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Lunedì 23 Febbraio 2026

Il contratto vending divide il settore: garanzia o gabbia?

Da qualche settimana sui social si è aperta una discussione particolarmente vivace sul contratto di gestione vending. Per alcuni rappresenta la base indispensabile per garantire qualità, sicurezza e tutela degli investimenti. Per altri è diventato la vera leva commerciale del settore, più del servizio stesso. Il risultato è una spaccatura evidente tra chi lo difende come strumento di garanzia e chi lo vede come un vincolo che blocca il cliente ancora prima di dimostrare sul campo la qualità del servizio.

La posizione più strutturata è chiara. Il contratto non nasce per blindare il cliente ma per regolare responsabilità, coperture assicurative, sicurezza alimentare e investimenti in macchine e impianti. Senza una cornice scritta il rischio è affidarsi a fornitori non qualificati o a gestioni non conformi alle normative. La qualità non la fa il contratto in sé, ma capitolati chiari, indicatori di performance misurabili e clausole di verifica. In questa visione l’assenza di regole non significa libertà, significa incertezza su responsabilità, obblighi e tutele per entrambe le parti.

Sul fronte opposto il tono è più esplicito. In un mercato dove il servizio è percepito come facilmente sostituibile, la vera leva diventerebbe il vincolo contrattuale. Durate lunghe, rinnovi automatici, penali sui canoni residui, esclusive totali. Non si contesta l’esistenza del contratto, ma l’impostazione di alcune clausole che, secondo questa lettura, blindano la location ancora prima che il gestore abbia dimostrato con i fatti la qualità del proprio servizio.

Il nodo non è tanto che il vending sia cambiato, almeno non dal punto di vista dei gestori. A cambiare è il cliente. Oggi è più informato, più attento, spesso sotto pressione sui costi e quindi più incline a confrontare offerte e condizioni. Allo stesso tempo il gestore, tra macchine, logistica, personale e materie prime, ha bisogno di una prospettiva temporale minima per rientrare degli investimenti e garantire continuità. È in questo equilibrio delicato che nasce la tensione tra tutela e libertà contrattuale.

Comprendiamo le motivazioni di chi si sente “ingabbiato”. Alcune clausole possono essere percepite come sbilanciate e il tema merita attenzione. Ma il vending non è un servizio improvvisato. È un’attività che richiede investimenti, responsabilità e continuità. Pensare di gestirla senza una cornice contrattuale solida è un’illusione. La vera differenza non la fa la durata, la fa la correttezza. Un contratto serio non dovrebbe trattenere un cliente scontento, ma mettere entrambe le parti nelle condizioni di costruire un rapporto equilibrato e sostenibile nel tempo.

Nestlé pronta a cedere Maxibon, Coppa del Nonno e gli altri gelati

Nestlé accelera sulla revisione del proprio portafoglio e annuncia trattative avanzate per la cessione dell’intero ramo gelati alla joint venture Froneri, di cui detiene il 50%. Maxibon, Coppa del Nonno, Häagen-Dazs e gli altri marchi storici del freddo sono dunque destinati a cambiare assetto, mentre il gruppo rilancia la sua strategia incentrata su quattro pilastri: caffè, petcare, nutrizione e alimenti & snack.

L’accordo con Froneri, che produrrà l’attività fino alla deconsolidazione prevista dal 2027, rientra in una riorganizzazione più ampia varata dal nuovo amministratore delegato Philipp Navratil per semplificare l’assetto e focalizzare le risorse su aree considerate più redditizie. Contestualmente è stato avviato anche un processo formale per la potenziale cessione della divisione Waters & Premium Beverages, che comprende marchi di acque minerali e premium, con la deconsolidazione prevista dallo stesso orizzonte temporale.

L’annuncio della cessione dei gelati ha avuto ripercussioni positive anche sui mercati azionari: a Zurigo il titolo Nestlé ha registrato un rialzo superiore al 4% nel corso della giornata di giovedì successiva alla diffusione dei conti e delle notizie sulle dismissioni.

Le trattative restano in corso e il quadro definitivo dipenderà dalle scelte finali sulla struttura dell’accordo con Froneri e dai tempi di esecuzione delle operazioni, ma l’indicazione iniziale dei mercati è chiara: gli investitori premiano la strategia di snellimento e la prospettiva di un portafoglio più focalizzato.

 


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