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 Martedì 1 Dicembre 2020

Dopo la pandemia solo il 6% delle imprese tornerà senza smart working...

Il futuro del vending passerà dal numero delle persone che effettivamente frequenteranno gli uffici dopo la pandemia e le ricerche sul tema smart working che stanno uscendo in questo periodo, non lasciano spazio a dubbi.

Secondo lo studio “Future of Work 2020” rivolta alle direzioni del personale delle grandi aziende italiane, presentata il 25 novembre nel corso di HR Business Summit e realizzata da Osservatorio Imprese Lavoro Inaz e Business International, il 67% delle imprese mette la digitalizzazione in cima alla lista delle priorità e il 60% indica nello smart working l’iniziativa più urgente su cui investire per quanto riguarda la gestione delle risorse umane. Dopo averlo sperimentato in modo forzato durante l’emergenza, infatti, solo il 6% delle imprese dichiara di voler tornare alle condizioni preesistenti senza smart working.

"In tutti i cambiamenti che hanno travolto le imprese quest’anno, si è confermata la centralità del fattore umano – fa notare Linda Gilli, presidente e AD di Inaz –. La ricerca fotografa indubbiamente una situazione in divenire, in cui emergono tendenze a volte contraddittorie, ma una cosa è molto chiara: le esperienze fatte nel 2020 lasceranno una traccia profonda, su tutte il lavoro a distanza".

Arriva l'ennesimo distributore automatico vegano. Secondo noi non è vending.

Il vending è un modello di business che, come tutti i canali distributivi di questo mondo, deve generare profitto. Se manca questo punto distintivo, non è vending.

Per cui leggere nelle rassegne stampa italiane ed europee che per rendere più accessibile gli alimenti plant-based, una start-up svedese (Veat) ha attivato a Stoccolma alcuni distributori automatici che offrono solo cibo vegetale, ci ha messi subito in allarme.

Entro la fine dell’anno, Veat prevede di installare ben 10 distributori automatici vegani tra uffici, grandi magazzini e spazi di co-working a Stoccolma (come se fosse un numero in qualche modo significativo...). Ovviamente In questi distributori non si trovano snack, patatine o bevande gassate, ma piuttosto una selezione di insalate, piadine, piatti pronti e snack plant-based, tutti preparati quotidianamente da chef svedesi che collaborano con l’azienda.

Adesso qualche politico ci informerà che nel Nord Europa i distributori sono vegani e che non si capisce perché non lo possiamo fare anche in Italia. Glielo spieghiamo noi perchè non si può fare. Se metti delle polpette vegane a 5 euro, nel 99,9% delle locazioni italiane vai in perdita. Se metti delle insalate da consumare in giornata, butti vi una quantità spaventosa di cibo. Non esiste il business! Se non lo capite, il vostro tasso di incompetenza supera un livello davvero pericoloso...

OGGI NELL'AREA RISPOSTE DI FANTAVENDING POTETE TROVARE...

1) CUP2CUP...
2) Rondelle

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