending, più che altrove, i numeri non spiegano il valore: lo tradiscono. E bastano poche ore di analisi per vedere dove l’azienda crea valore… e dove invece lo brucia.
Siamo assolutamente d'accordo con te, l’EBITDA da solo non basta e nessun investitore serio si ferma lì. Su questo non c’è molto da discutere.Detto questo, non bisogna nemmeno fare l’errore opposto. Nel vending l’EBITDA è un indicatore utile, soprattutto in un settore con forte incidenza di gestione operativa e cicli di cassa molto particolari. Il tema vero è come viene costruito quell’EBITDA. Se cresce perché aumentano i volumi, migliora il mix prodotto e si ottimizza la rete, allora racconta qualcosa di solido. Se cresce perché si taglia dove non si dovrebbe, si rinviano investimenti o si “spostano” problemi, allora sì, diventa cosmetica.
12 ore
Non pubblicate più i messaggi di chi parla di 12 ore di lavoro, ma siamo tutti matti? Ci manca questo e poi siamo a posto.
Le 12 ore fanno parte del mestiere??? Ma cosa si è bevuto quello che ha scritto il post sul primo maggio. Forse facevate meglio a non pubblicarlo.
Questo spazio è aperto proprio per raccogliere punti di vista diversi, anche quando non sono comodi o condivisi. Detto questo, si trattava del racconto di un utente, peraltro molto più articolato di quanto pubblicato, che spiegava da ex gestore, dopo aver venduto ma mantenuto il proprio giro, come le 12 ore facessero parte del suo mestiere, prima e dopo la vendita. Ma che, da dipendente, si aspettava maggior rispetto. Come dargli torto.
Pacca sulla spalla
Allora, primo maggio e fatte 12 ore di lavoro. Uscito di casa alle 5:30 e tornato alle 18, sono andato a letto. Non voglio fare il piangina, in tanti lavorano durante la “festa dei lavoratori”, ma mi disturba che quando succede vengo trattato sempre e solo come se avessi fatto il mio dovere, visto che mi pagano. Nessun rispetto, nessun riconoscimento per l’impegno, anzi. Quando ho iniziato io, il mio titolare lavorava 12 ore al giorno, spesso anche nei weekend e non faceva mai ferie. Io lo rispettavo. Ma allo stesso tempo, alla fine di un turno estivo, passava sempre per una pacca sulla spalla. Adesso non so nemmeno chi è il mio capo. Sarà qualche manager che oggi sarà a sciare e non sa nulla di vending ma solo di finanza. Non chiediamo tanto, basterebbe uno sguardo, una battuta o la vecchia mano sulla spalla. Ma niente, non sanno nemmeno chi sono.
Siamo rimasti aperti il primo maggio e abbiamo pubblicato un post dedicato ai lavoratori proprio per questo. Perché quello che racconti non è un caso isolato, è una realtà diffusa nel settore. Si dà tutto per scontato, finché la macchina funziona nessuno si pone il problema di chi c’è dietro. Il punto non sono le 12 ore, il punto è il rispetto. Quello vero, quotidiano, che non passa da un contratto o da una busta paga, ma da una presenza, da un riconoscimento, anche minimo. Se chi guida le aziende perde il contatto con le persone, il problema non è solo umano, è anche industriale. Perché il vending vive di servizio, e il servizio lo fanno le persone, non i fogli Excel. Quella pacca sulla spalla di cui parli non è nostalgia. È gestione. Ed è esattamente quello che oggi manca di più.
La pensione di Roberta Buonasera, vorrei segnalare che Roberta, una figura storica della nostra sede di Seriate, va in pensione! I migliori auguri per tutto.
Ciao Fanta potresti fare un post sulla Roberta che va in pensione? Ti mando foto.
Lo confessiamo, c’è un bel po’ di sana invidia nei confronti di Roberta. Però è bello ricevere messaggi così positivi e vedere volti sorridenti in un team vending, ultimamente non capita così spesso
Cannucce
Avete letto la notizia di quel turista che a Singapore ha leccato una cannuccia di un distributore automatico di succo d'arancia e poi l'ha rimessa nel distributore? Rischia 2 anni di carcere! Qui se rubi, spacchi e devasti un distributore non ti fai nemmeno un giorno di galera...
Non è nemmeno un rischio, è quasi una certezza. A Singapore su queste cose non scherzano affatto. Però il punto vero è un altro: troppo spesso ci dimentichiamo quanto conti la sicurezza alimentare, basta un gesto disgustoso per ricordarcelo. Il vending tradizionale la garantisce ogni giorno ed erogare prodotti sicuri è un valore enorme, spesso sottovalutato.