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Giovedì 9 aprile 2026

Raee professionali, l’Italia resta indietro e nel conto ci sono anche i DA

Per anni è stato uno dei temi più discussi quando si parlava di sostenibilità e fine vita delle apparecchiature. Poi, quasi all’improvviso, i RAEE sono usciti dal radar. Non se ne parla praticamente più, anche nel settore, ma il problema non solo non è risolto, sta diventando sempre più evidente. E riguarda da vicino anche il vending.

La raccolta dei RAEE professionali in Italia continua infatti a muoversi troppo lentamente. Tra le apparecchiature coinvolte ci sono anche i distributori automatici, insieme a banchi frigo, macchine per la lavorazione alimentare, sistemi di climatizzazione e altre attrezzature utilizzate nei contesti professionali.

Il quadro generale resta critico. In Italia vengono raccolte e avviate a riciclo circa 500.000 tonnellate di RAEE, pari a circa il 30% dell’immesso sul mercato, a fronte di un target europeo fissato al 65%. Di questo flusso, circa il 31% è rappresentato dai RAEE professionali, una quota tutt’altro che marginale.

Qualche segnale di crescita c’è, ma non basta. Il tasso complessivo di raccolta resta inferiore al 30%, perché l’immesso sul mercato continua a crescere più velocemente. Il nodo principale è la gestione del fine vita. La dismissione delle apparecchiature professionali passa spesso attraverso canali non strutturati, con una perdita di tracciabilità che penalizza i sistemi ufficiali. Anche gli strumenti già previsti, come il ritiro uno contro uno, non risultano applicati in modo uniforme.

Per il vending il tema è tutt’altro che teorico. Ogni sostituzione di una macchina apre una questione concreta su come viene gestito il fine vita. Anche il nuovo Accordo di Programma per la gestione dei RAEE nella distribuzione si inserisce in questo contesto, ma i numeri indicano chiaramente che la partita è ancora aperta. E che riportare i RAEE professionali al centro del dibattito non è più rinviabile.

Coldiretti torna a puntare il dito contro il vending nelle scuole

E figurati se Coldiretti si lasciava scappare l’occasione della Giornata mondiale della salute. Puntuale come un orologio, il 7 aprile è arrivato l’ennesimo affondo contro i cibi ultra processati nelle scuole, con un bersaglio che ormai conosciamo bene: i distributori automatici. Snack, bibite zuccherate e prodotti confezionati finiscono ancora una volta sotto accusa.

La richiesta è chiara, via il junk food dallevending machine, sostituendolo con prodotti freschi, locali e di filiera corta. Un’impostazione che Coldiretti porta avanti da tempo e che si inserisce in un percorso più ampio, già formalizzato anche nel Manifesto per l’educazione alimentare.

A supporto vengono richiamati i dati sui consumi dei più giovani, con una presenza significativa di snack e bevande zuccherate nelle abitudini quotidiane. È il classico schema che conosciamo, il problema è complesso, ma il distributore resta il simbolo più facile da colpire.

Il punto, ancora una volta, non è negare il tema della qualità alimentare. Il punto è capire se si vuole affrontare seriamente il problema, oppure continuare a trasformare il vending nel capro espiatorio perfetto ogni volta che si parla di alimentazione nelle scuole.

 


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